Memorie di un viaggio ad Amsterdam

Memorie di un viaggio ad Amsterdam

Io e le mie fedeli ex compagne di banco/amiche abbiamo deciso di ripetere un’esperienza di viaggio insieme, che nemmeno i revival di Gilmore Girls e Streghe messi insieme erano così impensabili e attesi. Ci abbiamo messo soltanto dieci anni per organizzarci, ma ce l’abbiamo fatta: dopo il viaggio dei 18, quello dei 28. Qui di seguito un resoconto di ciò che è stato, la meta scelta è una Amsterdam da vedere in cinque giorni.

Giorno 1: Landing Amsterdam

Arrivo in aeroporto: più grande della città, probabilmente. Gli schermi indicano i minutaggi per arrivare a piedi ai gate. Accapigliandomi tra autobus e treni e la non gentilezza olandese, arrivo a Haarlemmerstraat e penso di essere finita in una città protestante, stile film The village.

Il nostro B&B è una mansarda con tanto di tetto sbilenco. Le scale degli edifici di Amsterdam sono così strette che mi chiedo come facciano gli obesi a passarci: alcune sono talmente alte che arrivano ad altezza viso e ti ci potresti schiantare contro con la fronte. La domanda sorge spontanea: come si affronta quella salita, su gradini più piccoli dei propri piedi, di ritorno a casa alticci? Lascio la risposta al pubblico.

La prima esplorazione della città lascia indubbiamente meravigliati. I canali di Amsterdam sono davvero belli come li si può immaginare, e veritiero è anche l’incredibile numero di bici che affolla le strade. Ma quello che più colpisce sono le case, tutte così diverse tra loro e originalissime. Verrebbe voglia di guardarle a una a una, coi loro colori e forme particolari. Perchè così strette? La mia guida Lonely Planet mi aveva avvisato: quando si pagava in larghezza per costruire, tutti hanno deciso di costruire in altezza (mica scemi, eh).

Amsterdam, Punto Nemo
Amsterdam

Siamo finite al De Prael, un locale super accogliente che serve ottime birre (consigliatami la Milkstout, io ho preso l’Alt). L’aperitivo olandese lascia a desiderare – tutto si paga, chiaramente, e sono famose le Bitterballen, delle polpette ripiene di carne e Dio-solo-sa-cosa buonissime e, chiaramente, fritte. Data la stanchezza del viaggio decidiamo di fare una passeggiata verso casa, sulla di giorno movimentata Haarlemmerstraat. Molti coffeeshop sono per turisti, hanno prezzi assurdi e appaiono poco affidabili, ma non è il caso di quelli presenti su questa strada piena di negozietti di Kaas (formaggio). Ci siamo fermate alla Greenhouse per provare un brownie, di cui adesso comprendo gli effetti “spaziali”.

Giorno 2: piazza Dam, Vondelpark e Red Lights

Bici alla mano (si può dire?) abbiamo iniziato di buon mattino un giro della città e dei canali. Damrak, strada pullulante di grandi negozi, ci ha condotto dritte a piazza Dam con il Palazzo Reale. In zona abbiamo trovato il Burger Bar, all’altezza delle nostre aspettative e di ogni ciccione che si rispetti. Proseguendo la nostra scorribanda soleggiata ma glaciale, siamo giunte in zona musei per comprare dei biglietti in anticipo (mai vista una città in cui è quasi impossibile trovare i biglietti in tempo!). É consigliabile pensare di acquistarli prima di partire, per quanto sia un’imposizione che detesto, poichè avendo orari di ingresso prestabiliti si detta una rigida organizzazione al viaggio. Ma fatelo, o come me perderete l’occasione di vedere la casa di Anna Frank (tutto prenotato per le due settimane successive). Scusa Anna, fedele amica di gioventù.

Il Bloemenmarkt, ossia il famigerato mercato dei fiori, non mi ha colpito, se non per una bancarella (qui in foto), l’unica ad avere davvero fiori e non soltanto bulbi. Ma magari è colpa del mio pollice giammai verde.

Bloemenmarkt, Punto Nemo

Bloemenmarkt

Vondelpark è un suggestivo parco con tanto di laghetto e paperelle, e qualche tulipano sparso qua e là. Dopo averlo girato, abbiamo scovato un bar dall’atmosfera calda e informale, il Fonteyn, a Nieuwmarkt. Pochi turisti, birre tradizionali, cibo sempre fritto ma con musica e tavolini caratteristici. Distrutte e stanche dalla pedalata e dalla lotta contro Eolo, abbiamo fatto un giro nel quartiere Red Lights, inquietante con le sue vetrine in cui si esibiscono donne che svolgono i loro servigi semplicemente chiudendo una tenda. Viva la legalizzazione delle case chiuse, ma forse meglio non aprire uno zoo umano tutto al femminile.

Giorno 3: Rijksmuseum,
Bloemenmarkt e Jordaan

Prende tempo visitare il Rijksmuseum, uno dei musei più importanti di Amsterdam il cui ingresso costa ben 19 euro. Bisogna scannarsi anche solo per vedere le esposizioni temporanee; ci siamo riuscite, tuffandoci nel mondo di Rembrandt. Il resto del museo è interessante, per quanto non tra i miei preferiti. Masterpiece: la meravigliosa biblioteca al suo interno, unico luogo di pace e silenzio.


Rijksmuseum

Vale la pena fare un giro nel quartiere Jordaan, lontano dal caos, seppur limitato, del centro più turistico. Un tempo era il quartiere della classe operaia e degli emigranti, oggi vi troverete le classiche case a tre piani, che sono una caratteristica della zona.

Uno dei locali storici di Amsterdam, come abbiamo scoperto soltanto dopo, è l’Hoppe, che si trova in piazza Spui insieme alla biblioteca nazionale. Il posto è pieno di vita e di altre (indovinate?) ottime birre, e mentre il freddo aumentava insieme agli strati dei nostri vestiti, gli olandesi festaioli giravano a mezze maniche o senza calze. Misteri della vita.

Giorno 4: Van Gogh, Jazz e ancora birra

Avrei sacrificato un agnello agli dèi per vedere il Van Gogh Museum, ma per fortuna non è stato necessario grazie a una celere prenotazione online dei biglietti alle ore 17.00 in punto (alle 17.05 rischiate di non trovarli più). Per quelli che come me hanno letto la biografia di Vincent, questo museo è a dir poco emozionante. Si ripercorrono tutte le tappe della vita travagliata dell’artista, e poco conta quali e quante opere vi si trovino. Le lettere a suo fratello Thèo, la malattia, il rapporto con Gaugin e gli altri artisti… tutto ti fa vivere a pieno l’esistenza tormentata di quel genio che è stato Van Gogh. Non nascondo di aver piagnucolato furtivamente al secondo piano, e al terzo il mio cuore era già infranto.

Per riprenderci da cotale bellezza, abbiamo deciso di ascoltare un po’ di musica dal vivo al Jazz Cafè Alto nella troppo turistica Leidseplein. Questo quartiere è pieno di locali dove una serie di energumeni strafatti e donzelle seminude vagano alla ricerca di un accoppiamento. Se siete nella categoria probabilmente apprezzerete il posto, che comunque vale una visita per questo cafè minuscolo dallo stile vintage. Un palchetto, tanta folla e un bancone anni ’20 rendono l’atmosfera meravigliosa insieme alla musica live che ne è il fulcro. Per concludere, però, abbiamo deciso di spostarci in un luogo più underground, il The Zotte, luogo affascinante per gli amanti delle bettole come me. Un’ubriachezza diffusa nell’aria, i baristi sbronzi e l’arredamento malandato l’hanno reso un posto in cui tornerei anche domani.

Giorno 5: Vintage e Volendam

Svegliarsi presto non è stato proprio il nostro forte, ma con l’obiettivo di raggiungere Zaanse Schans ci siamo inutilmente affrettate per andare alla stazione a ora di pranzo. Caso ha voluto che, lungo Haarlemmerstraat, ci fosse una magnifica chiesa sconsacrata, Posthoornkerk, dove abbiamo perso delle ore perchè ospitava un mercato vintage al kilo. Siamo letteralmente impazzite alla sola vista di quel ben di Dio (la battuta non è affatto voluta), e così ci siamo fiondate sui vestiti alla luce dei mosaici colorati delle finestre.

Riprese dallo shopping compulsivo, sempre più in ritardo per la gita fuori porta, abbiamo fatto sosta alla formaggeria, non mancando di provare senza delicatezza alcuna ogni assaggio di formaggio presente in negozio, per poi decidere di tutta fretta, alla stazione, che dalle recensioni Zaanse Schans ci sembrava solo una buffonata per turisti. Abbiamo quindi optato per Volendam, consapevoli che al calar del sole il gelo ci avrebbe messo a dura prova.

In venti minuti di autobus, dopo la scortesia di vari olandesi incontrati sul percorso, ci siamo accorte di quanto il paesaggio stava cambiando. Mucche cigni e via con le bucoliche, d’un tratto la voglia di girare tutta l’Olanda si è palesata con forza. Difficile da descrivere, la sensazione è di trovarsi fuori dal mondo e dal tempo.

Giunte a destinazione Volendam era nostra, e anche il loro famoso panino con aringhe e cipolla. Una goduria. Il piccolo villaggio di pescatori è una perla sul mare, davvero stupefacente. Naturalmente lì il vento ha iniziato a farsi talmente forte che la sensibilità delle dita era svanita del tutto, ma imperterrite abbiamo deciso di cercare l’unico mulino della zona di cui pareva nessuno sapesse l’esistenza. Eravamo sul punto di arrenderci a una morte per ipotermia quando lo vediamo spuntare al tramonto, e sotto l’effetto di una psicosi abbiamo iniziato a correre e scattare foto compulsivamente, con la stessa foga utilizzata poche ore prima per lo shopping (verificare gli effetti del freddo sulla gente, più che quelli dell’hashish).

Volendam, Punto Nemo
Volendam

Il ritorno da questa cittadina sperduta è stato rocambolesco a dir poco, poichè ogni mondo e paese e gli autobus sono fantasmi pilotati da esseri malvagi, come già accennavo in un altro mio articolo.

Giunte miracolosamente di nuovo ad Amsterdam abbiamo escluso una passeggiata primaverile causa immobilità degli arti e ci siamo rintanate in una serie di locali lungo il percorso, ma conserverò tale ricordo soltanto per me. Avremmo potuto fare molto di più? Non so, ma l’abbiamo fatto nel nostro modo migliore.

Perché Amsterdam: dieci motivi

  1. Per girare in bici senza paura.
  2. Per scovare la casa più bella.
  3. Per Vincent e Anna.
  4. Per la libertà di non sentirsi giudicati.
  5. Per sognare tempi diversi.
  6. Per la convivialità di una birra.
  7. Per respirare aria buona.
  8. Per perdersi tra i canali senza affanno.
  9. Per le luci riflesse sull’acqua.
  10. Per sentirsi giovani, perché Amsterdam è così, una città che sembra dirti che hai ancora tutta la vita davanti.

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