l'estate muore giovane

L’estate muore giovane di Mirko Sabatino

Un libro scritto molto bene che ha la capacità di farsi leggere in poche ore e catturare la completa attenzione del lettore.

L’esordio di Mirko Sabatino per Nottetempo merita attenzione: fin da subito ci si lega ai protagonisti descritti alla perfezione. Ognuno ha un carattere, una storia, una diversa famiglia in cui riusciamo a immergerci, e tra loro sono uniti da una solida amicizia tra dodicenni. Lo sfondo è un paese in cui tutti sanno tutto dell’altro, cosa che permette all’autore di caratterizzare molto bene anche i personaggi secondari. Assenze, insoddisfazioni, desideri, l’intero spettro delle emozioni umane è molto ben tratteggiato.

Mimmo è quello del gruppo meno coraggioso, vittima delle pressioni della madre perché si faccia prete; preso spesso in giro un po’ perché grasso un po’ perché fifone, pende dalle labbra dei suoi amici.  Damiano brilla di luce propria, un piccolo uomo che la sa lunga e riesce ad avere un rapporto paritario con gli adulti; sua madre è un ex attrice frustrata ma desiderata da ogni uomo in paese. Il protagonista narratore, infine, è Primo, orfano di padre e fratello di Viola, una bambina intelligente e gentile che soffre moltissimo per la morte precoce del genitore, insostituibile. Riceve una lettera da suo defunto padre da cui non si separerà mai e conduce il filo della narrazione sia come motore dell’azione che come attento osservatore.

La bravura di Sabatino sta proprio nell’utilizzo preciso delle parole, che trascinano il lettore in un sempre crescente vortice di tensione. Più volte si ribadisce che i tre ragazzi vanno incontro alla fine della gioventù, e di fatto sarà così: ma non sapere né come né quando accadrà crea una forte curiosità che spinge a continuare la – piacevole – lettura.

Tutto quel che feci fu di sprofondare nella resa vile e liberatoria di un silenzio totale, immemore dell’esistenza della parola.

Tutto ciò che avviene in questo caldissimo paesino del Gargano, insomma, è descritto impeccabilmente e la storia decolla fin da principio. Ma quello che dovrebbe essere un colpo di scena finale, il punto di arrivo dopo tanti sospetti, per quanto sicuramente piova inaspettato colpendo dritto al cuore, scivola troppo nell’inverosimiglianza. “L’estate muore giovane“, che poteva restare a prescindere impresso nella mente per la brillante prosa, finisce per diventare un’amara ed eccessiva tragedia. Un vero peccato vista la grandissima potenzialità del romanzo da cui sarà impossibile separare l’orrendo finale inutilmente drammatico.

Perché inutilmente? La denuncia ai gravi fatti perpetrati da alcuni membri della Chiesa è interessante, ma tutto ciò che accade dopo, la feroce violenza di una vendetta senza senso, appare forzata e finisce per rovinare un po’ quell’atmosfera che aveva accolto il lettore da principio. Il patto che lega i tre ragazzi, di mietere vendetta se uno dei tre avesse subito un torto, diventa, da un innocente promessa, a premessa di una feroce (a  tratti illeggibile) brutalità. Epilogo troppo frettoloso.

Grande merito comunque all’autore che è riuscito a delineare una storia coinvolgente e intensa, e, in fin dei conti, che non si fa dimenticare.

E il pensiero, che di solito sta di guardia, e permette solo alle parole adatte di uscire dalla bocca, è stato ammazzato dal dolore.

Clicca qui per uno stralcio della presentazione presso la Ubik di Foggia

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.
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