la ragazza dai sette nomi libri corea del nord

La ragazza dai sette nomi

La mia fuga dalla Corea del Nord

Hyeonseo Lee è solo l’ultimo dei 7 nomi dell’autrice di questo libro dolorosamente autobiografico in cui racconta la sua fuga, durata circa dieci anni, dalla Corea del Nord.

La protagonista vive i primi anni della sua vita in quello che crede essere “il paese di più grande e più ricco del mondo”, questo è quello che le viene insegnato e che viene insegnato a tutti i bravi comunisti nord coreani. E loro ci credono, ci credono fermamente nonostante attorno a loro vedano solo povertà, malnutrizione e il rischio di essere, per una qualsiasi mancanza, considerati ostili al governo.

Hyeonseo Lee nasce e cresce a Hyesan, cittadina della Corea del Nord confinante con la città cinese Changbai, le due città sono divise semplicemente da un fiume e, nel corso della storia, scopriremo che non è così difficile passare da una parte all’altra, se si conoscono i soldati che sono di guardia (che spesso sono ragazzi anche giovanissimi).

La protagonista attraversa il fiume per la prima volta all’età di 17 anni, curiosa di conoscere la Cina e quello stile di vita ricco di beni di consumo sconosciuti in Corea del Nord, con la semplice idea di vedere cosa c’è dall’altro lato e tornare indietro. Del resto, quella di attraversare il fiume diverse volte al giorno era una prassi nota, per commerciare illegalmente con i cinesi.

Quella sarà l’unica e ultima volta che Hyeonseo attraverserà il fiume.

I pochi giorni che aveva intenzione di trascorrere in Cina, ospite da alcuni parenti, diventano così mesi e quando prenderà atto realmente del suo gesto sarà ormai troppo tardi per tornare indietro. Vivrà illegalmente in Cina, dove scoprirà che tutto quello in cui aveva creduto sul suo paese era solo una manzogna, scoprirà la leggerezza della libertà ma anche il peso della solitudine. Vivrà nascondendo la sua identità ma soprattutto chiedendosi quale sia la sua vera identità. Cercherà nuovi affetti, senza mai dimenticare la famiglia abbandonata una sera di dicembre.

Alla fine deciderà di porre fine alla sua vita da clandestina e riuscirà ad arrivare a Seul dove potrà finalmente raccontare la verità sulla sua identità, chiedere asilo e, in seguito, dopo un altro viaggio disperato e ricco di avvenimenti, ricongiungersi con la sua famiglia.

Perché leggere La ragazza dai sette nomi?

In primo luogo perchè racconta di una realtà di cui purtroppo, nel 2020, si sa pochissimo e di cui si parla ancora meno. E pensare che possa esistere un tale regime a non troppi chilometri da noi e dai nostri lussi, dalla nostra libertà e il nostro essere artefici del nostro destino, deve per forza di cose aprire delle profonde riflessioni. Riflessioni su cosa facciamo noi della libertà con cui abbiamo avuto la fortuna di nascere se nel migliore dei casi ignoriamo lo status in cui vivono gli altri esseri umani, nel peggiore ci è indifferente e nel terribile dei casi ne traiamo vantaggio, come accade per le politiche che supportano, in maniera più o meno velata, il governo della Corea del Nord.

In secondo luogo, il libro invita anche a comprendere le difficoltà, non solo pratiche, ma anche psicologiche che incontra un nord coreano nel momento in cui gli viene detto: “tieni, questa è la tua libertà, adesso usala”. In un mondo di cui non conosce nemmeno la storia passata e recente o la geografia, in cui non ha nessun titolo di studio, di cui non conosce i diritti. Un nord coreano non ha nemmeno idea di cosa voglia dire avere diritti. Un mondo in cui non si deve essere per forza tutti uguali e che quindi per questo motivo spinge a essere competitivi e a distinguersi.

Per sapere che i tuoi diritti vengono violati, o che tu stai violando quelli di un altro, prima devi sapere di averli, e quali sono. Ma senza nessuna informazione sulle società del resto del mondo, nella Corea del Nord non può esistere una simile consapevolezza. È per questo che in genere scappano dal paese: perché hanno fame o sono nei guai, non perché hanno fame di libertà

Infine, nonostante tutto il male e la sofferenza, questa è anche una storia di speranza. Speranza nel cambiamento e di speranza nel prossimo. Il libro dissemina nel suo corso figure positive che aiuteranno la protagonista nei momenti più drammatici. Parenti, fidanzati, amici ma soprattutto Dick Stolp, un uomo australiano che pur non conoscendo Hyeonseo la aiuterà a liberare la sua famiglia. I due perderanno i contatti e solo molti anni dopo, grazie alla fama acquisita dalla ragazza come attivista, riusciranno a rivedersi dando vita a una scena che non può non commuovere.

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