Questa è l’acqua di David Foster Wallace

Uno scrittore geniale per dei racconti che lasciano il lettore tramortito e ammaliato.

David Foster Wallace è uno di quegli scrittori che non può mancare nella libreria personale di ciascuno di noi. Se vi scoraggia il lungo, seppur scorrevole, Infinite Jest, approcciare all’autore con i suoi racconti è un’ottima idea. Gran parte dei temi affrontati da Wallace, infatti, si dipana già nei suoi brevi e intensi racconti, la cui raccolta in Questa è l’acqua è particolarmente consigliabile.

Qui troverete infatti uno dei suoi più celebri, Il pianeta Trillafon e la Cosa Brutta, una descrizione personale della depressione come malattia. Originale e profondo, ha avuto un enorme successo soprattutto per la delicatezza e intelligenza con cui è scritto.

Immaginate che tutto il corpo abbia la nausea: i piedi, i grossi muscoli delle gambe, le clavicole, la testa, i capelli, ogni cosa. […] Ora immaginate ogni singolo atomo di ogni singola cellula abbia quella stessa nausea, una nausea insopportabile. E ogni protone e neutrone di ogni atomo… gonfio e pulsante, malaticcio, nauseato,senza speranza di vomitare per liberarsi da quella sensazione […] il mondo intero che voi percepite, conoscete e abitate arriva filtrato da questa brutta nausea e diventa brutto. E tutto diventa brutto in voi, tutto il bello esce dal mondo come da un pallone rotto.

La sua bellezza sta nel modo di coinvolgere il lettore, anche psicosomaticamente, nell’idea della depressione, di cui Wallace ha sofferto fin da giovane in forma grave. Tanto da arrivare a suicidarsi ancora giovane, a 46 anni. Profetico e intenso.

Altrettanto interessante Questa è l’acqua, il discorso tenuto ai laureandi che sembra più un insegnamento di vita. Ma entrambi questi due, i più rilevanti, sono scritti in prima persona e a mò di diario. Mentre invece gli altri sono vere e proprie storie in cui emerge il talento dello scrittore nel costruire personaggi e intrecci. Il più geniale sia il primo, Solomon Silverfish, ironico e toccante, che descrivere appunto Solomon dai diversi punti di vista di altri personaggi. La storia d’amore tra lui e Sophie, la famiglia folle di lei, il malinteso, una scrittura eccelsa.

Durante tutto questo brutto periodo Solomon ha fatto sentire e capire a Sophie che lei è la malata, non la malattia. Lei è quello che è, non quello che ha dentro. […] Sophie crede di aver ormai capito alla sua età che la magia altro non è se non il semplice rapporto tra una persona e le altre persone che la circondano.

Leggete Wallace, perchè avrete con molta probabilità almeno un colpo di fulmine per uno dei suoi racconti. E avrete voglia di rileggerli e ancora e scoprirne ancora.

È mio marito e io e lui siamo uniti da una cosa chiamata amore che, casomai non l’aveste ancora sentito nominare, non è solo un sentimento, è un modo di vivere la vita con una persona, e la vostra Sophie malata è fatta di questo amore, di questa vita e di questo Silverfish, e la mia vita è la sua e tutt’e due siamo quello che siamo grazie all’altro.