Quando il tuo collega è sessista ma non lo sa (o forse sì)

Quando il tuo collega è sessista ma non lo sa (o forse sì)

Sessismo, questa la definizione del Treccani: “l’atteggiamento di chi (uomo o donna) tende a giustificare, promuovere o difendere l’idea dell’inferiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile e la conseguente discriminazione operata nei confronti delle donne in campo sociopolitico, culturale, professionale, o semplicemente interpersonale; anche, con sign. più generale, tendenza a discriminare qualcuno in base al sesso di appartenenza.”

Spesso, quando ho osato dire “che commento sessista!”, sono stata accusata di esagerazione, quasi fosse una scusa ormai inflazionata che giustifica la qualunque. Ma, come sempre, ci sono casi e casi e a che serve negare l’evidenza: sul posto di lavoro, poichè ringraziando il cielo non è più concesso (in teoria) avere maggiori mansioni solo perchè gli uomini sono belli forti e stupidi, adesso si adoperano escamotage patetici pur di affermarsi sulle donne. Le battute sono più sottili, le mosse per scalvalcarci sono più subdole, ma ci sono eccome. E il lavoro della donna, ancora nel 2019, è complicato e ostacolato da esserini maschilisti e, alla fin fine, complessati.

Le vie del sessismo sono imperscrutabili

Il messaggio di taluni individui non è e non sarà mai esplicito, ma è sinteticamente questo: “Stai al tuo posto”. E quindi è prevalicatore oltre che sessista. La dinamica ostracista che si instaura in taluni ambienti lavorativi non prevede dialogo diretto e affronto vis-à-vis, ma piccoli step di prevaricazione a cui bisogna cedere e non cedere, a seconda della posizione in cui ci si trova. Diventa una guerra a piccoli colpi dove la donna deve necessariamente giustificarsi, di continuo.

Il collega di turno afferma che il lavoro da me ben svolto in realtà sia un “aver flirtato”. Lo sottolinea più volte, solo perchè io donna in quel momento lavoravo con un uomo, e bene. E giù di commenti e battutine, “avevi una cotta eh?”. No, a dire il vero stavo lavorando, esattamente come fai tu quando lavori con le donne. E non mi pare ti accusino di fare il cascamorto. Perchè mai dovresti dire ad alta voce a tutti, prendendomi in giro come se fosse una questione di sesso, che stavo facendo la lasciva (letto tra le righe) mentre ero in ufficio a fare ciò per cui vengo pagata? Ma come ti permetti?, ed ecco in arrivo il soccorso di altri ominidi e via giù di allusioni.

Tutto inizia – superato già lo step del colloquio – con l’incarico di compiti banali, poi con il mancato affidamento di responsabilità, e si prosegue con la delega dei compiti più svilenti e meccanici, e ci si trova a dover palesare la propria capacità e la propria intelligenza quasi fosse un obbligo stare a dimostrarla di continuo. Ed è un vero peccato che alcune donne (solo alcune!) che dovrebbero farti da scudo in realtà sono quelle che, in posizione di maggior “potere”, ti ostacolano maggiormente, sguazzando in una presunzione pari a quelle degli uomini.

Deve davvero essere consuetudine il sessismo sul posto di lavoro? Deve davvero andare così?

Il patriarcato degli ominidi

E fosse soltanto questo. Trovarsi in mezzo a una riunione di soli uomini che iniziano a fare commenti e battutine suall modella in foto davanti allo schermo. E via di gomitate da scimmioni e riferimenti espliciti che neanche fossero in una giungla. E i commenti sulle donne che non sanno guidare? Ma lo dice la statistica, ribattono i colleghi uomini. Ah allora se lo dice la statistica sarà vero, ribatto ironica, eppure sono certa di sapere guidare meglio di molti di voi, come la mettiamo? Ma è proprio un fatto fisico, dicono. Ah sì? Per guidare non servono braccia e gambe? Serve il vostro pene, cambiate la marcia col pene? Ma no, è che abbiamo un senso dello spazio migliore. Senso dello spazio migliore, certo. Io invece quando mi sveglio vado sempre a sbattere contro i muri, pensa un po’.

E poi c’è il “menomale che sei donna, non sei obbligata a lavorare e puoi chiedere la maternità, il part-time”. Cosa scusa? Non sono obbligata a lavorare perchè dai per scontato che io debba campare col conto in banca di un uomo che manterrà me e i miei figli? Sul serio, sul serio c’è chi pensa che le donne lavorino in attesa di trovare un uomo. Hanno un atteggiamento alla “divertiti che tanto poi diventarai moglie e madre e quello sarà il tuo ruolo”.

Ovviamente nel pacchetto c’è incluso il modo di vestirsi, perchè è chiaro che sei hai una gonna o i tacchi sei automanticamente appetibile e/o un nemico giurato che si fa strada sul lavoro a suon di favori sessuali. Un collega dinanzi a me commentava l’aspetto di una ragazza, dicendo che finalmente aveva iniziato a truccarsi e a prendersi cura di sè, che prima non si poteva guardare. Difficile che lo si dica di un uomo, guarda un po’. Per non parlare del fatto che se si cambia umore sarà colpa del ciclo, oppure se si va in maternità si stanno rubando i soldi all’azienda, e se si dice quello che si pensa sarà la troppa emotività.

Non sono mai cose esplicitamente dette, o almeno non secondo la mia (piccola) esperienza. Il gioco è far trapelare tutto ciò senza scoprirsi troppo. Cosa bisogna fare quando in questa lotta a vincere è il negazionismo e l’isolamento del soggetto in questione? Urlare a voce alta, anche se non serve? Fare squadra, segnalarlo, continuare a lottare? Io queste risposte proprio non le ho. Come mi ha detto la mia collega: non pentirti mai delle scelte che fai per difenderti. Il monito è questo.

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