non dite che non abbiamo niente, libro

Non dite che non abbiamo niente di Madeleine Thien

“La musica e le storie erano ovunque un rifugio, un passaporto, persino in tempi come quelli.”

Questa la citazione che racchiude il tema centrale di “Non dite che non abbiamo niente”, un libro particolare capace di trascinare in un mondo all’apparenza onirico, i cui fatti però sono basati sulla Storia della Cina. Dopo lo sforzo iniziale, ogni personaggio assume la sua personalità in un’atmosfera che resta surreale e fiabesca. Wen il sognatore, Trottola, Grande madre coltello, la prima generazione di cui si narra; e poi Passero, Zhuli e Kai, amici, amanti, inghiottiti dal Passato e sempre vivi tramite il Libro dei ricordi; e poi Ai-Ming e Marie, le destinatarie di una storia che scopriamo tassello dopo tassello solo alla fine.

E se c’era bisogno del buio per vedere i cieli non era forse possibile che la luce del giorno fosse una sorta di cecità? E che il suono fosse una forma di sordità? E se era così, cos’era il silenzio?

Interessante è il modo in cui la Storia cinese influisce nella vita dei personaggi, spesso drasticamente. Una critica inespressa all’onnipresente Partito comunista dominante è però resa ovvia dalla drammaticità delle deportazioni, dell’ingiustizia e della paura di un Paese piegato dalla dittatura, in cui pensare è proibito e basta un nonnulla per diventare nemici e avversari da condannare ai campi di lavoro. C’è tutto questo nella Lunga Marcia, nel governo di Mao Zedong, nella Rivoluzione culturale e nelle rivolte studentesche in piazza Tian’anmen finite con una repressione violenta e sanguinosa.

Presenti ovunque i manifesti affissi ai muri, “Quelli che dovrebbero morire sul colpo sono ancora vivi”, “Dobbiamo spazzare via l’orda di demoni che si sono trincerati nelle istituzioni culturali”, gli annunci radio, tutto ciò che viene raccontato fa entrare il lettore in un angolo della Storia.

Che la luce non è mai ferma e stabile, e neanche l’amore. La luce si può dividere in tante direzioni. La sua natura è la diffrazione. 

Temi principali di questo romanzo di Madeleine Thien sono l’amore, che assume diverse forme e non fa distinzioni di sesso e genere, e soprattutto l’amore per la musica. La musica è ovunque, assume vitale importanza tramite i compositori di questo romanzo, soprattutto Passero con le sue sinfonie, struggenti e che accompagnano la narrazione quasi potessimo ascoltarle.

Un romanzo da leggere per la sua inusualità, per la delicatezza con cui prendono vita i personaggi, perché è una fiaba che si inerisce nel mondo reale, perché sa parlare di vita e dolore con grande semplicità.

Iniziava così: 

Come puoi ignorare questo punteruolo affilato

che ti trafigge il cuore?

Se aneli a cose fuori di te

non otterrai mai quello che cerchi. 

Clicca qui per leggere l’intervista all’autrice.

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.
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