Vivere (a) Barcellona

Vivere (a) Barcellona

Abitudini, angoli e piccole scoperte

di Sara Fedeli

Proverò a racchiudere in pochi paragrafi un’infinità di sensazioni che hanno reso i miei seppur brevi sei mesi nella città di Gaudì memoria indelebile nel mio percorso personale.

Partita in fretta e furia dopo la laurea, spaventata dal futuro lavorativo e senza una direzione precisa da prendere: la mia valigia era piena di ansie e incertezze quando sono arrivata in città.

Ad accogliermi però è stato da subito un clima familiare e inclusivo, soprattutto grazie alla presenza di alcuni amici che, già allo scendere dal bus, mi aspettavano in Plaza Cataluña per darmi il benvenuto.

Barcellona mi sorrideva sin dal giorno uno quando, dopo essere stata accolta con una piccola festa in casa dai miei coinquilini, mi ha conquistata nel piccolo tour notturno in bicicletta da Poblenou al Raval.

La stessa sensazione che mi accompagna il primo giorno a lavoro: una fiesta de bienvenida e il calore dei colleghi che diventeranno la mia famiglia nei mesi successivi. Lavoravo nell’ Eixample, barrio pieno di vita, che mi permetteva di uscire da lavoro e trovarmi in pieno centro e sedere con i colleghi in qualche bar de la esquina: come dimenticare gli aperitivi al Café Urgell a sorseggiare una clara e mangiare patatas bravas fino a tardi.

Ad Aprile si respira già aria di festa: il giorno di Sant Jordi (patrono della Catalogna) si festeggia con grande entusiasmo e riempie la città di rose rosse e libri per la strada. Mentre torno verso casa, una ragazza si ferma a regalarmi la tipica rosa de Sant Jordi, che ancora custodisco gelosamente nella mia stanza.

Casa Batllò

Iniziano i primi weekend al mare. Chi vive a Barcellona è super attrezzato per resistere una giornata intera in spiaggia: si fa pranzo, poi si passa a sorseggiare birra, suonare la chitarra e giocare a volley e calcio. Si parte la mattina presto con i coinquilini in direzione playa de Bogatell e si finisce al tramonto a mangiare nachos al Coconut Club sotto le luci della Barceloneta.

I mesi a Barcellona passano e inizio a prendere piccole abitudini che riflettono il mix culturale in cui sono immersa, come la colazione salata con Pa amb tomàquet (pane con pomodoro) prima di lavoro, il Vermut della domenica a pranzo, il Mate a posto del caffè.

La cultura del Sud America, in particolare, è molto viva, essendo quella latina la seconda comunità più grande presente in città. Io la respiro quotidianamente, condividendo un appartamento con ragazzi argentini, uruguaiani, brasiliani e venezuelani. Scopro un mondo di tradizioni, sapori e valori culturali che mi affascina sempre più.

Con l’avvicinarsi dell’estate Barcellona si riempie di turisti, mentre io scopro i piccoli angoli nascosti dietro la confusione della Rambla. Inizio a pensare alla città come una fusione di piccoli paesini, poiché ogni barrio ha una sua forte identità architettonica, culturale e sociale.

Tra i vari, alcuni hanno segnato fortemente i miei mesi di permanenza: Poblenou, il quartiere di casa, in cui si respira la brezza marina data la vicinanza alla spiaggia, sembra un caratteristico paesino della Sicilia; lo associo al colore delle bouganville e all’odore di paella mentre passeggio per la Rambla del Poblenou, definitivamente il mio posto del cuore.

Il Raval e i suoi mille vicoli segreti, pieni di vita notturna e street art inconfondibile tra cui i messaggi en latas affissi sui muri e il gatto di Botero, ma anche una infinità di gallerie e librerie, il MACBA e il suono degli skate senza sosta: il venerdì sera è tappa fissa in Carrer de Joaquín Costa tra i mille localini, in particolare al Bar 33/45 tra i miei preferiti.

Scopro Grácia, completamente differente dalla frenesia della città e dallo stile bohémien, pieno di artisti e piccoli negozi vintage: i cinque giorni di Fiesta de Grácia ad agosto mi hanno lasciato impresso i mille colori delle decorazioni in strada, il rumore dei tamburi e della cumbia; in quei giorni la sensazione è di vivere nel paese dei balocchi in tutti i sensi, per me la prima volta in cui vivo una festa popolare così attivamente.

Fiesta de Gracia, Barcellona
Fiesta de Gracia

La domenica sera è invece al Poble Sec, quartierino poco frequentato da turisti ma più dai locali, in cui adoro fare aperitivo in Carrer de Blai in uno dei tipici pintxos bar o bere una Alhambra accompagnata da Salmorejo e patatas alinadas a La Chana, un piccolo ma autentico locale in pieno stile andaluso.

Le fiestas de barrio iniziano a susseguirsi una dopo l’altra, fino alla Fiesta Major de Sants, che segna definitivamente i miei ultimi tre giorni di permanenza. La mia ultima sera è all’insegna di giostre da luna park e gli spettacoli di fuoco de los Diables, nel pieno rispetto delle tradizioni popolari.

Barcellona è una città che ti dà ma allo stesso tempo ti toglie; ti arricchisce così tanto per poi lasciarti sempre con l’amaro in bocca quando ti rendi conto che è una tappa temporanea per la maggior parte delle persone che ci vivono, e vedere andare via amici, colleghi e coinquilini con una frequenza quasi regolare ti spezza sempre il cuore. Ma alla fine l’ho lasciata anche io, nonostante abbia portato via un bagaglio stracolmo di storie, volti e posti meravigliosi.

street barcellona

1 Comment

  1. La domanda sorge spontanea… perché lasciarla? 🙂

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