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Cat Person di Kristen Roupenian

Il caso letterario dell’anno: l’attesissimo esordio dell’autrice di Cat Person, il racconto piú condiviso della storia“, è in realtà un grande imbroglio che il New York Times poteva risparmiarci.

Il libro dell’anno, anche se parliamo in America del 2017 con la pubblicazione italiana giunta solo nel 2019: come si poteva già intuire, soltanto perché condiviso da migliaia di utenti non significa che con Cat Person ci troviamo di fronte a un’opera di letteratura, specialmente non di quella americana che ha un gusto raffinato condito di eleganza e intelligenza, vedi alla voce Franzen o Auster.

La Roupenian, non discostandosi troppo dal caso di Emma Cline con Le ragazze, che pure era superiore quantomeno per trama, si rivela il frutto marcio delle scuole di scrittura creativa americana, delle sforna-emergenti in grado senza dubbio di arrivare al grande pubblico, ma anche di impoverire la realtà editoriale mondiale.

Un successo inspiegabile

Iniziamo col dire che la raccolta della Roupenian edito Einaudi ha sì qualche racconto interessante, ma di certo tra questi Cat Person non è il migliore. Probabilmente il successo è dovuto alla fortunata concomitanza della pubblicazione sul New York Times con il movimento #metoo, ma anche qui, insomma: Cat Person parla dell’incontro tra due ragazzi, dal punto di vista di lei, Margot, e assistiamo al primo appuntamento e poi a un sesso parecchio scadente.

Se anche si può leggere il disagio della donna intenta a compiacere l’uomo, trovo forzato associare questa trama semplice e davvero poco ricercata con le forme di potere maschile nei confronti del sesso femminile.

In Cat Person emerge forse il disagio di vuoti tentativi di relazionarsi all’altro sesso, ma non è espresso alcun rapporto di potere in relazione al genere. E anzi, da questo punto di vista è molto più interessante il racconto “Bravo ragazzo“, in cui è l’uomo a piegare il suo temperamento, i suoi desideri, perfino il suo amore a seconda del disprezzo che le donne, che di volta in volta conosce nella sua vita, gli dimostrano.

Ciò che la Roupenian ha reso bene è l’incapacità di entrambi sessi di comunicare con l’altro, ma da qui a definire Cat Person un racconto femminista ce ne vuole.

I desideri nascosti dietro una visione del mondo adolescenziale

Quasi tutti i racconti della Roupenian ruotano attorno alle fantasie nascoste di ciascuno di noi e alla difficoltà nel farsi comprendere dall’altro. Così accade per il desiderio di una donna di mordere, pur sapendo che non sarebbe socialmente accettata, e lo stesso per una coppia che gode nel sodomizzare un amico.

Alcuni racconti, come “Ragazzo della piscina“, non hanno spessore nè continuità con gli altri, e sembrano esercizi di scrittura ma non di certo di stile. Altri, come “Ragazzaccio“, nascono da un’idea interessante che non si sviluppa, data la sua brevità – avrete inoltre notato che la parola Ragazzo è presente in quasi tutti i titoli della raccolta Cat Person.

La Roupenian potrebbe essere, se non conoscessimo il suo volto o la sua età, o la cifra di un milione commissionatele per scrivere Cat Person, una sedicenne alle prime armi. Interessata al lato macabro della vita, all’ambiguità della linea tra normale e strampalato, accetto e oscuro, affascinata dalla perversione e dalle stranezze umane, comunica un messaggio poco chiaro che non va al di là del puro intrattenimento. Se Cat Person ha la capacità di descrivere rapporti odierni malati, rievoca anche simboli dark che hanno effetto solo sui più inesperti: Charles Manson, rapimenti, ossessioni.

Infine, ultimo ma assolutamente non ultimo, la scrittura è acerba. Oltre a scrivere di continuo parolacce anche al di fuori dei dialoghi diretti, cosa che da sempre mi infastidisce poiché sinonimo di una scarsa immaginazione letteraria, l’autrice scrive frasi come “sentiva lo gnocco della sua erezione”, pur non sapendo a questo punto se la colpa sia della traduttrice. Inoltre, quando lui “lo messaggiava”, il contenuto del messaggio è: “I miei genitori kiedono d te”.

Ed è subito young adult.

Il problema del definire una raccolta di racconti così mediocre come femminista sta nello svelare che, almeno in letteratura ma non solo, la lotta femminista è veramente molto lontana dal raggiungimento dei suoi obiettivi, visto lo stesso rifiuto dei soggetti interessati a prenderne seriamente coscienza. Troppo spesso dietro la parola “femminista” si nasconde l’intento di sollevare una tematica acchiappa-consenso senza però trattare i temi delicati e in continua evoluzione di cui il femminismo in realtà si occupa, e che meriterebbero un tutt’altro tipo di attenzione, soprattutto nei romanzi scritti per le ragazzine.

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.

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