Punto Nemo all’orizzonte. Annuncio

Mi sveglio di notte e sento di essere in un processo di incubazione che è iniziato da qualche anno e che ora giunge a maturazione.

Non è importante quali siano le cause, seppur credo di conoscerle molto nel dettaglio. Ciò che conta è che mi sveglio, realizzo che ho fatto quattro passi, lentissimi, convinta della mia direzione, per una vita intera. Sempre con l’insicurezza a braccetto che è l’amica più indesiderata che mi ritrovi, ho camminato al riparo e quel bozzolo, a un punto, ha preso fuoco, e ha continuato a bruciare lasciandomi intravedere una nuova realtà, la prima o la seconda o la centesima di tante altre.

Ultimamente ne ho fatti duemila, di passi, più di quanti ne abbia mai fatti in vita, e senza nessun orizzonte prestabilito, anzi con molteplici punti di non arrivo. E non c’entra nulla il coronavirus, che mi ha anzi costretto a una prigionia lunga e martoriata.

Questi passi incespicati mi portano, insomma, a svegliarmi nel cuore della notte e pensare che Punto Nemo deve cambiare insieme a me. Devo dargli fuoco, per intenderci.

Non che non ci abbia mai pensato, non che non abbia già modificato nome, quella sottospecie di logo, per non parlare del sito: il mio esperimento personale di web design, povero!, che pure mi ha insegnato tanto. Il mio laboratorio di scrittura e di Seo pure, un punto lontano dalla costa dove avrei potuto elaborare e costruire e decostruire e soprattutto testare e collaudare abilità, ingegno e fantasia.

Punto Nemo è stato un po’ come la mia maniera di fare un dolce: ho iniziato da incapace, ho sbagliato tutte le quantità, l’ho tirato fuori dal forno inguardabile e poi l’ho mangiato comunque con gusto, incredibilmente. E ci ho riprovato e l’ho mangiato ancora.

Ora è il momento giusto per me di dare una voce nuova a quello che è nato come un blog, che si è evoluto come recensioni di romanzi, che è diventato contenitore di memoria culturale sulle storie che incontravo; che si è rivelato il fulcro di interviste, articoli di altri autori, amici, sognatori.

Mi è piaciuto molto sognare che Punto Nemo fosse una rivista, un brand, un qualcosa di vendibile e professionale, ma chiaramente non lo è e la cosa, detto sinceramente, non mi dispiace poi così tanto. Se qualche volta ho pensato che potesse diventare un lavoro, l’ho fatto sempre con poca speranza: per lavorare spesso bisogna essere inautentici e chiudere gli occhi e la bocca, e io preferisco evitarlo quando posso.

Ora evitarlo deve essere una scelta precisa. Il mio proposito del nuovo Punto Nemo, di quel punto smarrito in un oceano che mi ha sempre terrorizzato più di ogni altro pensiero possibile, è spogliarlo da quella paura e anche da pretese.

Non che questo invalidi il mio pensiero sulla scrittura per il web. Anzi, lo riconferma: penso proprio che non tutti siamo dotati di talento ma che tutti possiamo imparare. E l’esercizio conta più della abilità, e le abilità non sono un pacchetto regalo nella placenta il giorno della nostra nascita. La mediocrità è arrendersi, alla fin fine, e ce ne ho messi di anni per capirlo.

Per presentarmi per un lavoro, a un cliente o un recruiter o chicchesia, ho il mio personale portfolio in cui mischio una spiritosaggine alla vendibilità di un personaggio che non so neanche se esista.

Ma qui, Punto Nemo, il luogo di incontri e di idee, deve essere il fulcro di quella che spero resti la mia creatività multidirezionale, il centro di ancoraggio del salvabile, fuori da quella realtà che non incentiva la divergenza e tanto meno accetta l’inettitudine. Questo per dire che Punto Nemo cambia faccia, cambia stile, cambia colore, cambia vita, cambia insieme a me. E ci sarà una pausa, probabilmente, chissà quanto lunga.

E lo annuncio ai fedeli lettori immaginari che mi hanno sempre fatto compagnia nella mia testa, insieme alla mia nemesi e un paio di altre voci.

Punto nemo ha orizzonti tutto intorno. Non c’è terra, c’è solo mare aperto, e fa paura, ma non voglio difendermi: sapete, solo uscire ed esplorare.

Questo sarà Punto Nemo.

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.
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