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Scrivere per il web

Contro un intellettualismo avaro

Ho letto, come spesso mi capita, il blog 2000battute. Non conosco lo scrittore dietro i testi, ma io lo stimo, forse perfino a prescindere. Si serve del suo intelletto in un modo che, a me, tutt’ora sfugge per motivi sui quali spesso non voglio neanche indagare.

Lo stimo perché mi spinge a riflettere come pochi sono capaci di fare parlando di libri, e perché non gli interessa di esser letto o meno: però, e da qui nasce questo articolo, è anche un motivo per cui non lo stimo affatto. In una delle sue recensioni di libri criticava, con un certo rammarico, l’assenza di altri scritti decenti, nel senso di pensanti, sul libro che aveva appena terminato. Invitava chiunque in procinto di scrivere qualcosa a non farlo, se avrebbe così aggiunto solo parole inutili o ridondanti o, in breve, non autentiche. Non fatelo, scrive. Chiudete il pc.

Pensavo. Che oggi sia molto usuale dire la propria opinione su tutto, anche senza le giuste conoscenze, anche non curanti della forma, è vero. E che lo si scriva, anche. Che siamo inondati da informazioni scorrette, banali, puerili, inutili. Assodato.

Nelle file di Google di articoli che non leggerei mai, che leggo senza trovare un minimo di stimolo, l’esigenza di ricercare l’inedito manca, e questo inficia la qualità dei contenuti. Scrivere dovrebbe essere un atto sovversivo, però è pur vero che un piattume è calato sulla scrittura insieme a internet.

Una stagnazione ha putrefatto la scrittura non per la tanto pubblicizzata mancanza di attenzione o di tempo dei nostri giorni, ma perché a tutti è data parola e spesso la visibilità è di chi non ha niente di originale da dire. È vero, e io medesima a volte scrivo senza fuoco, senza elaborazione, lo faccio e pubblico il mio articolo e non ne sono poi così fiera, mi capita di farlo ben consapevole di non aver prodotto qualità, tutt’al più una quantità che oggigiorno pesa e vale anche di più, in certi casi.

Ma se la povertà di contenuti significativi e anticonformisti va riducendosi, la colpa è soprattutto degli scrittori, degli scrittori capaci, degli intellettuali.

Pensavo. La mia ex compagna di scuola ha aperto un blog, e lei è brillante ma non si sente sicura di sé, allora scrive con passione, certo, ma senza sfidare alcunché se non se stessa. Potrebbe lanciarsi nell’impresa di scrivere davvero sul web con tutti i compromessi che ne derivano, ma sceglie, per adesso, di restare in difesa, come molti, tantissimi, fanno per paura, ma non soltanto: ci sono in gioco anche una voluta e cocciuta ignoranza e una presunzione tipica delle persone di “cultura”.

Mentre coloro che non hanno talento scrivono esercitando le loro capacità, imparando a gestire le parole sul web, maneggiando a poco a poco i meccanismi della rete, gli scrittori – quelli davvero nati per scrivere, gli intellettuali, la potenziale classe dirigente – decidono di tenersi il loro genio chiuso in un cassetto, per poi lamentarsi della pochezza che li circonda.

Eppure, se in questo secolo qualcosa agli scrittori è concesso, è di avere uno spazio loro dove sognare di incontrare altri occhi, risposte al proprio mondo spesso immaginario e quindi sì, si scrive anche con dei limiti, limitandosi, limitati. Ma, badate bene, inseriti nella società attuale che, ci piaccia o meno, utilizza determinati mezzi di comunicazione che sono anche una risorsa.

La tendenza di molti scrittori sembra essere la reticenza ad apprendere le regole fondamentali per emergere, anche solo un po’, nel mare di qualunquismo del web, e questo è un male per loro, perché le parole inascoltate perdono il loro potenziale, e un male per noi lettori di nicchia, che siamo alla disperata ricerca di ancore di salvezza, ossia contenuti interessanti, e non possiamo trovarle perché?, perché gli scrittori si rifiutano di capire come funziona una motore di ricerca.

So che quest’articolo dovrebbe avere dei sottotitoli, e dei grassetti, e una ricerca di parole chiave antecedente; so che dovrebbe avere un certo numero di parole, più paratassi e poca subordinazione. So che dovrei scegliere una bella immagine da abbinarci, che ha anche le sue regole di testi e compressione. So che il sito in cui pubblico deve facilitare la lettura e che un buon design non è solo fondamentale, è profondamente necessario.

Tutto ciò che so non mi aiuta a lasciarmi andare in una scrittura libera, eppure mi dà uno strumento che alcuni scrittori non hanno: la potenzialità di giungere a più lettori, di ogni tipo e in ogni dove.

Questo è il compromesso dell’era digitale, questi sono alcuni dei trucchi tanto disprezzati dagli intellettuali che, invece di scrivere a queste condizioni, si rifiutano di farlo permettendo agli utenti del web di fare da padroni sulla qualità dei contenuti. Lasciano il web in mano a chi sa scrivere poco, ma sa più di loro sulle regole da seguire per redigere un articolo web.

Se navigando tra social e blog e riviste non trovo idee rivoluzionarie, se non trovo l’arte pura, la scintilla, idee dirompenti, lì mentre cerco, non è soltanto perché ad oggi è data a tutti la possibilità di scrivere. E non è nemmeno perché, come si difendono gli scrittori, i loro scritti non hanno un sufficiente pubblico perché la popolazione si è istupidita.

É per il loro rifiuto di scendere a compromessi con la tecnologia, che non riguarda soltanto l’uso dello smartphone o gli ebook o i musei virtuali, ma riguarda un modo nuovo e sconvolgente di fruire i contenuti. Contenuti che tutti, dai più radicali ai più atarassici, dagli indifferenti ai social addicted, leggono ed esperiscono.

Questo mondo deve essere conosciuto perché è la realtà in cui viviamo, perché è una strada e anche se non è la più lodevole, è la strada dominante da cui partire per esprimere un pensiero dissidente che arrivi a un pubblico. Rifiutare di vendersi a un mercato spietato e ottuso è una scelta comprensibile e per me condivisibile e anzi condivisa, ma porre una barriera a priori è un atto sì egoistico, degno di ogni buon scrittore che ancora finge di non volersi aprire all’altro, ma anche un po’ subdolo. Criticare il mercato utilizzando le sue regole potrà sembrare ipocrita, ma ritengo che nulla sia deleterio in toto e che possiamo sfruttare le potenzialità che tuttavia emergono, declinandole a favore di un pensiero critico.

Perché in realtà è la sciocca paura di mettersi in gioco, che ci contagia e dilaga come cancerogena, ma anche una saccenza deleteria che danneggia tutti. Se io per trovare uno spazio di scrittura interessante devo arrivare alla pagina 23 di Google, diventare cieca per l’illeggibilità del testo, se fatico a cercare contenuti per mancanza di cura del sito web, se l’autore stesso non condivide ciò che ritiene interessante perché sui social non ci si mette nemmeno, il problema non è soltanto del lettore di nicchia disperato: è di voi scrittori luminari, tanto bravi quanto incapaci di adattarvi ai tempi.

Si può scrivere per noia, si può scrivere male, si possono scrivere parole insulse figlie di idee stantie. Però ciò che importa non è che ad avere la parola ce l’abbiano gli stolti, ma che gli intelligenti, questa parola, non vogliano neanche provare a diffonderla.

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.
Articolo creato 219

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