Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella

Non è facile scrivere di un libro candidato al premio Strega e vincitore di innumerevoli premi, ma sembra, dopo la lettura, quasi un dovere morale.

La scrittura di Catozzella ha della magia e riesce a trasformare una storia tragica in speranza. Le dà ciò che le spetta, tanto rispetto per questo autore.

Samia Yusuf Omar non vuole correre, vuole volare. Samia si allena disperatamente assieme ad Alì come se stesse costruendo con le sue stesse gambe un futuro meraviglioso. Lontano. Le riflessioni di una bambina, e poi di una ragazza, così diverse da ciò che c’è attorno da sembrare quasi fuori luogo. Perchè non è una storia senza tempo, questa, c’è la Somalia e c’è Mogadiscio. Ci si ritrova a sentirsi come Samia, ad amare aabe (papà), a desiderare la libertà quanto lei. Il lettore finisce per desiderare le olimpiadi quanto lei, avverte la sua umiliazione quando arriva ultima a quelle di Pechino del 2008. Ci si sente spettatore occidentale, magari a ironizzare su quella ragazza che resta talmente indietro che il pubblico comincia ad applaudirla per incoraggiarla, e arriva il disagio. Bruciante. Ma noi che ne sapevamo di Samia? Niente. Si soffre con lei quando aabe muore, e si soffre con lei quando il suo più grande amico la tradisce. Sembra di essere a letto assieme a lei a fissare la foto di Mo Farah, sperando un giorno di poterlo raggiungere.

“Papà, tu non hai mai paura della guerra?” Lui si è fatto serio. “Non devi mai dire che hai paura, piccola Samia. Mai. Altrimenti le cose di cui hai paura si credono grandi e pensano di poterti vincere.

Migrare per morire

La  parte finale del racconto la si legge col cuore in gola, con la nausea, con l’ipocrisia di chi non vuole sapere cosa accade a tutti coloro che cercano di fuggire dal loro paese per arrivare al nostro. Troppo a leggersi, il trattamento disumano riservato a quelle che sono persone con desideri e sentimenti, con speranze spesso irrealizzabili.

Voltata l’ultima pagina, si corre a leggere tutti gli articoli su Samia e si rabbrividisce nell’apprendere che era proprio TUTTO VERO. La sua foto (bellissima) fa sentire piccoli, in colpa.

A questo servono i romanzi. A non far morire delle storie così preziose. Samia che lotta per la libertà resta dentro con un libro che non si dimentica. Il lettore più onesto, se potesse, probabilmente chiederebbe scusa a questa protagonista sognatrice, un’atleta ignorata dall’Europa e in balìa dei trafficanti di migranti. Ringrazierebbe Catozzella per aver scritto la sua storia magistralmente.

Ma probabilmente questo non basterebbe a placare il senso di impotenza e ingiustizia che Non dirmi che hai paura porta con sè.

Ma non c’era molto di minimizzabile in me. Ero piccola solo perchè ero anche guerriera. E la piccola guerriera era pronta, ancora una volta, a combattere.

Samia Yusuf Omar

Se volete che il cuore vi si spezzi approfondendo la storia drammatica di Samia, cliccate qui.

Sarebbe bello chiederci veramente, e profondamente, di chi è la colpa di tutto ciò. Ciò che accade a Samia e tantissime altre persone disperate e speranzose.

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.
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