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Le anomalie dei (miei) sogni

Mi sono ritrovata a riflettere più in tempi estivi che in quarantena, perché alla fine una cosa non posso negarla: è lo scontro e incontro con gli Altri che mette in discussione, molto più che la chiusura tra le mura di una prigionia.

Anomalia: irregolarità, difformità dalla regola generale, o da una struttura, da un tipo che si considera come normale. I miei sogni hanno preso pieghe anomale, o forse è così che sono cresciuti già. Mi ritrovo sempre più spesso a lottare contro una Me più forte che avrebbe molta voglia di arrendersi a un mediocre scorrere della vita. Lo avverto in me e in tanti altri miei coetanei per cui, a dirla tutta, il Virus è stato solo una ciliegina su una torta malfatta anziché uno stimolo al cambiamento. Anomalia è la devianza da quel percorso che, pur modificandosi con gli anni e gli eventi, resta il tappeto guida su cui camminare, sfilare o strisciare (a seconda del mood e del Tempo e della Vita). Anomalia è essere lontani da quella via familiare e strizzare gli occhi per ritrovarla, senza però sapere se ne valga più la pena.

Sembra il momento degli Avrei Dovuto:

avrei dovuto fare un master bilingue ad Amsterdam in sociologia o

avrei dovuto mollare tutto a diciott’anni e girare con un camper per tutta l’Europa o

avrei dovuto mantenere più contatti per creare una rete di scambi e

avrei dovuto mettere da parte i soldi per aprire il mio brand di braccialetti fatti con le conchiglie.

Insomma gli Avrei Dovuto che a volte sono ridicoli per la loro inverosimiglianza ma è proprio quello l’indice che ci si sta per arrendere – non credere più che tutto sia possibile.

Avrei dovuto credere?

Nella visione più fatalista delle cose, che è l’unica che dei giorni mi permette di sopravvivere serena, si potrebbe dire che gli Avrei Dovuto sono solo Mosche che ronzano nelle orecchie degli Inquieti. Perché l’Avrei Dovuto non serve a cambiare il passato, ma dovrebbe rendersi materiale per un possibile presente da migliorare: e per questo l’Inquieto non dorme la notte, perché sa che il potere di cambiare è nelle sue mani.

L’uomo inciampa, il piede affonda sul terreno molle e si ritrova a precipitare nel dirupo: muore e gli Avrei Dovuto non può neanche pensarli; appare ovvio che non avrebbe dovuto poggiare quel piede, ma ha pagato con la vita. Noi vivi ancora possiamo interrogarci sulle nostre scelte, illuderci per un po’ di aver imparato qualcosa, ripeterci che siamo quel che siamo per le scelte che abbiamo compiuto.

L’Avrei Dovuto più forte che mi tormenta è l’Avrei Dovuto Creder(ci)e di più, che poi è un Dovresti Crederci di più anche adesso, quasi come se “Volere è Potere” fosse davvero la formula dei vincenti. Quasi come se arrendersi fosse sciocco, quasi come se non seguire il leitmotiv Disney significasse sì crescere, ma crescere male.

Tutto ciò che è scritto qui vuol dire soltanto una cosa, che non mi è nuova anche se cambia forma e nome: se morissi domani anch’io, inciampando, vorrei farlo sapendo che tormentata instabile vile ci credevo ancora e ci provavo, almeno un po’: memorandum dei sognatori che rifiutano le sconfitte.

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.

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