L’aggancio di Nadine Gordimer

L’aggancio di Nadine Gordimer

L’aggancio è il tredicesimo romanzo di Nadine Gordimer, scritto dieci anni dopo il Nobel per la Letteratura. Autrice a me prima sconosciuta, mi ha condotto nella storia d’amore tra Julie Summers, bianca e ricca ragazza di Johannesburg, e un uomo che si fa chiamare Abdu, immigrato illegamente in Sudafrica dal Marocco (che tuttavia non viene mai nominato).

Questo romanzo è affascinante perchè la tematica attorno a cui ruota tutta la storia è la differenza culturale tra chi è privilegiato, a casa propria, e chi non ha nulla se non visti scaduti e lavoretti a nero. Differenza che si accentua con l’adattamento forzato con cui i migranti devono lottare quando arrivano in un luogo estraneo, che certo non li accoglie a braccia aperte.

Julie ha preso le distanze dalla sua famiglia biologica, si rintana al bar col suo gruppo di amici fidati e trascorre una vita tranquilla tra un lavoro poco soddisfacente e birre e e chiacchiere. Abdu è un meccanico misterioso e scontroso, senza filtri, il cui flusso di pensieri è una continua critica a ciò che lo circonda, in perenne ansia per l’incerto futuro e la sua sorte di espatriato, le sue speranze sotto terra. Fuga, Abdu ha l’ossessione della fuga e un disprezzo doloroso per il suo paese di origine in cui non vorrebbe mai far ritorno. Eppure questo dovrà accadere, proprio quando la sua storia con Julie, da lui considerata una borghese in cerca di avventure, si fa seria.

Agli occhi di Abdu Julie è una folle, una viziata in cerca di nuove storie da raccontare ai propri amici. Abdu la svaluta, poichè pensa che lei non possa neanche immaginare la povertà e la miseria, i dogmi e la religione che vigono nel suo paese. Ma Julie sorprende lui e anche il lettore.

Storia d’amore e di fuga

E ora i suoi occhi si erano fatti penetranti come fotoelettriche e la scrutavano, le sue labbra erano dischiuse da un intenso dolore anzichè da quel suo bellissimo sorriso sinuoso. Perfino questa cosa che ho addosso, questa lurida… perfino come-si-chiama, un riparo, un angolo della strada in cui dormire, è suo, non mio. Così stanno le cose. Tutto quello che ho è suo.

L’aggancio di Nadine Gordimer è indubbiamente molto più di una storia d’amore, è la storia di due realtà che collimano nonostante difficoltà più che serie quasi insormontabili. Se mai è esplicitata parola sui sentimenti dei due protagonisti, è ben chiaro quanto i due collaborino per combattere le differenze linguistiche, culturali e anche pratiche. La famiglia di lei si opporrà alla descrizione della famiglia musulmana di lui, e Julie riuscirà a integrarsi in un mondo a lei del tutto estraneo e in un modo mai immaginato prima da Ibrahim (il suo vero nome).

Una lettura interessante e scorrevole che si fa apprezzare, ma che sicuramente è stato solo l’incipit della conoscenza di questa autrice, molto più famosa per i suoi saggi e le conferenze. Donna sudafricana con origini ebraiche, portavoce dei più deboli, dei discriminati, non ha mancato di esprimere la propria indignazione per le condizioni attuali del Sudafrica.

Andiamo in un altro paese
Nè il mio nè il tuo
E ricominciamo.
In un altro paese? Quale?
Uno senza fuochi, dove la febbre
É in agguato sotto le foglie, e l’acqua
Venduta a chi ha sete?
E portare roba o soldi
Nelle scarpe per non morire di fame?
La speranza sarà il nostro passaporto,
Tutto il resto va da sè,
Tu dì solo sì.

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