Un uso qualunque di te di Sara Rattaro

Questo è un titolo che mi ha ammaliato: Un uso qualunque di te. Sara Rattaro scrive un romanzo che sembra una bozza, un po’ per l’edizione, un po’ per l’alternanza tra la prima persona e il rivolgersi direttamente alla figlia Luce.

TRAMA: “È quasi l’alba di un giorno di primavera e Viola riceve una telefonata. È il marito che le dice di correre subito in ospedale. Ma Viola non è nel suo letto. E così sullo scolorare della notte, mentre i semafori si fanno sempre meno luminosi e i contorni delle strade diventano più netti, Viola arriva dove avrebbe dovuto essere da ore. Quella che ci racconta senza prendere mai fiato è una vita fatta di menzogne, passione, tradimenti, amore, sensi di colpa e rimpianti. Ma adesso non è possibile mentire, il terrore e la verità la aspettano in quella stanza d’ospedale dove le sue bugie non la potranno più aiutare.”

Viola si fa apprezzare perchè un’ipocrita egoista e sa di esserlo. Lei lo sa davvero, lo sa mentre si rivive raccontandosi a sua figlia Luce in un letto d’ospedale. Sa che suo marito e sua figlia sono migliori di lei, sa che fa scelte che non fanno altro che allontanarli, lei queste cose le sa ma non può far a meno di essere se stessa, con le sue colpe e i suoi sbagli. Viola è una madre contro cui molti punterebbero il dito, una moglie infedele, una bugiarda, ma nella sua imperfezione risulta poi essere molto più veritiera e reale di tanti altri clichè.

Viola non vuole arrendersi a una vita borghese, tranquilla, Viola vuole vivere emozioni forti così come quando era giovane. Non è scontata, non si accontenta, non sarà mai contenta.

Di Luce noi sappiamo poco, perchè anche Viola sa poco. Sua figlia ha un rapporto speciale con suo padre e Viola si sente spesso un’estranea per loro, sente di invadere i loro spazi da straniera. Per questo quando Luce finisce in ospedale comincia a scriverle. È una storia che mi ha colpito solo per quel finale così estremo, così assurdo, che ha tuttavia salvato qualcosa che sarebbe stato altrimenti troppo piatto. Inverosimile, eccessivo.

Nessuno trionfa in questa storia. Carlo non esce fuori dagli schemi del suo personaggio, Luce non emerge per farsi conoscere. Viola fa qualcosa per riscattarsi che è davvero troppo inverosimile. Ma proprio tanto. Il che è un’arma a doppio taglio: da un lato resta, dall’altro rende il tutto ancor più fuorviante.

Mi è sembrato di leggere le bozze di un’autrice in erba. Credo alcune modifiche sarebbero state necessarie per rendere il romanzo più coinvolgente, o più credibile.

La dipendenza altera i comportamenti. Una semplice abitudine si trasforma in una ricerca esasperata. La ricerca di quello che ti dà piacere. Ma a un certo punto qualcosa cambia e la rotta si inverte. Smette di farti bene e inizia a farti male. Ogni giorno di più perchè purtroppo, per quanto ci stia lentamente uccidendo, rinunciarci è peggio. L’amore è una dipendenza.