Un anno alla grande di Roddy Doyle

Libri divertenti? Un anno alla grande, edito Guanda Editore, dovrebbe essere un libro per ridere e sorridere, ma portando a termine la lettura diventa palesemente mediocre, a tratti imbarazzante. Strappa sempre un qualche sorriso, però è evidente il disagio dell’autore nello sviluppare una trama di senso compiuto. Infatti, non ci riesce.

Un anno alla grande è più un accumulo di pensieri sparpagliati in stile sit-com, o forse in stile comico di Zelig. Iniziando da spettatore pretenzioso ma aperto alla leggerezza, si resta presto delusi per tutti gli stereotipi utilizzati senza nessun tentativo di andare oltre la loro banalità. Roddy Doyle scrive chiaramente come un uomo di mezza età, e senza alcuna pretesa letteraria, neanche minima, e ciò riguarda non solo i contenuti ma anche la scrittura. Gli interessi del protagonista/autore sono il calcio, ovviamente, la birra, di cui fa le lodi per numerose pagine, la famiglia, con una moglie e una figlia che lo scherniscono come ogni stereotipo sulle donne richiede, il tutto condito con qualche battuta sull’Irlanda e i nipotini. Non c’è sforzo alcuno, insomma, di uscire dall’ordinarietà della vita di un padre di famiglia, borghese e benpensante, con tanto di messa cattolica il giorno di Natale.

Si può far ridere parlando solo della quotidianità?, certo, senza dubbio, ma Un anno alla grande si affida completamente ai pensieri scontati e così superficiali da non meritare di essere scritti, di un autore che sembra alle prime armi, dedito a un pubblico molto molto generalista.

Strappa risatine, questo devo pur ammetterlo, ma i rari momenti in cui davvero ci si diverte sono sempre legati a situazioni scarne, povere di significato, molto banali, per cui ogni lettore avveduto finirà per annoiarsi e chiedersi se sono davvero questi i libri che meritano, al giorno d’oggi, di essere pubblicati. Molto più riuscita la scelta di Guanda di pubblicare Wodehouse, la cui comicità è innegabile.

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.
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