Vergogna di J.M. Coetzee

Vergogna di J.M. Coetzee

Incappo per caso in un autore premio Nobel

Il professor Lurie è un uomo di una certa onestà intellettuale: il mestiere di insegnante non voleva farlo, scusarsi per aver ceduto ai suoi istinti sotto il richiamo di Eros è fuori questione, insomma seguendo un pricnipio di lealtà verso se stesso, è portato a dire sempre ciò che pensa, o quasi. Se non lo dice apertamente lo scrive per noi Coetzee con uno stile asciutto e scorrevole.

Quella donnetta agitata, grassa e senza collo, con le lentiggini nere e i capelli corti e ispidi, non gli ispira simpatia. Le donne che non fanno alcuno sforzo per essere attraenti non gli piacciono. […] Non ne è particolarmente fiero; si tratta di un pregiudizio radicato nella sua mente, profondamente radicato. La sua mente è diventata il rifugio di vecchi pensieri infingardi e indigenti, senza altro posto dove andare. Dovrebbe cacciarli, sgombrare le stanze. ma gli manca lo stimolo per farlo.

L’incontro con una fanciulla, Melanie, è descritto per ciò che è: guidato dal desiderio della carne. Anche perchè la ragazza, rispetto a lui che è comunque un uomo colto e più maturo di lei, è scialba e priva di carattere.

David invece, che era già un disilluso, non risponde neanche alle accuse e semplicemente accetta di dover dare le dimissioni. Così parte per Città del Capo, da sua figlia Lucy, omosessuale in lotta in terra di uomini. Di per sè lei è un personaggio interessante, è molto intelligente seppur anch’ella priva di ambizioni, contenta di stare nella sua fattoria, fisicamente non curata. Con il padre avrà dialoghi a volte profondi, a volte conflittuali, a volte sul filo del non detto.

«Perdonarti? E per cosa?» Sulle labbra le compare un sorriso lieve, un po’ beffardo.

«Per il fatto di essere uno dei due mortali cui è stato affidato il compito di metterti al mondo e per non essermi rivelato una guida migliore.»

Da qui il racconto diventa un po’ più statico nella descrizione della vita di provincia, la fattoria, gli animali e via dicendo, ma non manca di brillantezza grazie alla sagacia di Coetzee che ha reso la prima metà del libro per me anche ironica, seppur velata di amarezza.

Gli animalisti mi sembrano come certi cristiani. Così gioiosi e pieni di buone intenzioni che alla fine ti viene una gran voglia di stuprare e saccheggiare il mondo intero. O di prendere a calci il gatto.

Poi inaspettata subentra la violenza, sempre ingiustificata ma stavolta addirittura inspiegabile. Da qui la storia, senza mai decollare donando giustizia o perdono o sollievo ai protagonisti e al lettore, diventa più difficile a leggersi. Io non lo definirei esattamente duro come romanzo, perchè più che sconvolgere ti conduce piano alla rabbia e alla sensazione bruciante di vergogna. Ciò che dall’autore è voluto è la riflessione proprio sul concetto di Vergogna dovuta all’abuso: come reagire? Può la vittima volersi solo trincerare nel proprio dolore e nella propria umiliazione? Come può un padre aiutare sua figlia?

Vergogna da entrambi i lati

Finisce che la vergogna che David non ha provato per il non avvenuto abuso sulla studentessa, ma che lo emargina dalla società giudicante, sommerge sua figlia. Ma dalla parte di chi il torto lo ha subito.

Il lettore ha solo voglia di scuotere i personaggi affinchè reagiscano. Qualche volta David sembra farlo, ma in realtà non prende mai davvero la situazione in mano e tutto si tramuta in triste accettazione.

L’Africa in cui i bianchi devono pagare per i loro torti passati, è la spiegazione di Lucy che non rinuncia alla sua fattoria. Mah, io direi un po’ superficiale come spiegazione, e soprattutto la decisione della ragazza di abbracciare questa croce non è il rifiuto d’arrendersi, restare per non fuggire, più che altro una totale sottomissione in cambio di un po’ di tranquillità. Ecco perché ci si arrabbia, e immagino sia la reazione voluta da Coetzee.

Scritto elegantemente e capace di far riflettere.

Leave a Reply