Il libro del mare di Morten A. Strøksnes

Il libro del mare di Morten A. Strøksnes

Per gli amanti del mare e i più curiosi, una storia che ha poco dell’avventura e molto di didattico.

Una sinossi convincente per una lettura che, invece, si rivela un po’ deludente. Eppure “Il libro del mare” non perde il suo fascino, pagina dopo pagina: basta accettare che la storia è solo un espediente perché si parli del mare sotto ogni suo aspetto.

Il protagonista, narratore in prima persona, racconta la sua avventura alla ricerca dello squalo della Groenlandia. Suo amico nell’impresa è Hugo, artista e lupo di mare, nonché cantastorie e uomo di cultura ed esperienza. La storia però è pressoché immobile, statica, e ogni azione è solo legata al tempo: se cattivo non si esce in mare, se è buono si attende con la lenza che lo squalo abbocchi. Il paesaggio di sfondo, fondamentale, è quello dei fiordi del nord, e tutto sembra esser spunto per parlare del vero protagonista: il mare.

Un tuffo nelle acque

La magia del romanzo di Strøksnes sta nella scoperta del mondo marino da un punto di vista biologico e mitologico. La descrizione delle creature più strane (calamari vampiri, tanto per dirne uno) è, per quanto didascalica, interessante. Così come lo è la scoperta dell’esistenza di cacciatori di balene, di “sbronze da squalo” a causa di un veleno presente nel loro sangue, della leggenda degli iperborei e dei marinai annegati.

“Il libro del mare” è insomma una ricca fonte di conoscenza marittima, ma soprattutto è un inno al mare. È il connubio tra letteratura e scienza, tra mistero e immaginazione; è il tentativo di scavare a fondo negli abissi oceanici a noi tutt’ora sconosciuti, scandagliando il legame che unisce da sempre uomo e mare.

Magari guardare l’oceano in tempesta fa sentire a qualcuno quanto è vecchia la terra: quell’immensa superficie dove il vento scava rughe sul fronte delle onde, la schiuma che vola come capelli bianchi, il rombare profondo, e tutto quanto dà al mare il suo aspetto ancestrale.

Perché tra nozioni di geologia e astronomia, l’obiettivo dell’autore è di dare voce alla passione umana per il mare, culla della vita e ispirazione poetica, focolare di fantasia e immaginifiche peripezie. L’intento del romanzo è dunque chiaro, ma si perde in un risultato insoddisfacente. Il potenziale iniziale si perde in nozioni e citazioni continue (con anche note e riferimenti) che, se non si è veri appassionati, tende a stancare. C’è però da dire che tutto è molto accessibile anche ai non intenditori, per cui chiunque abbia voglia di imparare sull’universo marino troverà un valido e insolito “manuale” ne “Il libro del mare”.

Le molecole si combinano a un ritmo vertiginoso in varianti sempre nuove, come lettere si legano l’una all’altra in nuove parole, che diventano frasi, e magari interi libri. Se si pensa alle molecole d’acqua come  a lettere, si può affermare che il mare contiene tutti i libri mai scritti, in lingue conosciute e non. Nei mari si creano altre lingue e alfabeti, come RNA e DNA, molecole in cui i geni si attivano e disattivano in ondate che scorrono attraverso strutture spiraliformi, e decidono se il risultato sarà un fiore, un pesce, una stella marina, un piroforo o un essere umano.

Qui l’intervista di Libreriamo all’autore

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