Parlarne tra amici di Sally Rooney

Il premio Young Writer Awards dell’anno 2017 andò al libro “Parlarne tra amici”, scritto dalla ventiseienne Sally Rooney e che creò un piccolo caso letterario. Non sapevo nulla di tutto ciò quando ho acquistato questa opera prima, più che altro la mia fiducia era riposta in Einaudi (che pubblica sempre ottimi scrittori) e nel grafico autore della molto accattivante copertina.

Il titolo originale è “Conversation with friends“, piuttosto azzeccato visto che il libro è un continuo scambio di dialoghi e battute serrate tra i pochi personaggi che abitano questa storia. Non c’è dubbio che Sally Rooney sia una scrittrice promettente, però Parlarne tra amici è decisamente un romanzo acerbo. Al gusto dello stile di scrittura e dell’attenzione a dettagli sofisticati, si alternano i pensieri intimi della protagonista, Frances, che man mano che si mette a fuoco e delinea nella sua personalità inizia a essere piuttosto fastidiosa.

Io ho spiegato che volevo annientare il capitalismo e che personalmente consideravo la virilità oppressiva. Nick mi ha detto che era fondamentalmente marxista, e di non giudicarlo se possedeva una casa. […] Durante queste chiacchierate Nick rideva a ogni mia battuta. Gli ho detto che ero facilmente sedotta dalle persone che ridevano alle mie battute e lui ha replicato che era facilmente sedotto dalle persone più brillanti di lui.

La Rooney ha costruito il mondo magico di ricchi intellettuali che si credono estremamente brillanti, e l’estrema cura con cui essi si sforzano per mostrare le loro doti è eccessiva. Il presupposto, quindi, è che la storia si basa sulla data per scontata intelligenza e sì, anche ricchezza, di ciascuno di loro. Lavorare è un concetto aleatorio, gli eventi organizzati a cui partecipano (e unici motori della storia) sono sempre culturalmente elevati; la protagonista Frances, con la sua amica e ex ragazza Bobbi, si occupa di speaking word, Melissa è una scrittrice, Nick un attore e via dicendo. Insomma, alla fine Parlarne tra amici puzza parecchio di radical chic.

Ho trovato tanti dialoghi interessanti quanti altri completamente artefatti e fuori luogo: inserire una discussione monca sul femminismo o una poco chiara sul capitalismo non rende i protagonisti intelligenti, ma solo dei finti intellettuali, per l’appunto. Se si apprezza quindi la capacità della Rooney di rendere in forma scritta situazioni e sentimenti a cui è difficile dare un nome, al tempo stesso Parlarne tra amici è troppo gravido della volontà di colpire a tutti i costi. Ma sono troppo critica, lo ammetto, perché comunque leggerlo è stimolante.

Il poliamore

Alla fine, la sinossi di Einaudi descrive Parlarne tra amici come una commedia romantica, e mentre leggevo mi ne chiedevo il perchè: il romanzo scorreva rapido, interessante, ed era ben diverso da una commedia sentimentale. Poi l’ho capito, perché in effetti Parlarne tra amici è una storia d’amore scritta bene, e poco più. Che la protagonista non sia sicura del suo orientamento sessuale importa poco, visto che tutto si incentra su un quadrilatero amoroso piuttosto fragile, al cui centro c’è Frances con Nick, uomo sposato, attore di bella presenza, con una mogliettina borghese (Melissa) con cui Frances entra in conflitto. Non si sa neanche se sia amore, visto che i protagonisti sono troppo impegnati in discussioni casuali, e il tutto è condito da una serie di scambi di mail. Altro personaggio centrale è Bobbi, l’amica che non vuole darsi etichette e che è bellissima e intelligentissima e estremamente saccente.

Certo, al tema dell’amore l’autrice inserisce il tema della bisessualità, come un non obbligo a doversi definire, il femminismo, l’odio per la borghesia… ma il tutto condito con l’alcol, i party, un poco di vittimismo misto a autolesionismo in camera, i messaggini scambiati la notte, le lagne per il papà alcolista e la totale mancanza di obiettivi nella vita. Una storia moderna, si direbbe e si è detto, ma ancora immatura, aggiungo. Il fatto che si parli di poliamore più che di amore è comunque apprezzabile, ma il contorno non regge.

Apprezzabile, in quanto condivisibile, è il filo conduttore del romanzo che sembra essere, scavando bene dietro le parole, il terrore di Frances di starsi costruendo un’idea della realtà in testa inesistente: e se in realtà la sua intelligenza nascondesse una non personalità? E se tutto ciò che odia negli altri fosse in realtà un suo oggetto di desiderio e quindi di invidia?

Chi mi aveva messo a pensare queste cose? Altre persone, alcune che conosco molto bene, altre che conosco molto poco. Sono io, o sono loro? No, non sono io. Sono gli altri. A volte mi ferisco e faccio male, abuso dell’immeritato privilegio culturale di essere bianca, do per scontata la fatica di altri, mi è capitato di sfruttare un’iterazione riduttiva della teoria di genere per evitare un impegno morale serio, ho un rapporto problematico con il mio corpo, sì.

L’ammissione di onestà su questa sua paura è stata la parte che ho apprezzato di più, sembrava quasi giungesse la maturazione del personaggio, ma no: anzi, sul finale la protagonista, vittima di endometriosi, diventa sempre più insopportabile. Eppure, eppure, riesce la bravura della scrittrice, Sally Rooney, a superare tutto questo? In parte sì, perché leggere Parlarne tra amici resta piacevole, interessante, come nel leggere il copione di una sceneggiatura teatrale in cui si vuole scoprire cosa nascondono i dialoghi degli attori, e come andrà a finire.

Rivista Studio ha trattato il tema delle protagoniste femminili moderne intervistando proprio Sally Rooney, e vi invito quindi a leggere la sua intervista. Aspettiamo, senza ombra di dubbio, il suo successivo romanzo.

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.
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