La ragazza che brucia di Claire Messud

La ragazza che brucia di Claire Messud

Sarò franca: a bruciare vorrei che fosse questo romanzo. Detesto farmi ingannare nell’acquisto. È vero che non sempre prima di comprare un libro faccio ricerca, leggo recensioni e via dicendo, perchè mi piace anche farmi ispirare dal momento, ma con La ragazza che brucia ho toppato su tutti i fronti.

Non posso non essere intransigente nel parlare de La ragazza che brucia, e rabbrividisco nel leggerlo accostato a la tetralogia di Elena Ferrante, onestamente. La storia tra due amichette, una molto diversa dall’altra, non basta di certo per tenere in piedi un paragone del genere. Mi ha anzi ricordato piuttosto Swing Time di Zadie Smith, scrittrice però da me molto più apprezzata.

Perchè non leggere Claire Messud

Andiamo per ordine. Julia è intelligente e brava a scuola, Cassie no. Julia ha entrambi i genitori, Cassie non ha il padre. Le due si vogliono bene e poi alle scuole medie si allontanano, soprattutto per i comportamenti “devianti” di Cassie, che beve e fa la languida coi ragazzi. Entra in scena il nuovo compagno della madre che le rende la vita insopportabile, tanto che ogni tanto scappa di casa. Questa sarebbe la nota noir di cui si parla nella quarta copertina.

Domanda: ma come vi viene in mente di far passare questo romanzetto adolescenziale per un “mystery ad alta tensione”? Qui si parla di una ragazzina che si racconta in prima persona, che si allontana dalla sua migliore amica quando le due crescono e prendono strade diverse. Niente più niente meno, se non fosse che lo stile di scrittura è a volte imbarazzante. Non mancherò di citarvi alcune parti de La ragazza che brucia per condividere con voi la mia titubanza durante la lettura.

Commento al testo

“Bev era sempre allegra – tranne quando non lo era.” Precisazione fondamentale, direi. Era pure triste, immagino, tranne quando non lo era. E arrabbiata, quando non lo era, ovviamente, eh.

“Ci guardammo, quasi sorridendo ma senza farlo, una specie di reciproco sguardo da Monna Lisa.” Non credo che questo paragone sia efficace.

“Rimasi in mutande e reggiseno – uno che mi piaceva un sacco, con il pizzo e un motivo leopardato fluorescente verde e marrone – e mi tuffai dalle rocce.” Tralasciando il pessimo gusto della protagonista in materia di biancheria intima, vorrei proprio sapere a che scopo fornire questa descrizione.

“E Cassie mi scrisse: Tu sì ke konosci mia mamma. Kekazz, eh? @ kasa!” Non so se la colpa sia della traduttrice, ma l’idea di rendere questo slang adolescenziale con le k è una scelta pessima. Uno scambio di messaggi da evitare, magari in favore di un bel discorso indiretto.

“Stava “facendo la seria”, come se ci trovassimo in un episodio di Supernatural o qualcosa del genere”. Paragone veramente affascinante. Idem per “dove lei era Regina George in Mean Girls, e io ero Janis”.

“… il braccio infilato dentro la vetrata in pezzi, come se stesse facendo partorire una vacca.” Ma in che senso? Ma perchè piazzarmi davanti l’immagine di una vacca che partorisce solo per dirmi che il personaggio ha infilato il braccio nella finestra?

Insomma, la scrittura di Claire Messud, di cui non ho letto altro, a mio parere lascia alquanto a desiderare.

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