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Crepitio stelle, La sottrazione e la quarantena

Mosche, libri e altre cose

Pensavo che avrei scritto una recensione per La sottrazione e una per Crepitio di stelle, rispettivamente editi da Sur e Iperborea. Ma non ho alcuno stimolo per farlo, mi chiedo se sia perché ho passato la seconda domenica di fila a fare polpette (io, il cui piatto forte è la pasta col tonno), o se sia più realisticamente perché nessuno dei due libri mi è entrato dentro. Avrei scritto qualcosa di banale immeritato per quei martiri degli scrittori, che si impegnano come dei matti a buttar giù in parole il loro mondo interiore attraverso una storia, e insomma non me la sono sentita perché qua la colpa più che la loro è la mia. Però insomma, avere il colpo di fulmine con un libro non è mica cosa facile. Proprio i colpi di fulmine sono cosa rara in generale, ahimè, anche se sarebbe molto utile e bello se ne avessimo tutti di più.

Ho perfino fatto la grafica con le mosche, che vedete nell’articolo. Mi sembra che questa seconda quarantena, svoltasi nella terza nazione da quando il Coronavirus si è sparpagliato, sia la peggiore per lo sciame di inerzia che ha portato con sè. Ho pure comprato le tempere, una giacca nuova che ho poi restituito, due riviste d’arte e mi sono iscritta a un corso online molto bello e sto provando nonostante tutto a scrivere a fare yoga, ma in fondo niente di niente, permane una sensazione di impazienza avvolta in una patina di tristezza.

Ma due righe le scrivo ugualmente.

Brevi commenti su una patina

La sottrazione è un esordio molto potente, ma lo avrete già letto altrove (cliccando qui, l’invitante recensione altrui su questo libro che “scava nell’ineluttabile fissità delle ossessioni”). Mi piace tanto la penna della cilena Zeran, anche se la storia non è che sia proprio strutturata. Il percorso che fanno i giovani appartenenti alla generazione post dittatura di Pinochet ha un suo fascino, ma ho avuto l’impressione che la storia si concludesse troppo presto. E che tutto fosse solo un grido di dolore con un’eco gigante incapace di prendere forma.

E che alla fine mi piacessero più le recensioni di questo libro che il libro stesso, e quando è cosi mi viene un po’ di stizza.

Speravo che Crepitio di stelle mi facesse sognare, e non posso dire che non abbia i toni romantici della nostalgia. La solita Iperborea, non sto neanche più a dirlo, e la capacità di Stefànsson di descrivere il mondo con gli occhi di un bambino è allucinante. L’ambientazione nordica ha sempre il suo fascino-da-mondo-lontano, e le storie d’amore degli antenati contribuiscono a rendere il tutto una grande favola. Solo che alla lunga mi sembrava di essere in un circuito, sapete, quando vai a correre o sei in bici e poi ti accorgi che giri in tondo e invece hai bisogno di percorrere nuove strade e vedere alberi diversi eccetera eccetera.

Dopo un po’ lo stile favola ha iniziato a darmi noia, ecco, perché le suggestioni sono forti se ben distribuite, se no diventa tutto un continuo evocare ed evocare e io troppo critica, mi perdonerete.

Questi sono i soli due romanzi che mi hanno accompagnato, lentamente, nell’ultimo mese, in quello appena trascorso. Si sono rivelati originali, ben scritti, autentici, eppure sono stati un buco nell’acqua dentro la mia dimensione, la patina è lì e al massimo ci sono mosche, cattivi pensieri che vi si attaccano, e il lavoro quotidiano è quello di strofinare, cercare di vederci più chiaro, carpire lo stimolo, vedere lo spunto, coltivarlo, raccoglierlo, usarlo, custodirlo. Ma che fatica.

Penso che il compito dell’arte sia quello di squarciare gli schemi, penso che il potere di un libro sia esattamente quello di iniziare a fare rumore – mosche che ronzano – e che quella patina che sa di stantio e di precostituito e di pensiero dominante dovrebbe essere lavata via proprio da questo, da opere, da creazioni, dalla ricerca artistica e sarò pretenziosa e a volte molto severa ma è quello che mi aspetto quando leggo, e per ora niente, sono avvolta da quella patina e nella caverna di Platone io continuo a fissare le ombre, in questa quarantena.

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.

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