Vita da ufficio

Per la serie di disagi esistenziali presenti al mondo nella società contemporanea, annoveriamo “La vita da ufficio quando non vuoi ancora rinunciare ai tuoi sogni ma sei costretto a guadagnare qualcosa e arricchire il curriculum cercando intanto di non avvilirti.” Un titolo un po’ lungo, lo ammetto, ma esaustivo per spiegare la situazione di giovani sognatori a cui ammazzano ogni speranza di vita. Esiste una specie umana – anche detta dei poveri e insoddisfatti disadattati – che si ritrova nella giungla del qualunquismo e lotta per vedere la luce (spesso invano).

Di per sè non c’è nulla di male a imparare qualcosa, seppur stando attaccati a una scrivania lottando contro la cecità da schermo. Niente di male a domandarti ogni 2,5 minuti quale sia il senso della vita e perchè non stai facendo volontariato in Africa. Niente di sbagliato a imparare il funzionamento di quello che è un sistema scolastico: livello Adulto, il cui fine non è l”istruzione” bensì la “carriera”, costi quel che costi. È pur sempre un’interessante analisi sociologica. 

Dunque se di male non c’è nulla, perchè stare qui a parlarne? Svisceriamo insieme cosa si nasconde dietro le porte dell’oscura caverna che è il mondo d’ufficio, non dissimile da quello di una giungla, con i propri rituali di socializzazione. 

Ecco con chi avrete a che fare in “Vita da ufficio, che capitolo della mia vita è ma perchè non torno a studiare?”: 

  • Le scimmie: si arrampicano su ogni cosa – animata e non –  pur di giungere a una migliore posizione lavorativa, anche se per farlo assomigliano più a pecore che a primati. La risata forzata col capo assomiglia al nitrito di un cavallo imbarazzato, ma l’imbarazzo lo provano solo gli altri, mai i soggetti in questione.
  • I pavoni: l’importante non è ciò che si fa, ma dimostrare che lo si sta facendo. Meglio di tutti, ovviamente. Ecco finti stressati che si affidano a grandi piéce teatrali perchè tutti sappiano quanto sia difficile destreggiarsi tra email di incompetenti (sono sempre gli altri ad essere incapaci, mai i pavoni qui in oggetto) e l’incomprensione di essere gli unici bravi a fare il proprio lavoro. Degni di Oscar.
  • I bradipi: il lavoro fa schifo, il mondo anche, viva le canne io non lavoro neanche se mi paghi! (Ah già, mi pagano, ma che fa.)
  • Le mosche: non fanno salti di gioia per la vita che conducono, ma hanno un posto fisso (sai quanto è difficile ottenerlo in Italia?), uno stipendio per fare una vacanza estiva (in ferie una settimana l’anno, non è fantastico?), una routine stabile (le abitudini ti danno la serenità!).
  • I trampolieri: ansia, ansia, ansia. Cosa sto facendo, a chi lo devo dire, ho sbagliato, ho bisogno di fare yoga, sarà giusto?, scusate, scusa mamma, scusa mondo. Stanotte non dormo. 
  • I lemuri: la loro regola è l’accettazione. Si consolano con un caffè e cercano di auto convincersi che andrà tutto bene.

In quale categoria saranno i “disperati neo laureati in cerca del proprio posto nel mondo ma perchè non ho aperto un bar?”, non è facile dirlo. Ogni ora potrebbero identificarsi in uno di questi personaggi per poi spaventarsi di sè. Il dubbio resta: arrendersi al mondo della giungla da ufficio o partire per la vera giungla? “E se il mio nuovo ufficio diventasse la savana?”, never say never.

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.
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