Non c’è un pianeta B: il cambiamento climatico che non piace a nessuno

No, non ne parliamo. Non parliamo di cambiamento climatico, non ci azzardiamo, sapete perché? Perché uno dei pochi temi che dovrebbe interessare il globo intero, ossia la sempre più probabile scomparsa della razza umana, agli uomini non interessa. Semplice e ridicolo, no?

Parliamo di migranti che-vengono-in-casa-nostra, la stessa casa che a breve sarà sommersa con noi e loro dentro. Parliamo di calcio, che i mondiali sono importanti. E parliamo pure di gossip, o di quella cultura americana che ci ha violentato e che vomita su di noi un mare di schifezze che facciamo pure passare per cose cool (bello il discorso di Lady Gaga agli oscar, comunque). Insomma parliamo di qualunque cosa ma non del fatto che moriremo – e lo sapevamo già, ma che moriremo male e i nostri figli peggio ancora, e i nipoti chiederanno perché l’avete permesso e menomale che nessuno di noi potrà più rispondere. Sapete che disagio? Eh no, a nonna. Ero più contenta di avere le mie comodità e di essere ricca, spostarmi in auto e mangiare vitelli, lo preferivo al pensare al tuo futuro tra guerre e carestie e glaciazioni.

Mi vergogno. Un po’ perché fino a qualche anno fa ero in prima fila a impersonare l’ignoranza sul tema. Un po’ perchè il tema cambiamento climatico adesso è inevitabile e solo i ciechi più ciechi di me non se ne rendono ancora conto. Si prendono in giro vegani e animalisti, esistono specie come i terrapiattisti, e intanto uno come Trump esce dall’Accordo di Parigi sul clima e niente, é molto più costruttivo squadrare ironicamente un cristiano preoccupato per la terra definendolo “uno con la moda per l’ambientalismo”. Che matti sti qua, oh. Ancora si porta sta storia? Ormai la differenziata la facciamo, mo volete pure decidere cosa devo mangiare e cosa comprare? Addirittura devo essere consapevole di ciò che faccio? Ma no, grazie. Meglio affidare ogni mia scelta al caso, al gusto. Compriamo questi cereali imballati in otto buste di plastica, sono simpatiche col disegno dell’orsetto. Esce pure la sorpresa. Di plastica pure quella, mi pare ovvio.

Umano, troppo umano

Se volete sapere quanto siamo distanti da una soluzione, leggete la documentazione di Parigi. Di decarbonizzazione non si parla neanche, tutti i paesi si impegnano a fare tot nel tot tempo ma non esistono sanzioni per chi ignora l’accordo. In poche parole, ognuno facesse quello che vuole.

Insomma, alla conferenza “There’s no Planet B”, tenutasi a Bologna il 28 febbraio, si è parlato un po’ di questo, del futuro del pianeta. E si è capito che è troppo tardi per tutto. È tardi per aspettare che ogni singolo cerchi di evitare scelte distruttive per il mondo. È tardi per aspettare che le politiche smettano di pensare ai loro profitti per domandarsi che fine faremo noi tutti. È tardi su tutti i fronti, in poche parole, perché sono già anni che si parla di emergenza ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

La temperatura del mare aumenta di 8 decimi all’anno, il suo livello di 2.3 mm. Ma le vacanze al sole so ugualmente belle, quindi chissene. Alla conferenza si è parlato in particolare dell’Italia, che non ha chances. L’acqua sta mangiando le coste, ma per qualcuno è meglio, così gli immigrati ci arrivano più difficilmente, no? Gli orsi muoiono, ma morirono anche i dinosauri, li ritroveremo al museo. L’isola di Kiribati sta scomparendo, e gli abitanti saranno dei nuovi migranti obbligati a lasciare il proprio paese… potranno tornarci solo per le lezioni da sub, ma chissà dov’è che si trova st’isola? Piogge a casaccio, bufere di neve, caldo asfissiante e in aumento. Cataclismi qua e là, ma fintanto che accadono in Indonesia “ma che tragedia oddio povera gente”, accadesse in occidente voglio vedere le reazioni.

Insomma, abbiamo parlato un po’ del fatto che il gesto singolo in cui tanto si credeva anni fa, anche quello ormai non è abbastanza. Abbiamo circa dodici anni per invertire rotta e siamo onesti, l’Italia – ma direi anche molte altre nazioni, primi fra tutti li USA – negli ultimi anni hanno dimostrato più segni di regressione che di miglioramento.

Le risposte sono difficili, ma almeno abbiamo le domande

Che fare? Perchè la reazione naturale sarebbe di andare a bere due/tre litri di alcol e distrarsi con un video sugli unicorni. E invece non avrebbe senso, onestamente. E quindi, ancora, che fare? Parlarne, per esempio. Almeno. Così un giorno si potrà dire: senti amore, la nonna ha fatto il possibile per evitarti questa vita di inferno. Che poi non era abbastanza, lo sappiamo la mia coscienza ed io. Ma almeno sapevo cosa stava accadendo, e per colpa di chi.

E a proposito di bambini, la sovrappopolazione è uno dei problemi del pianeta. Ma quanti siamo? Ma come mangiamo tutti? (e infatti guarda che caso, già oggi, mica mangiano tutti…), e come beviamo acqua potabile?, e poi arriva il come ci spostiamo, come ci muoviamo? Sapete che il carburante degli aerei è uno dei principali inquinanti a cui non esiste alternativa, a differenza del carbone (che comunque non vogliamo abbandonare!)? Non esiste un sostituto non dannoso per l’ambiente. Aaa cercasi travel blogger che lo facciano presente, qualche volta.

E che facciamo, non viaggiamo più? Io in primis, a quante cose non sono disposta a rinunciare? La risposta è difficile, ma non vuol dire che non debba essere cercata. Mi sa che alla fine, il punto è proprio quello. Perché abbattiamo le foreste senza ritegno e non ci pensiamo quando usiamo la carta. E nemmeno se negli alimenti c’è l’olio di palma, se è per questo. Il punto è proprio il non pensare, direi.

Se tutto ciò vi deprime, se vi spaventa, se non ci vedete soluzione, non smettete di pensarci. Ridete amaramente pensando che la razza umana morirà a causa dei peti emessi dagli animali negli allevamenti intensivi. Pensate a secoli di storia e di conquiste, di scoperte e di scienza. Pensate a quanto tutto questo sarà spazzato via dall’aerofagia delle mucche. Pensateci, sorridete e pensateci ancora, poi magari provate a fare qualcosina, seppur tutto si fermi al pensare. Perché da un pensiero che è un sassolino nel mare, iniziano a muoversi le onde. E a volte la marea si alza e diventa forte. Anche nella realtà, succede già.

Pensiamoci un po’.

Sensi di colpa? Bere o agire:

  • Per uno spazzolino da denti in bambù, clicca qui
  • Per smettere di comprare vestiti a casaccio e scambiare quelli usati, clicca qui
  • Per scarpe in materiali riciclato con guadagno di nuovi alberi piantati, clicca qui
  • Per una coppetta mestruale al posto di assorbenti inquinanti, vai online e scegli la tua preferita!