È stato davvero difficile riuscire a finire questa lettura estremamente ripetitiva, lenta, che trascina il lettore in un mondo squallido e cupo. È proprio la cupezza a dominare l’intera storia, insieme a una sorta di malata morbosità.

SINOSSI: “1983, Sparta, profonda provincia americana. L’affascinante Zoe Kruller, cameriera e cantante che insegue la celebrità, viene strangolata nella casa dove vive dopo aver lasciato il marito e il figlio Aaron. I sospetti cadono sull’avvenente Eddy Diehl, che aveva una relazione con lei. E nell’ambiente torbido e soffocante di Sparta l’accusa mette in moto un meccanismo perverso che distruggerà il ménage familiare e la vita di quest’uomo. Testimone silenziosa della vicenda è Krista, la figlia di Eddy, profondamente legata al padre e convinta della sua innocenza. È lei a rievocare la figura paterna e gli anni trascorsi sotto il segno di un terribile trauma.
La sua esistenza si intreccia anche con quella di Aaron: accomunati dalla dolorosa perdita dei genitori che ha posto bruscamente fine alla loro infanzia, si ritroveranno coinvolti in un amore acerbo e inespresso, con il quale riusciranno a confrontarsi solo da adulti.”

uccellinodelparadiso

 

Una storia che ha tutto il potenziale e gli elementi per diventare interessante, ma che si perde di continuo in un vortice di pesantezza e ripetitività. Seguiamo il filo dei pensieri della protagonista, Krista, che sembrano sempre poco lucidi, e non riusciamo a simpatizzare per nessun personaggio: non per Zoe, la donna assassinata di cui sappiamo poco e niente; non per la madre di Krista, che rasenta l’isteria, o il fratello sempre arrabbiato; neanche per il padre, la cui descrizione domina (annoiando) le prime cento pagine e per cui proviamo fastidio, compassione, rabbia. La sua disperazione è tuttavia resa benissimo attraverso gli occhi della figlia che lo venera.

La stessa Krista mi sembra in balìa degli eventi che poi eventi non sono, è come se fosse la continua ripetizione delle stesse riflessioni, mi ha proprio esasperato! L’unico personaggio che poteva essere più interessante, Aaron, il figlio della donna uccisa, in realtà è descritto come un ignorante e violento ominide, maschio bruto, con le birre in mano e donne a volontà, gretto. Il suo primo incontro con Krista ha ben poco di romantico e anzi mi ha quasi disgustato. Avrei voluto prendere tutti gli elementi del romanzo e riscriverli rendendoli meno squallidi, perchè il senso di squallore che permea ogni descrizione non mi si scrollava di dosso, forse anche perchè si sussegue la descrizione di una serie di dettagli (il vomito nei capelli, il sudore) che sono quasi morbosi e che si potevano evitare. La storia d’amore, se così si può definire, tra Krista e Aaron, ossia i figli dei due sospettati, non ha alcun senso e non ne assume fino alla fine, anche se poteva essere approfondito per rendere la storia più intrigante. Ma di intrigo non c’è niente, se anche ci chiediamo chi abbia ucciso Zoe non ne abbiamo la curiosità. Non c’è alcun mistero, ci si chiede se vale la pena continuare con questa storia che non si sa dove vuole andare a parare quando la Oates decide di raccontare di nuovo tutto dal punto di vista di Aaron. NO! ma perchè? Per concludere, un finale privo di senso.

Peccato davvero per le potenzialità, ma è stata una lettura angosciante e sconclusionata.