La storia della forchetta e altre stranezze
La storia della forchetta e altre stranezze

La storia della forchetta e altre stranezze

Ci vorrebbe proprio una passata di spugna su quest’anno, si dice in giro. Io sempre un po’ colpevole di aver avuto un anno parecchio stimolante con tutta la pandemia, penso pure che a noi non piace affatto affrontare le difficoltà: vorremmo annullarle del tutto.

Altrimenti come si spiega che siamo arrivati ai giorni nostri con un oggetto come la forchetta? Ragazzi, lettori, amici, la storia della forchetta ha un fascino incredibile, che voi ci crediate o no. Su Wikipedia trovate tutto, non solo il fatto che fosse considerato un bene di lussuoso, una moda dei privilegiati (novità non è: i ricchi dettano i trends), ma che la Chiesa addirittura la bandì: ci pensate?, oggi il papa lancia frecciatine contro l’omofobia e un tempo le forchette venivano dichiarate oggetti del demonio. Chiaro il perché, richiamavano a una simbologia satanica, probabilmente il tridente con cui io ho subito immaginato più il padre di Ariel che Satana.

Re Tritone

Ma se la forchetta si è spogliata delle sue vesti blasfeme ed ha fatto ingresso nelle nostre case, quanti altri oggetti hanno una storia recente anche se per noi sono tipo essenziali? Ho sempre pensato a questo genere di cose in due sensi: lato tecnologico, che-palle-mio-Dio-si-parla-solo-di-quello, e lato archeologia usi e costumi, del tipo vasi di terracotta e ombretto degli antichi. E invece cerca e ricerca, scopri che il documentario di Bill Gates sulle fognature ha il suo perché, certo, ma scopri anche che nel rozzo Medioevo, quello che vogliono rivalutare a tutti i costi e non definire più il secolo buio, la gente lanciava le proprie feci dalla finestra.

Mi immedesimo nel passante di turno, mi immedesimo in chi rinuncia alla passeggiata mattutina. E poi ovviamente ringrazio di essere nata un po’ più in là, anche se chiaramente sono in una pandemia ma insomma, mi pare chiaro che si possa diffondere una cosa come la peste di frequente, se cammino con la possibilità che qualcuno mi scarichi in testa la sua cacca.

Ma torniamo alla forchetta, mi chiedevo quanta comodità avesse iniettato nelle nostre vite, mi dicevo che è utile per afferrare e infilzare, non sporcarsi da capo e piedi, magari un tempo dovevo arrivare al pozzo per lavarmi?, ma no, signori, non è quello il punto. Il punto è non scottarsi, è una cosa così ovvia che mi ha fatto nascere un loop di pensieri sul bon ton.

Al punto che davvero vorrei comprare un libro sulle origini del galateo e scoprire come mai siamo passati dal mangiare con le mani stesi sul letto tipo i romani, a stare a tavola con i gomiti all’ingiù e mille tipi di posate. Probabilmente è questo un interesse che avrei potuto soddisfare già alla scuola elementare, lo so, ma ogni cosa a suo tempo, si dice. A ognuno il suo percorso.

La carta igienica batte la forchetta?

La cosa più strana di tutto questo è che se anche soprassediamo sopra l’interessante storia che ogni oggetto si porta con sé, ci rendiamo facilmente conto come l’umanità sia assurda. Avete mai cercato la storia del bottone? Una cosa come il bottone ti può far uscire di senno, ma seriamente, e non voglio insistere su tematiche purtroppo ad oggi considerate spiacevoli (esempio: i peti), ma sapete che la carta igienica ha un inventore? Joseph Gayetty, che aveva fatto anche stampare il suo nome su ogni foglio di carta. Lui voleva esplicitamente che la gente si pulisse l’ano con il suo nome.

Vi invito a visitare questa pagina che mi ha inquietato più di quanto immaginassi: Storia della carta igienica. C’è perfino un paragrafo speciale sulla carta igienica e il Covid, con tanto di foto e spiegazioni per capire come sprecarne il meno possibile in periodo di necessità: vedi ancora voce pandemia mondiale. Ma non è neanche quello a shockarmi, e nemmeno gli studi sociologici e i dibattiti di costume sull’utilizzo sull’orientamento del rotolo posto nel portarotolo che, per la miseria, esistono sul serio. No, e forse non mi sconvolge neanche che solo nel 1930 lo slogan pubblicitario della carta igienica dichiarava “senza schegge” – anche se mi regala qualche brivido, a dirla tutta (1930?? Ma mia nonna è nata in quell’epoca…).

La cosa che mi lascia più basita di tutte è che l’invenzione della carta igienica di Gayetty fu un fiasco, e lo fu anche la successiva proposta di qualcun altro di commercializzarla. La gente non voleva comprarla, non ne era interessata: il boom ci fu solo con l’idea del rotolo.

Ma che problema abbiamo? Come facciamo ad essere così restii ai cambiamenti, che accettiamo solo se ce lo vendono in formato carino? Davvero abbiamo bisogno del rotolo per abbracciare la novità? Come posso essere io una “persona di successo” se perfino l’inventore della carta igienica fu preso in giro e respinto? Quanto deve avere sofferto per aver pensato di avere inventato una cosa inutile? Perché ci è così difficile immaginare la diversità, e perché continuiamo a considerare il sovversivo, il divergente e il perturbante come elementi di pericolo e non di opportunità?

Dalla forchetta, alla carta igienica alla stagnante condizione dell’arte e dell’umanità, cari lettori. Dalla pandemia 2.0 è tutto.

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