Storia che tiene incollati alle pagine pur senza eccellere nella scrittura.

SINOSSI: “Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. Ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un’umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo caso non era preparata: la stanza numero 7 è satura di terrore, la paziente rannicchiata ai suoi piedi è stata picchiata, seviziata. È chiusa in se stessa, mugola parole senza senso. Dice che l’Uomo Nero la sta cercando. La sua voce è raccapricciante, è la voce di una bambina in un corpo di donna: le sussurra che adesso prenderà anche lei, Ellen, perché nessuno può sfuggire all’Uomo Nero. E quando il giorno dopo la paziente scompare dall’ospedale senza lasciare traccia, per Ellen incomincia l’incubo. Nessuno l’ha vista uscire, nessuno l’aveva vista entrare. Ellen la vuole rintracciare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire. Chi è quella donna? Cosa le è successo? E chi è veramente l’Uomo Nero? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e angoscia. Eppure sa che, alla fine, tutti i nodi verranno al pettine…”

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È un romanzo ben fatto, Wulf Dorn è bravo nel creare sospetti e nel fomentare l’ansia del lettore. Quindi sicuramente La psichiatra è ben strutturato, parte da una buona idea. La lettura è scorrevole, semplice, incalzante in alcuni punti, soprattutto durante gli episodi più  inquietanti.

Eppure, molte delle supposizioni iniziali si sono rivelate vere. Ecco, la piccola delusione è stata aver indovinato. Avrei voluto quel colpo di scena che mi avesse fatto esclamare: “Non è possibile! Non me lo aspettavo!” … invece, per essere onesti, me lo aspettavo un pochino. Anzi, parecchio. Aspettavo l’inaspettato e son rimasta un po’ delusa. Il caso trattato è davvero molto interessante, anche se probabilmente per alcuni elementi chiave risulta poco credibile. Avrei preferito essere completamente presa in giro dall’autore, ingannata per così dire, ma alcuni elementi sospetti non me lo hanno concesso, e gli sforzi dello scrittore di dirottare le intuizioni è servito a poco. Anche se sospettiamo di tutti, la verità viene intuita troppo presto e poi riconfermata e ovviamente chiarita. Senza dubbio durante la lettura non si aspetta altro che quella.

Un secondo elemento di dubbio è dato dalla scrittura che è sicuramente chiara e semplice, ma davvero poco originale. Sono i fatti, la loro disposizione nel testo, a essere interessanti, mentre lo stile resta piuttosto anonimo.