Quando tutte le donne del mondo di Simone de Beauvoir

Questo libro è interessante perchè racchiude prefazioni, interviste e interventi di Simone de Beauvoir sul tema femminismo nella sua evoluzione a pari passo con la vita dell’autrice, che di pagina in pagina rivede la sua posizione a seconda degli eventi che la vedono partecipe e coinvolgono.

Noi lettori la accompagnamo così in tutto il suo percorso ideologico e nella sua lotta per essere al fianco delle donne oppresse, dalla cui parte non si era propriamente schierata nella stesura de Il secondo sesso, la sua opera più nota sul tema. Quest’ultima prevedeva infatti una critica piuttosto dura nei confronti delle donne, accusate dall’autrice di pensare troppo a loro stesse escludendo dai loro interessi la politica. Si è impegnata poi a spiegare perchè in secoli e secoli risulti una totale assenza di spicco di personalità femminili, quando in realtà la differenza non è mai risieduta nelle capacità quanto piuttosto nelle possibilità di cui la donna era priva.

Per quanto le tematiche risultino alla fine piuttosto ripetitive, Quando tutte le donne del mondo è molto chiaro nel mettere in risalto il pensiero della de Beauvoir e anche nel coinvolgere il lettore negli anni del secolo scorso in Francia, il cui fermento era diverso da quello del movimento femminista americano. Non sono poche le opposizioni che ha incontrato Simone de Beauvoir all’uscita de Il secondo sesso, da parte di donne offese ma soprattutto da amici e uomini intellettuali che l’autrice stessa non credeva così limitati e maschilisti. Eppure il suo pensiero era ben lontano dal raggiungimento di estremismi, di cui lei stessa parla non con disprezzo ma con distacco, criticando quelle correnti femministe di cui non condivideva dei punti fondamentali.

Moglie, madre, casalinga

Con una consapevolezza arrivata tardi (non prima dei trent’anni), la de Beauvoir ha ammesso la sua condizione privilegiata di donna borghese con la possibilità di studiare e ambire a una carriera, quelle stesse possibilità negate alla maggioranza delle donne di cinquanta, sessant’anni fa. Ecco perchè è divenuta portavoce di una condizione che allora (e oggi?) era vissuta come puramente normale, il passaggio della donna dalla casa paterna a quella del marito, la sudditanza economica e soprattutto la grossissima difficoltà che costituiva la maternità e, ahimè, che costituisce tutt’oggi un grosso impedimento.

[…] è mostruoso che l’arrivo di un bimbo rappresenti, in un numero così elevato di casi, una catastrofe. […] La donna non si appartiene, appartiene al marito e ai figli.

Senza dubbio la lotta femminista ha portato i suoi benefici quali la legge sull’aborto (amen!), ma avere un figlio rappresenta tutt’oggi un ostacolo per le donne che lavorano. Rappresenta un dilemma, diceva la scrittrice, ed era ed è proprio così.

Lo scetticismo iniziale della Beauvoir riguardava l’idea che non bisognava concentrarsi sulla lotta delle donne oppresse, bensì sulla lotta di classe puntando alla sconfitta delle dominanze per giungere a un socialismo in grado di abbattere ogni genere di disuguaglianza. Ma in realtà, ammette lei stessa, pur con la vittoria del socialismo (come nella situazione russa) comunque il ruolo della donna sarebbe stato di sottomissione e dipendenza, per cui “sopprimere il capitalismo non è sopprimere la tradizione patriarcale”. Si è convinta così a dedicarsi alla causa, incoraggiata (oltre che da Sartre) dalle innumerevoli situazioni descritte dalle donne con cui ha intrapreso rapporti epistolari e scambi di commenti.

C’è pertanto una doppia rinuncia: da un lato sul piano dell’autonomia personale, dall’altro quello della realizzazione come essere umano che ha un ruolo sociale e politico da svolgere.

Simone de Beauvoir parla molto della condizione della donna casalinga, frustrata e costretta a rinunciare a se stessa per curare la famiglia, fulcro, secondo l’autrice, del patriarcato, mezzo di continuità di oppressione delle donne. Non che le donne lavoratrici abbiano una condizione migliore, spiega, in quanto, dopo ore e ore di lavoro, magari in fabbrica, rincasano e iniziano un altro turno di lavoro tra bambini e faccende domestiche, rischiando esaurimenti nervosi e nevrosi. Che le donne abbiano o meno accesso alla vita sociale e politica attraverso il lavoro, saranno comunque considerate in primis madri e mogli.

Cosa significa che donna si diventa

“Ogni genio che nasca donna è perso per l’umanità”, diceva la Stendhal, e a torto. Non è la sola autrice che ha messo a confronto nelle epoche le possibilità offerte a uomini e donne, per dimostrare come un Van Gogh donna non sarebbe mai potuto esistere. Simone De Beauvoir tenta di rispondere alle accuse maschili: ma perchè la donna non ha mai fatto nulla in passato, visto il tempo libero a disposizione?

Consideriamo il campo della creazione artistica e letteraria. Chiediamoci per prima cosa perchè, in tutte le epoche e oggi ancora, si incontrano così poche donne che siano pittrici o scultrici. […] L’appoggio economico sarà dato a un uomo, non a una donna. Troverà delle ragioni, penserà: si sposerà e abbandonerà la pittura; oppure se è già sposata: avrà dei figli e abbandonerà la pittura; o se ha già dei figli: avrà degli altri figli e abbandonerà la pittura. Pensano sempre che un giorno o l’altro la donna smetterà ed è un calcolo sbagliato investire del denaro per lei. In realtà questa razionalizzazione nasconde un pensiero molto meno razionale: è una donna, perciò non ha talento. […] Il condizionamento interiore della donna è molto importante per spiegare i limiti delle sue realizzazioni. […] non le sarà chiesto di emergere, di bastare a se stessa, sente molto meno il bisogno di costruire qualcosa, è più conformista del maschio e il conformismo è proprio l’opposto della creazione. […] per rimettere completamente in questione il mondo, bisogna sentirsene profondamente responsabile. Ora, lei non lo è nella misura in cui è in un mondo di uomin; questo prendersi a carico che è proprio del grande creatore, la donna non lo realizza.

A leggere Quando tutte le donne del mondo di Simone de Beauvoir ci si rende conto di tante cose, una tra queste è la presa coscienza della propria condizione di donna nel senso specifico dei condizionamenti che fin dalla nascita ci influenzano. Questo, in un mondo di uomini spesso incapaci di ammettere la differenza di opportunità di genere (ancor di più di oggi, dopo le conquiste ottenute, vige la presa in giro piuttosto che la comprensione), spinge seriamente a riflettere sull’eccessiva concentrazione delle donne su se stesse, sulla chiara e difficile scelta che sappiamo di dover affrontare tutte prima o poi – diventare madri o no. E spinge anche a riflettere su lavoro ancora c’è da fare, considerato che spesso femminismo diventa sinonimo (e pretesto) di sterilità e stoltezza, dimentico di tutte le altre disuglianze sociali.

Ecco perchè donne si diventa, ed ecco perchè la consapevolezza del proprio status si costruisce.

Esiste un circolo vizioso da cui vorrei le donne sfuggissero, quando si ripete loro che le donne del passato non hanno fatto nulla di superiore, è per scoraggiarle, si dice loro, in sostanza: siate ragionevoli, non farete mai niente di superiore, perciò non vale neanche la pena provare. E le donne tendono troppo, data l’enorme pressione dell’opinione, a lasciarsi convincere.

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.
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