La ragazza del convenience store di Sayaka Murata

A fare il successo de La ragazza del convenience store non è nè l’atmosfera nipponica, nè lo stile di scrittura dell’autrice, piuttosto è la tematica dell’alienazione dell’individuo all’interno della società. Il tutto raccontato con originalità e leggerezza.

Furukura lavora in un kombini – un convenience store, uno di quei negozi aperti 24/24 che vende, praticamente, ogni tipo di genere alimentare. Part-time, in condizioni assurde, i dipendenti devono esercitarsi a dire buongiorno, a dire grazie mille con entusiasmo e a essere, più che gentili, delle vere macchine di falsità e disponibilità davanti al cliente.

Tutto ciò che avviene però all’interno del negozio è una routine salvifica per la protagonista, che fin da bambina si è sentita “anormale”. I suoi genitori, sua sorella e le sue poche amiche la criticano perchè non è sposata e non ha un lavoro a tempo indeterminato, ma lo stesso lavoretto da studentessa da diciott’anni. In poche parole, è un’esclusa, malvista da chiunque.

In questo piccolo mondo che si regge sulla normalità, gli elementi estranei devono essere eliminati, uno dopo l’altro, in silenzio. Le presenze anomale vanno scartate.

Ciò che conta, insomma, non è essere felici e neanche avere proprie peculiarità: ma essere un ingranaggio accettato dalla società.
Furukura soffre perchè non hai mai capito come fare a integrarsi, e quindi lei imita gli altri in tutto e per tutto: il modo di parlare, il tono della voce, le espressioni facciali. Lei cerca di apparire come gli altri copiando
letteralmente i loro gesti e le loro emozioni, simulandole.

Il sistema sociale come giudice spietato

Fa tenerezza, e anche rabbia, pensare a quanti sforzi possa richiedere apparire “normale”, o almeno ciò che per gli altri è visto come normale. L’unico mondo in cui La ragazza del convenience store si sente al suo posto è il kombini. Sistemare le merci, fare felici i clienti, ma anche i suoni, la musica, i ritmi del negozio sono per lei l’unico ponte che ha con una realtà di essere umani normali.

Anche se distante fisicamente, sono in perenne contatto col kombini. Anche se sono lontana, non smetto mai di pensare allo SmileMart e ai mille piccoli avvenimenti che animano quel mondo luminoso, e intanto mi accarezzo piano le ginocchia, le unghie tagliate corte per poter gestire al meglio le operazioni alla cassa. […] Un mondo perfetto, immutabile, che continua a girare senza sosta. Nutro una fede assoluta e cieca in questo microcosmo luminoso.

Furukura è una pazza? Una donna di trentasei anni dedita soltanto al suo lavoro di commessa, è da considerarsi un’emarginata asessuata e fallita? A quanto pare, in Giappone – e non soltanto, sì.

L’incontro con Shiraha, un ragazzo che agli occhi del mondo è considerato come Furukura, un fallito per di più uomo e con ancora più gravi responsabilità, non cambierà nulla. La quarta di copertina fa quasi credere a una svolta, a un tocco romance che in realtà non esiste.

In realtà questo romanzo dai toni molto leggeri è una profonda critica sociale al sistema giapponese che impone pressioni molto forti perchè l’individuo segua le convenzioni sociali: sposarsi, trovare un lavoro, fare figli. La protagonista del nostro convenience store è senza dubbio bizzarra, difficile da interpretare, incapace di capire fin da bambina anche la minima norma del vivere sociale e quotidiano. Eppure, nella sua stranezza in cui difficilmente ci si immedesima, ella incarna la diversità, che andrebbe preservata anzichè soppressa.