Vivere (a) Praga

Diario di viaggio

di Sara Fedeli

In questo secondo capitolo (clicca qui per il primo!) vado a ritroso raccontando quella che è stata la mia prima esperienza fuori dall’Italia da studentessa Erasmus a Praga. Difficile raccontare un anno di Erasmus in un articolo: la densità di luoghi, persone, esperienze e sensazioni è quasi impossibile da tradurre in parole, motivo per cui cercherò di focalizzarmi sui luoghi che hanno rappresentato il mio percorso personale nella città.

Nel settembre del 2016 sono atterrata in questa sconosciuta città nel cuore dell’Europa dell’Est. Tutto ciò che sapevo di Praga era: la smisurata quantità di birra che si beve a prezzo inverosimile, la strana moda dei calzini con le infradito dei cechi e la storia della defenestrazione. Insomma, in che strano Paese ero mai finita?

Fin dall’inizio, le prime impressioni erano di una città piena di contrasti: una tipica meta turistica ma allo stesso tempo un piccolo borgo dallo stile gotico ben preservato, una città in piena evoluzione ma con i segni ancora visibili della storia passata.

La città dei contrasti

I contrasti sono evidenti già passando dalle affollate viette della Staré Město, la città vecchia – piene di negozi di souvenir, odore di cannella del Trdlo e musicisti per strada -ai quartieri limitrofi, come Letná o Žižkov, dove sembra di essere piombati in un paesino di provincia, pieno di piccoli negozi di alimentari, drogherie e birrerie di quartiere.

Vivendo in centro, ho goduto appieno dell’atmosfera turistica di Praga: vedevo dalla mia camera le piazza dell’orologio e la torre delle polveri; andavo con frequenza a spettacoli teatrali nel meraviglioso Národní divadlo – il teatro nazionale – a soli 5 minuti di tram da casa; l’università era a 10 minuti a piedi e da lì potevo godermi lo spettacolo del Pražský hrad, il castello di Praga e del lungo fiume dalla finestra.

Vivere in centro aveva però i suoi aspetti negativi. Percorrere il tratto da casa all’università a volte si trasformava in una vera e propria impresa, vista la continua folla di turisti e di gruppetti di scolaresche che ostacolavano il mio percorso. Pur essendo una città generalmente tranquilla e con un tasso di criminalità basso, Václavské náměstí di sera non è proprio l’emblema della tranquillità: “Evitate piazza Venceslao dalle 22.00 in poi”, ci sentivamo dire spesso dai locali e all’università.

Praga, università
Praga, università

I must di Praga

Nonostante l’atmosfera turistica, Staré Město nasconde dei posti autentici da scoprire: se vi trovate nei pressi del Karluv Most, vi consiglio di fermarvi al Kafé Domu, il caffè universitario dell’Accademia teatrale di Praga: prezzi economici, caffè e tipici dolci cechi in un’atmosfera minimalista. Per gli amanti dei dolci come me, vi consiglio in particolare i palačinky, gli ovocné knedlíky, il koláč ripieni di marmellata.Il posto è frequentato da giovani artisti e studenti, ed è davvero unico se si pensa alla sua posizione centralissima: mi fermavo spesso a studiare dopo lezione, godendomi del sottofondo del pianoforte.

Di sera invece, un must-visit in centro è il Vzorkovna, un pub e centro sociale che si trova ai piedi del teatro nazionale e dietro il lungo fiume. L’ambiente è underground e alternativo: si entra da un cancello versando dei soldi su un braccialetto elettronico, così è permesso pagare da bere. Le birre e i cocktail hanno prezzi bassi e sono ottimi, oltretutto ogni sera ci sono dei live di gruppi locali, e dopo le loro esibizioni il palco rimane libero a chiunque abbia piacere di cantare o sfogarsi in un karaoke. Il locale ha una struttura unica, composto da diverse stanze ognuna delle quali ha un setting a tema diverso e ed è ornato da murales e graffiti che spesso lasciano i visitatori del locale.

Lucerna Music Bar, Praga
Lucerna Music Bar, Praga

Se, invece, avete voglia di una serata di tutt’altro genere in pieno stile anni ‘90 e 2000, non potete perdere il posto che definitivamente ha segnato il mio Erasmus: il Lucerna Music Bar, uno dei locali più storici e di lunga tradizione della città, che il venerdì e sabato sera si trasforma in un vero e proprio regno del trash pop, tra fiumi di birra e
shots di Becherovka, in cui è impossibile annoiarsi.

Žižkov e Letná, tra Guláš e birra

Spostandosi verso il vicino distretto di Praha 3, Žižkov è uno dei quartieri più underground e “ribelli” della città. Questo è conosciuto come il fulcro ‘rosso’ della città, fatto di un reticolo di piccole strade dominate da palazzi novecenteschi spesso ancora da restaurare, che viene definito “Žižkov la rossa, Žižkov l’operaia, Žižkov la malfamata”. Il quartiere è popolato da studenti, artisti e nuove tendenze ed è animatissimo nella vita notturna: tra i locali migliori cito Uvystřelenýho oka, il Boulder Bar, La Pantera e il Tiki Taky, ma vi assicuro che il quartiere è un vero e proprio pullulare di pub, bar, birrerie e caffè, per cui la scelta è molto ampia e diversificata.

A Žižkov vi consiglio di fermarvi in una tipica ​Pivnice per assaggiare il​ ​Guláš sbramborovými knedlíky, piatto della tradizione per eccellenza, o il​ ​Svíčková na smetaně​: le porzioni sono il doppio più grandi rispetto ai locali del centro e i prezzi più bassi. Ovviamente, il tutto accompagnato da ottime birre, tra cui la ​Pilsner Urquell, la Staropramen e la​ ​Budweiser Budvar ​sono tra le mie top 3.

Un altro quartiere che sicuramente è stato protagonista del mio anno in città è Letná, nel distretto di Praha 7, che si trova dall’altro lato del fiume a poca distanza dal centro storico. Letná è un quartiere residenziale ed è singolare perché al suo interno si trovano due tra i parchi più meravigliosi della città, Letná e Stromovka, che lo rendono in sostanza il cuore verde della città.

Letná, Praga
Letná, Praga

Voglia di verde

I parchi sono un elemento fondamentale nello stile di vita ceco e praghese in particolare: una volta passato il gelido inverno, infatti, il parco assume centralità nella vita sociale e nel tempo libero. I miei ultimi sei mesi nella città si sono svolti nei diversi parchi sparsi per la città, in cui si passava giornate intere a studiare, prendere il sole, e organizzare barbecue. Vi consiglio di fermarvi in uno dei tanti Potraviny vicini al parco e comprare l’immancabile boccione di Gambrinus (2 litri per sole 30 corone!) e rimanere fino a tardi ad ammirare il tramonto. Letná è senz’altro il più suggestivo per la sua posizione in cima ad una piccola collina, che permette di ammirare tutto il panorama della città e dai cui si ha uno scorcio pittoresco del lungo fiume e dei ponti principali.
Un altro parco singolare è il Riegrovy Sady, che si trova proprio dietro piazza Venceslao, nel distretto di Vinohrady a Praha 2: ha più di cento anni di storia alle spalle ed è sicuramente il ritrovo estivo dei cechi. Il parco offre una vista magnifica sul castello di Praga e ospita uno dei Beer Garden più grandi e popolari della città: una magnifica ed immensa birreria all’aperto in cui passare le serate estive bevendo una fresca Pilsner o Cerny Kozel e mangiando una tipica Pražská klobása (salsiccia rossa piccante).

Perchè amare Praga?

Questi sono solo alcuni dei luoghi che hanno rappresentato il mio percorso, ma vi assicuro che ce ne sono un’infinità e su cui forse deciderò di scrivere in futuro.

Ciò mi ha colpito di Praga è stato il fascino di una città e di una cultura in cui le tradizioni e l’innovazione si intrecciano perfettamente e vanno di pari passo. Conoscendo più da vicino i cechi e la loro cultura, ho avuto la percezione di un popolo che dà molta importanza alla creatività, al teatro e al patrimonio nazionale, e che ne dà nuovo valore riproponendolo in chiave alternativa.

La cultura ceca ha senza dubbio un approccio molto diverso dal nostro, ma non per questo freddo e inospitale come è luogo comune pensare: nel mio percorso ho trovato davvero molte persone disposte ad aiutarmi fin dal primo giorno, nonostante la barriera linguistica a volte fosse un ostacolo; ho conosciuto diversi ragazzi locali, che hanno avuto immenso piacere a farmi da guida per la città alla scoperta di luoghi e posti nuovi.

Al momento di ripartire per l’Italia, ero consapevole di aver sfatato i tanti luoghi comuni (tranne quello della birra!) e di aver avuto l’occasione unica di conoscere una cultura di cui si sente parlare poco.