Marina Mongillo: la scelta del percorso di studi

Ciao Marina, raccontaci come hai preso la fatidica scelta su cui tutti si crogiolano dopo le scuole superiori.

M: Università o Ilas?* È così che è iniziato il mio terzo ciclo di studi, con questa domanda, alla quale – devo proprio essere sincera – ho avuto grande difficoltà a rispondere e, spesso, avrei voluto un consiglio da chi aveva svolto entrambi i percorsi. Infatti, nell’incertezza, li ho svolti entrambi. Premetto che sono completamente diversi, con prospettive lavorative diverse e con un’impostazione all’apprendimento completamente opposta a quella a cui siamo abituati.

Dopo la conclusione delle superiori, sei uscito con 100 o con 60, non vale assolutamente nulla, si riparte da zero. Per la maggior parte risulta frustrante, per qualcuno è soddisfacente. Personalmente al liceo rientravo nella fascia medio-bassa, di tanto in tanto mi avvicinavo a quella alta, ma era talmente raro che quasi non lo ricordo. Al mondo dell’istruzione scolastica ho un grande rimprovero da fare: uno studente non può essere classificato per 5 anni mediocre se i primi tre mesi del primo anno non rende al massimo, o è troppo vivace, o è sempre distratto a causa della piccante vivacità che lo contraddistingue. Agli insegnanti, a quelle meravigliose persone che cercano in tutti i modi di impartire qualcosa ai propri studenti, dico che spesso non devono lasciarsi condizionare dalle opinioni dei propri colleghi. La scuola crea una gerarchia e, sia chi si trova ai piani alti, sia quelli che tranquilli alloggiano nei piani bassi, ne risentiranno alla fine di questo percorso, perché dopo inizia la vera sfida. C’è chi ne esce soddisfatto e fiero di sé, che si trova ad affrontare una scelta universitaria perché esaltato dal voto del diploma e chi, invece, è angosciato perché è convinto di valere veramente poco. La dura, triste e cattiva verità è proprio questa: ci sono tante persone che leggeranno questo articolo e che hanno deciso di non continuare gli studi perché non sentivano di valere abbastanza.

Vi dico una cosa: ognuno di noi, a proprio modo, nasce per essere bravo in qualcosa, per dare un contributo all’universo diverso, per fare cose buone. Bisogna solo crederci e trovare la forza di affrontare le difficoltà.

 *Ilas è l'Istituto Superiore di Comunicazione Napoli 

Però, come dicevi, i condizionamenti esterni (professori, famiglia…) influiscono molto nella decisione. Cos’altro ti aveva bloccato nell’indecisione?

M: Appartenevo a una fascia medio-bassa, dalla quale proprio non riuscivo a uscire e che mi ha condizionata tantissimo nella scelta del prosieguo dei miei studi. Ero convinta di una sola cosa: di essere creativa, che amavo i colori, amavo scattare fotografie; ero entusiasta della vita – nonostante tutto – e in più ero molto brava con il computer. Mi eccitava l’idea di diventare architetto, ma proprio per le ragioni che vi ho raccontato pocanzi, non ho avuto nemmeno il coraggio di provare i test d’ingresso: ho pensato “non prenderanno mai una come me”. Non ci ho provato e oggi me ne pento, perché il detto “chi non risica, non rosica” dice una stramaledetta verità. Ero così indecisa, non sapevo se andare all’Università, non mi sentivo “all’altezza”, cambiavo idea ogni giorno, passando da tra più idee contrastanti che mi facevano ballare tra economia, lettere, poi scienze della comunicazione, psicologia, poi arte, poi di nuovo economia, fino alla rinuncia.

Ho letto più piani di studio io che i Rettori delle Università probabilmente, saltellando da un Ateneo all’altro, senza chiedermi mai una volta: “Marina, ma che vuoi fare nella vita?”. Ancora non l’ho capito, ma sono sempre creativa e amo i colori, l’arte mi ha sempre affascinato, in più il mondo digitale è in rapido sviluppo. Altra cosa di cui ero, e lo sono tutt’ora, fermamente convinta, l’importanza che il singolo individuo avesse nella società. Ho valutato istituti professionali come la ILAS perché non credevo di farcela all’Università, ma in me ci hanno creduto mia madre e mio padre, che mi hanno dato la forza economica, e soprattutto quella psicologica.

Cosa ti ha sbloccato alla fine?

M: Finalmente, mio fratello – l’uomo più importante della mia vita – trova il Dipartimento adatto a me. Forse sapeva più lui in cosa fossi portata che io. Mi disse di crederci, di iniziare con una triennale e vedere come andava, che poi magari avrei fatto qualche corso di grafica professionale. Feci il test, lo passai e così mi iscrissi alla triennale in “Culture digitali e della comunicazione” presso il Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II di Napoli. Il mio percorso Universitario è iniziato ad ottobre 2012. Non è stato facile, soprattutto all’inizio e, si sa, ma nonostante le interferenze, ho capito come gestire la vita universitaria. Dopo la triennale, conseguita in tre anni, ero intenzionata a iniziare subito il percorso di grafica presso la ILAS, non vedevo l’ora, ma un po’ mi dispiaceva non continuare gli studi universitari. Mi sono sentita a casa in quel vicoletto di Napoli, di certo non perfetto, ma a ogni esame sentivo di migliorarmi, di aver scelto qualcosa che mi entusiasmasse e che studiavo con piacere. Nel frattempo si delineava sempre di più la mia propensione alle arti grafiche, alla fotografia e al mondo del web. Inizio anche il percorso magistrale in “Comunicazione pubblica, sociale e politica” presso lo stesso Dipartimento a novembre 2015 e nel luglio 2017 mi laureo con il massimo dei voti.

Ed è andata più che bene, quindi!

M: Decisamente. La gioia, la soddisfazione che ho provato dentro di me e che ho fatto provare alla mia famiglia è stata qualcosa di indescrivibile. All’Università non importa chi tu sia, cosa abbia fatto, da quale paesino sperduto del mondo provenga, ma soprattutto non conta nulla a quale fascia appartieni. Medio alta? Bassa? Altissima? Medio bassa? Sei solo TU, i tuoi libri, la tua intelligenza e le tue scelte! Ogni esame è una vittoria diversa. Ogni esame metti te stesso in discussione, affronti materie nuove, ma che ti entusiasmano. Le difficoltà sono tantissime. Tante volte ti vien la voglia di buttare tutto e cambiare percorso, lasciare l’Università e andare a fare qualche lavoretto. Ma poi? Cosa resta? Se molli tutto cosa ti resta? La convinzione che quel professore al liceo non ha creduto in te! L’Università è un riscatto alla tua vita e alle soddisfazioni che meriti di avere! L’Università getta le basi culturali e formative del proprio futuro.

Però hai comunque deciso di provare il percorso dell’Ilas. Come mai?

M: Perchè sentivo che avevo ancora tanto da imparare. Ho iniziato con l’Ilas a novembre 2017 iscrivendomi al corso annuale di Grafica e Web Design. Software nuovi, linguaggi completamente assenti dal mio vocabolario, ma tutto pratico, dinamico, veloce. La pressione dei primi mesi è stata devastante. La velocità in cui ho dovuto imparare a usare i software, assurda! I ritmi sono veloci e la competizione è alta. In aula sei amico di tutti e di nessuno, cosa che mi ha messa a disagio – fortunatamente c’è stato anche tanto aiuto reciproco – ma il giudizio veniva anche da chi sedeva con te a quelle postazioni o dalla persona con la quale scambiavi due chiacchiere la mattina. Ebbene sì, nella vita serve anche questo. Essere in competizione ti aiuta a migliorare, a spronare te stesso e a fare sempre di più. La ILAS è un Istituto professionale di altissimo livello, dove i professori sono grandi professionisti del settore che pretendono tanto, ma veramente tanto da te. Dopo un paio di settimane volevo mollare tutto, ma quell’ambiente mi piaceva troppo. Ho seguito anche il corso base di Fotografia e di Copywriter. Ogni corso ti prepara al mondo del lavoro, ti apre la mente, ti mette in difficoltà e ti rafforza. Ogni professore cerca di tirare fuori il meglio di te. Loro sanno già se vali qualcosa, perché se non vali te lo dicono dopo qualche settimana. In alcuni lavori o sei creativo o non lo sei. La creatività non s’inventa, la puoi modellare, puoi svilupparla, ma o ce l’hai o non ce l’hai. ILAS è il percorso perfetto per concludere ad alto livello la tua formazione. Io sento di aver scelto tutto ciò che mi ha entusiasmato.

Cosa senti di dire a tutti coloro che si trovano al bivio?

M: Posso dare una serie di consigli che spero possiate custodire per il futuro:

  1. Credete in voi stessi, anche quando nessuno crede in voi
  2. Siate coraggiosi, la vita è infame, ma anche meravigliosa
  3. Guardate dentro voi stessi prima di prendere qualsiasi decisione: la scelta giusta è solo nel vostro cuore
  4. Vivete con entusiasmo, anche quando tutto va contro corrente, è l’unico modo per sopravvivere
  5. Non mollate! Mai!

In bocca al lupo a tutti.

Grazie mille Marina!

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