Sei del Sud? Allora fai schifo!

C’era una volta un detto che fa: “La madre degli sciocchi è sempre incinta”. Incipit grossolano di un articolo non intenzionale, che nasce dalla rabbia di dover sentirsi dire: “Sei del Sud? Allora fai schifo!” Difficile sentir pronunciare testualmente questa frase. Interessante è, piuttosto, la perifrasi che si adotta per esprimere tale concetto, giri di parole decorati e conditi solo per arrivare al punto che, se sei nato e cresciuto sotto la metà dello stivale, molto probabilmente sei un retrogrado. Raramente il Beota di turno comunica questo pensiero francamente, è molto più probabile che vada avanti con battutine di vario genere fingendo che non siano offensive. E, se poi te la prendi, sei proprio suscettibile oh.

Mi è capitato di lasciar perdere discussioni di tale genere quando in partenza era già tutto perduto, e soprattutto volevo preservare la mia bile. Ma stavolta no. Un altro articolo sulla noiosa rabbia dei meridionali, potrete pensare. Beh, sono fiera di continuare a indignarmi. E non per la mia città, e nemmeno per il mio Paese, bensì per il mio valore di persona, poichè non merito di essere giudicata sulla base di pregiudizi, stereotipi e statistiche. Già, perchè quando si parla di Napoli si tirano sempre in mezzo le statistiche. Tutto è nato perchè ho raccontato che hanno tentato di rubarmi il cellulare a Bologna e Torino. Impossibile, la risposta. Possibile e accaduto, la mia controrisposta.

Ma perchè, e dico perchè, ogni volta che dico di essere di Napoli, c’è un attimo di sospensione in cui devo aspettarmi un commento sulla mia provenienza? In cui devo temere di dovermi difendere? Difendermi da cosa, precisamente? Giustificarmi di cosa, per chi?

Lettera a un Beota

A quanto pare, solo a Napoli esistono gli scippi. Ma no, direte voi, è solo staticamente più probabile che accada a Napoli. Beh, io direi che staticamente nella mia vita mi hanno derubato più nel resto del mondo, però sarà un’eccezione. Ma fosse questo il problema.

Secondo colui che chiamerò il Beota di turno, tutti noi che siamo del Sud andiamo al Nord per un motivo molto semplice: si sta meglio. Ah sì? Certo, è oggettivo, fa lui. I servizi sono migliori, le infrastrutture, la qualità della vita, altrimenti perchè saresti venuta qui? Tu e tutti gli altri?

Ma no, signor Beota. Ma veramente no. Io sono qui perchè ho più possibilità di trovare lavoro, nient’altro. “Appunto, se giù un lavoro non si trova un motivo ci sarà, no?”, mi fa, come se fosse ovvio. Ovvio che provengo dal quarto mondo, un luogo in cui la civiltà è sconosciuta.

Il motivo per cui non si trova lavoro nel Meridione, caro Beota, sicuramente va al di là della sua comprensione. E il non essere uniti per risolvere una tale piaga è solo controproducente, e porterà solo sempre più gente a spostarsi.

“Appunto, si vive bene soltanto al Nord”, ribatte ancora, così convinto che non capisco come si possa essere così certi delle proprie idee senza mai metterle in discussione.

E chi nega che la situazione al Sud sia disperata?, non io di certo. Parlate con tutti coloro che sono costretti ad andare via da casa, a lasciare abitudini e amici, e non per scelta. Perchè insisto sulla NON scelta delle azioni. A me piacerebbe molto vivere in un paese che mi dà la scelta: vuoi andare o via o resti?, ma così non è. La scelta è il privilegio dei settentrionali, i quali – beati loro! – possono decidere di restare nel luogo in cui sono nati. Questo vuol dire che vivono in un posto migliore? Ma anche no, soltanto in un posto con più opportunità.

Il Beota non mi crede e ribatte che lui non vivrebbe mai in una città in cui ha paura di uscire di casa. Caro Beota, ma tu credi seriamente che io abbia paura di percorrere le strade del centro storico di Napoli? Che scatti il coprifuoco? Che sparino sulla folla? E credi realmente che in ogni paese di periferia meridionale viga l’ignoranza e che nei paesi del Nord il provincialismo sia cosa sconosciuta? Ma di cosa stiamo parlando?

“Beh, io da un medico del Sud non mi farei operare mai”, dice ancora, l’ottusità fiera maestra. Si può mai ribattere ad un’affermazione del genere? Insomma, il Beota crede che io viva in mezzo ai furti e alle sparatorie, che nessuno sarebbe capace di curarmi in ospedale (semmai ci fossero), e che invece a Bologna io abbia trovato i primi autobus della mia vita e la vasta cultura italiana. “E poi qui ci sono università e tanti eventi”, aggiunge tanto per peggiorare la situazione.

Caro Beota, Napoli è forse il triplo di Bologna. Gli artisti sono ovunque, la cultura si respira e si vive quotidianamente. Eccome se ci sono eventi, e tanta musica. Eccome se si studia. E ci saranno, come in ogni parte del mondo e anche di più, delinquenti e criminalità, ma tu credi seriamente che a migliorare la qualità della vita sia venire qui per incontrare gente che la pensa come te? Ma no, grazie. Per fortuna non ne conoscevo tanti come te, prima di te.

Alla fine, come dice il mio settentrionale collega, “con questa gente qua è inutile parlarci.” Sarà anche vero, ma quello che mi premeva dire è che si inizia con l’odiare i meridionali, poi i migranti e gli ebrei e quelli con il naso storto. E facciamo fuori tutti i poveri e gli storpi o che so io.

Non m’importa di difendere la mia città, che tanto solo se ci sei cresciuto la puoi capire. E la ami e la odi, che la lasci o meno, avrai sempre quel sentimento contrastante di rabbia e familiarità, e il meridionale è il primo a rifletterci con dolore. Non m’importa di difendere i napoletani o quelli del Sud, perchè chi fa di tutta l’erba un fascio è solo un altro Beota coi paraocchi.

Voglio invece dire, caro Beota di turno, che a me invece non interessa la tua provenienza. Non è interessata mai, neanche quando hai iniziato a parlare. Tutt’ora non so dove sia nato, e spero che tu sia cresciuto in una città con tutti i comfort, con la tua famiglia vicino, con tutti i servizi che credi di meritare.

A me interessano le persone, e la loro sofferenza e la loro gioia, e quanto sono disposte a condividere di bello o di brutto su se stesse e sulla loro vita. E quando tu mi dici “Io spero di non incontrare mai napoletani sulla mia strada”, io posso risponderti che io spero invece di incontrare tante tante persone nella vita, da ogni parte del mondo, e spero proprio che non siano come te.

Foto: Danila Imperadice