Ragazze elettriche di Naomi Alderman

Categorie Libri Evitabili

Il racconto di un’ipotetica ascesa al potere da parte delle donne: un’idea con un grande potenziale che però si perde ben presto, fino ad annoiare lo stanco lettore.

SINOSSI: In questo romanzo visionario dai toni fantascientifici, Naomi Alderman costruisce una perturbante distopia che è anche una parabola sul potere e sulle sue perversioni. In un tempo imprecisato ma molto vicino al nostro presente, nel mondo comincia all’improvviso a verificarsi uno strano fenomeno: prima le ragazze, e poi le donne in generale, sviluppano la capacità di infliggere dolore e morte tramite scariche elettriche emanate dalle loro mani e attivate da una misteriosa “matassa” collocata sulle clavicole. Si innesca cosi un’inedita gerarchia di potere – in cui gli uomini sono ridotti in schiavitù, seviziati e uccisi – che è anche un’imprevista evoluzione dei rapporti tra i sessi e l’impulso a un nuovo ordine globale, con esiti inarrestabili e catastrofici. “Ragazze elettriche” scompagina il racconto del futuro prossimo e penetra nelle vene della crudeltà che abita ineludibilmente, come uno stigma, la conquista e l’esercizio del potere.

La forma del potere è sempre la stessa; è la forma di un albero. Dalle radici fino alla cima, un tronco centrale che si ramifica e ramifica all’infinito, aprendosi in dita sempre più sottili, protese in avanti. La forma del potere è il disegno di una cosa viva che tende verso l’esterno, e manda i suoi sottili filamenti un po’ oltre, e ancora un po’ più oltre.

Queste le parole che aprono all’importante riflessione alla base del romanzo della Alderman: qual è il seme del potere? Come nasce, come cresce?

In realtà Ragazze elettriche si apre con una lettera. Lo studioso Neil, in un presente successivo alla Catastrofe, lo stravolgimento dell’ordine, ha infatti scritto un libro di storia in cui ipotizza come le donne abbiano preso il potere, ed è l’espediente per creare un romanzo nel romanzo. Nella distopia della Alderman, il cui nome originale è proprio The power, all’improvviso le donne si rendono conto di avere un potere particolare, ossia di poter utilizzare delle scariche elettriche a loro piacimento. Il potere inizialmente viene fuori come difesa contro le violenze subite, sgorgando dalle mani attraverso una sensazione alla clavicola. Più che questa caratteristica fantascientifica, alquanto banale, interessante è la descrizione del mondo maschilista in cui questo fenomeno ha inizio. Un mondo segnato dal predominio degli uomini, quale è attualmente ed è sempre stato.

Ridondanza?

L’autrice ci descrive la situazione attraverso il punto di vista di alcuni protagonisti: Tunde, l’unico uomo e un fotoreporter; Roxanne, che vuole vendicare la morte di sua madre; Margot, il sindaco che progetta le prima scuole per ragazze elttriche; Allie, che diventerà Madre Eve, scappa dalla violenza per diventare guida spirituale e religiosa.

Il libro nel libro, scritto da Neil, vuole appunto essere storico, nasce come descrizione dei fatti e bastano poche pagine perché diventi noioso e soprattutto ripetitivo. La narrazione infatti si concentra su come le ragazzine scoprano di avere questo potere e tentino di nasconderlo e gestirlo, su come le istituzioni provino prima a fermarle, poi a controllarle e istruirle. Gli sconvolgimenti dati dal potere alle donne imperversano sul web, nei video, ai giornali, e si trasformano in rivolte e rivoluzioni in tutto il mondo (quanta superficialità nel fare di ogni mondo un paese, di ogni cultura un unicum?).

“Era come essere parte di un’onda d’acqua” dice, “Un’onda di spruzzi dall’oceano sembra piena forza, ma dura solo un momento, il sole asciuga le pozzanghere e l’acqua sparisce. Allora hai come l’impressione che non sia mai avvenuto. Per noi è stato così. L’unica onda che cambia qualcosa è uno tsunami. Devi buttare giù le case e distruggere il paese se vuoi essere certa che nessuno si dimenticherà di te.”

Pagine e pagine di tediosi episodi legati all’effetto di questo potere. L’unica forza di questo romanzo, la sua potenzialità sprecata, è il messaggio che si rintraccia a fatica dietro le pagine: se le donne avessero davvero il potere, cos’è che cambierebbe realmente?

La Alderman osa, forse troppo, nel pensare che gli uomini sarebbero stuprati allo stesso modo delle donne adesso; che la religione avrebbe lo stesso ruolo, soltanto volto al femminile. Che ci sarebbe, in sintesi, solo uno stravolgimento di ruoli: gli uomini sottomessi dovrebbero lottare per emergere, scriverebbero quella che verrebbe bollata come “letteratura maschile”, rischierebbero molestie e sopraffazione da parte dell’altro sesso. Tutto come le donne di ieri e oggi, senza sostanziali differenze.

Il punto è che l’intero romanzo sarebbe stato decisamente più interessante se l’autrice avesse approfondito quel mondo al contrario, come punto di partenza e sviluppo, non di arrivo. Comprensibile la vittoria Baileys Women’s Prize 2017 per la scelta del tema, eppure Ragazze elettriche è prolisso e non riesce a mantenere alta la curiosità del lettore.

Non ci dà alcuna risposta, infine, la Alderman, sul perché l’essere umano abbia una tale fame di potere, la sua conclusione pare essere che il potere non ha genere. Ma, un tantino azzardato, è anche un calderone di tematiche e argomenti messe insieme casualmente. È una distopia – dunque già di per sé inverosimile – un tantino avventata e decisamente opinabile.

Romanzo femminista? Difficile dirlo. Lo è nel raccontare una società dominata dai maschi, così arroganti e violenti. Non lo è nel fare di tutta l’erba un fascio, nel paragonare uomini e donne cancellando secoli di storia e soprusi.

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