Tempo di seconda mano di Svetlana Aleksievič

Categorie Cogiti, Saggi
Tempo di seconda mano

“La vita in Russia dopo il crollo del Comunismo”, questo il sottotitolo del libro di Svetlana Aleksievič, premiata col Nobel per la letteratura nel 2015 grazie alla sua ricerca attenta e intensa. Una ricerca che è durata trent’anni, in cui l’autrice ucraina – cresciuta in Bielorussia – ha intervistato persone comuni dando vita a diversi scorci, sotto vari punti di vista, della Russia, amata, detestata, travolta dalla Storia.

Era il socialismo ed era, semplicemente, la nostra vita. Allora non ne parlavamo molto. Ma adesso che il mondo è cambiato in modo irreversibile, tutti hanno incominciato ad interessarsi alla nostra vita di allora: bella o brutta che fosse, era comunque l’unica che avevamo.

A parlare è la verità, la verità di ciascun intervistato che ha vissuto il comunismo, il tempo del sogno di una grande Russia. Ma che ha vissuto anche la paura e Stalin, con le deportazioni e le sparizioni. E poi la Guerra Fredda e la Perestroika di Gorbaciov, l’avvento di un capitalismo senza freni, con le delusioni cocenti per i cittadini russi, e gli spargimenti di sangue.

La voce del popolo russo

La Aleksievič non è brava, di più: dà voce a un popolo intero, senza mai commentare. Racconta – o meglio fa raccontare – come il sogno comune socialista sia crollato e come questo abbia spezzato i russi più della povertà.

Eccola dunque – la libertà! Potevamo imaginare che avesse quest’aspetto? Certo, eravamo pronti anche a dare la vita per i nostri ideali. A lottare strenuamente. E invece era cominciata un’esistenza cechoviana. Senza storia. […] Un socialismo più mite… più umano… E che cosa abbiamo ricevuto? Un capitalismo selvaggio.

Riprendiamo ciò che scrive Valentina Parisi nell’articolo “Auscultazione del mistero sovietico“:
“Se infatti nella prima parte del libro, dedicata agli anni novanta, la dolorosa rielaborazione dell’esperienza socialista riveste un ruolo centrale, nella seconda, centrata sul decennio successivo e significativamente intitolata Il fascino del vuoto, l’accento si sposta sul culto edonistico del benessere odierno, o sull’ancor più attuale revival autoritario alimentato dalla nostalgia per la perduta dimensione imperiale dello stato sovranazionale sovietico.”

Le testimonianze che raccoglie la Aleksievič sono vere e toccanti, terribili. Uno studente condannato a dieci anni di lager per aver scherzato su Stalin, una donna che perde il marito e il figlio perchè denunciati dal vicino di casa senza motivo apparente, l’ondata di cambiamento che inonda il Paese impoverendo le tasche e gli animi. Ciò che esce fuori da Tempo di seconda mano è un quadro, forse riduttivo ma molto vivido, dello spaccato sociale in Russia nell’ultimo secolo. A renderlo interessante è il flusso di coscienza dei personaggi, così reale, che fa da filo conduttore durante anni diversi della storia.

L’autrice, poichè duramente critica nei confronti di ogni violenza e regime dittatoriale, è stata anche esiliata per il suo lavoro. Non di inferiore importanza sono gli altri scritti della Aleksievič, che per quanto non si possano definire puramente letterari, offrono una visione umana e quanto più polivalente possibile.

Non faccio che girare intorno al dolore. Non riesco ad allontanarmene. Nel dolore c’è tutto: tenebra, solennità, qualche volta credo che il dolore crei come un ponte tra le persone, un legame segreto; qualche altra sono in preda alla disperazione, penso invece che si crei un abisso.

Lessi questo libro poichè tra i consigliati del mio esame universitario “Storia e memoria”, e non so se l’avrei letto in altri casi, come scelta personale.

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