Turchia on the road: Cappadocia, Pamukkale, Fethiye

Nell’ultimo episodio della soap “oganizzo un tour della Turchia da sola e se poi me ne pento?”, ho scritto di Istanbul, la prima tappa direi d’obbligo per chiunque sia in visita in Turchia. Dopo quei tre giorni e mezzo densi e intensi, alle ore 10 del mattino siamo decollati verso la Cappadocia. Un volo interno, più economico della tratta Napoli- Bologna, facilmente scovabile anche da chi non soffre di manie ossessivo-compulsive in fase organizzativa.

Giunti a destinazione nel microscopico aeroporto di Kayseri, ci attendeva (sempre grazie alla suddetta mania compulsiva) un precedentemente prenotato furgoncino (da me soprannonimato “trabiccolo”) che ci avrebbe condotto in hotel, destination: Göreme.

Göreme e dintorni

Sarò onesta nel confessare che nel tragitto ho temuto per la mia vita tanto da scrivere un messaggio di amore e di addio alla mia famiglia. Il tizio guidava a centottanta all’ora ignorando ogni regola stradale esistente, e tutti i cinesi/orientali attorno a me erano rilassati come fossero stati alla spa mentre io immaginavo il mio cadavere sperduto in quel territorio meraviglioso che è la Cappadocia. Già, perchè arrivata sana e salva in hotel, sono riuscita sia ad apprezzare di più il valore della vita (!) sia il paesaggio che ci circondava: inconfondibile.

Göreme è un punto centrale per girare tutta la Cappadocia sicuri di non perdersi nulla, ed è impossibile non restare stupefatti dalla magnificenza e dalla particolarità del luogo.

Il primo appunto che posso fare sulla Cappadocia, cosa che ripeterei fino allo sfinimento, è che gli Instagramers l’hanno rovinata. Capisco che le mongolfiere con lo sfondo di cavità e rocce sia meraviglioso, ma il turismo è feroce e incontrollato e, a quanto pare, anche il dito per scattare. Aprendo parentesi, non ho mai pensato di fare un giro in mongolfiera, che è la principale attrattiva della Cappadocia, ma comunque il vento quel giorno non permetteva nessuna partenza. Quindi è possibile che capiti anche al più desideroso mongolfierista del mondo di vedersi negata la possibilità di un volo.

PS Voi che vi agghindate per fare colazione all’alba per fare foto per il vostro account Instagram, siete ridicoli e le foto fanno anche cagare, fine.

Il secondo appunto è che, seppur contraria ai tour organizzati, in questo caso la scelta può rivelarsi azzeccata per visitare a fondo la Cappadocia. Il nostro tour di un giorno, prenotato con GetYourGuide, era ed è stato comodissimo. Il tizio-guida era piuttosto ansioso tanto da risultare psicolabile e per questo simpatico (ognuno ha i suoi gusti).

Göreme

Il centro di Göreme è piccolo e caratteristico, con un belvedere da cui si gusta uno sconfinato panorama, più emozionante al tramonto (ma anche più pieno di orientali, se è per questo). Il locale (senza nome) scelto per la cena si è rivelato il migliore di tutto il viaggio in Turchia: con tanto di brace e pentoloni fuori, ci facevano assaggiare ogni pietanza prima di scegliere, con l’esito di essere pieni come botti ancora prima di sederci a tavola.

Il tour del mattino seguente ci ha condotto prima a Devrent, la famosa Imaginary Valley: è stato entusiasmante camminare e arrampicarsi tra le rocce, sulle quali hanno costruito interi tour turistici. Ma molto più entusiasmante è stato Pasabag, nota anche come Valle dei Monaci, rifugio di eremiti in fuga in seguito alle prime persecuzioni ai cristiani.

Valle dei Monaci, Pasabag

Anche il Museo all’aperto di Goreme vale una visita, poichè in ogni fungo/pietra/abitacolo si trovano ancora i resti di dipinti dei cristiani che rappresentano scene della Bibbia. Infine abbiamo fatto un salto ad Avanos, conosciuta per i laboratori di ceramica dove abbiamo assistito a un’inutile dimostrazione pratica che si è rivelata, poi, solo un tentativo di marketing. L’ultima tappa era la collina dei desideri di Esentepe, dal cui panorama si vedono tutte le tipiche rocce di tufo a forma di fungo ( e di pene).

Camini delle fate

Pamukkale: il castello di cotone

Autobus notturno e via verso Pamukkale, dove siamo giunti all’alba. Più che minuscola, Pamukkale è praticamente costituita da una sola strada e dalle famosissime terme all’aperto.

Abbiamo alloggiato in una pensione davvero spartana e accogliente, con un proprietario vecchietto e gentile e un bel terrazzino, ma comunque direi che un giorno e una notte a Pamukkale sono più che sufficienti. Contraddirrò molti nel dire che Pamukkale è una tappa sconsigliata. In effetti, basta spulciare per bene nelle recensioni per scoprirlo. Oltre ad essere una località invasa dai turisti, le terme sono davvero deludenti. D’estate, tanto per cominciare, le famose vasche decantate in ogni foto sono completamente vuote e asciutte. É impossibile bagnarsi in quelle poche acque termali rimanenti, colme di Instagramers maledetti, capelli e flash continui di macchine fotografiche. Inutile indossare il costume, quindi, a meno che non vogliate entrare nella Piscina Termale Sacra, che è semplicemente imbarazzante sia per i prezzi (a parte rispetto all’ingresso già pagato) sia per la confusione. Peccato visto che in realtà gli strati bianchi di calcare e travertino, che si sono sedimentati lungo il pendio della montagna, sono rari da trovare in tutto il mondo.

terme di Pamukkale

Vale davvero la pena invece una visita a Hierapolis, città ellenistico-romana della Frigia, patrimonio dell’UNESCO, a pochi metri dalle terme. Peccato i resti siano un po’ abbandonati a se stessi, ma il teatro è assolutamente da vedere: mi ha emozionato, da buona aspirante grecista quale sono, e mi ha sconvolto vedere quanto poco sia curato il sito che meriterebbe molto, molto di più.

teatro di Hierapolis

La costa turca: Fethiye

Difficile scegliere tra le tante appetibili mete che la costiera turca offre. L’opzione Fethiye è nata dal bisogno di un punto fisso da cui poi spostarsi per visitare i dintorni seppur, in realtà, si è rivelata molto grande.

Bisogna necessariamente spostarsi per trovare il mare turco delle foto perchè il porto ha un’acqua non balneabile. Basta recarsi lì per trovare barcaioli che offrono tour di un giorno per le dodici isole (in realtà si fa sosta solo in quattro di esse), e così a un prezzo basso si può godere di un bel giro con pranzo di pesce incluso. La sera una nuova mangiata di pesce non guasta di certo, soprattutto al mercato del pesce Balık Pazarı, dove i ristoranti fanno scegliere ai clienti il pesce appena pescato in vetrina.

Sosta immancabile è la laguna blu Ölüdeniz, riserva naturale protetta dalle acque blu. Attraversare la laguna in kayak è a dir poco meraviglioso, e visto che la località è famosa per l’attività del parapendio, non me lo sono fatto mancare. Un trabiccolo dalla guida omicida mi ha portato in cima a una montagna e fatto lanciare a un’altezza di 1600 metri. Sia da sopra che da sotto la baia è davvero una meraviglia per gli occhi.

Oludeniz

Una tappa più che obbligata è Kayaköy, ancor meglio se al tramonto: è un villaggio greco abbandonato nel 1923 a cui ho dedicato un’intera gallery che potete vedere cliccando qui. Direi che è stato il luogo turco per me più bello, e commovente, sia per l’atmosfera di tristezza e nostalgia da cui è avvolta, sia per la sua storia che è intimamente connessa con l’aura che si avverte nelle strade deserte, le scuole abbandonate e gli edifici crollati.

Di spiagge libere purtroppo ce ne sono veramente poche, anche se si trovano, anche negli stabilimenti, sassi su cui adagiarsi e l’ombra dei pini per stendersi senza che nessuno protesti. Non si trova, sul web, un vero elenco delle spiagge frequentate da turchi : le notizie che avevo trovato su spiagge decantate come meraviglie della natura si sono rivelate false. Se ai lidi privati con musica sparata a palla, preferite luoghi incontaminati e frequentati da locals, non troverete niente neanche su Google Maps, per cui conviene percorrere tutta la strada che lambisce il mare sul promontorio che da Fethiye conduce a Oludeniz.

Un’alternativa non male è JJ Beach Park. C’è il lido, ma anche la possibilità di prendere la canoa: non c’è molta gente, il bar è veramente in riva al mare e l’acqua è limpida e trasparente.

JJ BEACH PARK

Sintesi di un itinerario

Il tour che ho scelto non ha del tutto soddisfatto le mie aspettative. Avrei voluto trovare una Turchia selvaggia, naturale, e invece ho incontrato una nazione in cui si nota come l’ondata aggressiva di turismo l’abbia rapidamente trasformata. Nonostante ciò, l’incontro tra culture estremamente diverse, insieme con la globalizzazione, ha creato una regione unica, brulicante di luoghi storici imperdibili (ho lasciato fuori troppo di ciò che avrei voluto vedere). Mi sono spostata tanto, aerei e autobus e poi auto, e poi due aerei per il ritorno e alla fine ho deciso che:

  • Istanbul è una città adolescente, che cresce giorno dopo giorno cambiando d’umore.
  • la Cappadocia è da vedere almeno una volta nella vita, anche di passaggio, anche per caso.
  • la costa turca e tutte le sue città nascondono posti strabilianti come i resti di Hierapolis e Kayaköy, e sono certa che ce ne sono tantissimi altri (Olympos, per dirne uno).
  • il cibo turco è mediterraneo, quindi: buono.
  • il mare della Grecia è ahimè imbattibile.
  • i turchi sono ospitali, astuti, gentili, molto disponibili e arrabbiati. Mi ricordano i napoletani.
  • voglio tornarci stile wild and free.

Güle güle!