Le tartarughe tornano sempre
Recensioni

Le tartarughe tornano sempre di Enzo Gianmaria Napolillo

Amazon dice: avete amato Non dirmi che hai paura di Catozzella? Allora forse dovreste leggere Le tartarughe tornano sempre di Napolillo. Le recensioni dicono: libro commovente che affronta il tema delicato dell’immigrazione in Italia. Beh, io dico che se potessi tornare indietro spenderei i miei soldi per comprare qualcos’altro.

Le tartarughe tornano sempre è un romanzo puerile. È una storia d’amore tra adolescenti in cui, ogni tanto, esce fuori “il tema migranti”, un po’ a caso. Tutto ciò che di banale poteva esserci c’è, anche se emerge  il tentativo di Napolillo di elevare un po’ lo stile di scrittura. Ma è solo un tentativo vano che riesce a salvare la mediocrità dei contenuti.

Una storia tra adolescenti

Salvatore, un classico ragazzo bonaccione e senza pretese, vive sull’isola (Lampedusa?) da sempre e non ne è mai uscito. Si innamora di Giulia, una ragazza di famiglia borghese che viene in vacanza lì. Caso vuole che dopo svariate pagine smielate su questo rapporto acerbo e inconsistente tra i due ragazzi, finalmente i due facciano sesso per la prima volta. Subito dopo, una nave di migranti affonda e loro trovano i corpi in spiaggia. L’esperienza li turba parecchio, ma non tanto da distoglierli dall’unico filo conduttore del romanzo, il rapporto amoroso tra i due. Che è tra l’altro a distanza, poichè Giulia vive a Milano. Naturalmente suo padre, un cattivo bigotto che è il clichè dei clichè, si oppone a questa storia che si basa su una corrispondenza vecchio stile. Già, perchè i due non usano il telefono, è troppo tecnologico e poco romantico, così per anni Salvatore e Giulia stanno insieme senza vedersi nè sentirsi, continuando ad amarsi ugualmente. Non esistono altre persone, non esiste alcuna crescita personale, tutto è in un mondo magico e fatato e, ovviamente, irreale.

Ma Napolillo continua a infarcire la storia di banalità. Lui va a Milano, tipico ragazzo di paese spaesato dalla metropoli. Però tutto va a rotoli perchè, pur amando Giulia senza motivo, Salvatore, ragazzo dai valori sinceri e saldi, non si trova nell’ambiente borghese di lei, perchè basta avere una vita agiata per essere automaticamente brutti e cattivi. Quindi lui torna sull’isola a fare il pescatore. Ma i fanciulli si amano ancora, tra un migrante e l’altro che sbarca sull’isola solamente per essere nominato a vuoto. Alla fine anche Salvatore parte per Milano con una ragazza con cui ha un rapporto di amicizia che diventa sessuale ma – ovviamente – non all’altezza di quello con Giulia, che non vede da tipo tre anni. Quindi la poverina di turno lo seduce ma vive nell’ombra di questa Giulia che ora vive a New York, perchè il padre l’ha costretta a fare architettura come lui (puah). Poi però Salvatore fa il salto di qualità, il passaggio di classe sociale, si iscrive all’università di Lettere – ovviamente – e poi se ne torna sull’isola dopo essere stato nella brutta e cattiva Milano.

Insomma, di cosa stiamo parlando? Perchè non bollare questo romanzo come una storia d’amore per ragazzi? Senza pretese, aggiungerei, e anche stereotipata fino alla nausea. La visione dell’autore è infantile, la storia scontata, il tema sui migranti affrontato in modo superficiale ed è solo un pretesto per scrivere una storiella d’amore tra ragazzi. No, no e no.

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.

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