La posizione dell’uomo nel cosmo di Max Scheler

La posizione dell’uomo nel cosmo di Max Scheler

Cosa ci rende umani? Cosa ci distingue dalle piante e dagli animali? Che significato ha la vita nella nostra sfera psichica? Perchè l’uomo ha una posizione così particolare nel cosmo?

Queste domande, per niente semplici, se le poneva Scheler nel 1928, gettando le basi per la nascita dell’antropologia filosofica. Pur non essendo, per forza di cose, in linea con le più recenti scoperte scientifiche sul cervello e con le odierne teorie sulla psicanalisi, questa lettura è davvero interessante.

L’uomo di Scheler

Per Scheler, l’uomo è un animale malato e manchevole, poiché dotato di intelletto e bisognoso di creare utensili. La sua deficienza biologica lo ha portato sviluppare l’intelletto, che non è quindi una virtù originaria ma piuttosto la conseguenza di una mancanza. Come via di uscita dal vicolo cieco della sua “malattia”, Scheler annovera il concetto di civilizzazione, per quanto l’essenza stessa dell’uomo sta nell’impossibilità di definirsi. L’autore critica fortemente la concezione secondo cui siamo superiori agli animali o ci siamo evoluti da esso: siamo e resteremo per sempre animali, seppur con delle differenze che analizzerà nello specifico più volte.

Scheler dunque tenta, inizialmente, di spiegare cosa intendiamo con vita, attraverso le idee di Nietzsche, Dilthey e Bergson, a cui accenna spingendoci a riflettere sul nostro impulso vitale. Sarà soltanto ne “La posizione dell’uomo nel cosmo”, la terza parte di questo saggio, che entreremo nel vivo del discorso.

Da cosa è composta la nostra sfera psichica? Dall‘impulso affettivo: privo di coscienza, sensazione e rappresentazione. Si associa alle piante che, pur non avendo un centro come sistema nervoso o motorio, hanno l’impulso a crescere e riprodursi. Non hanno funzioni di comunicazione a causa di una centralizzazione deficiente, ma hanno un “insieme” più intimo che negli animali e nell’uomo: la pianta muta l’insieme del suo stato biologico, mentre gli uomini assomigliano più a una macchina con le varie funzioni dislocate in tutto il corpo, con una maggiore autonomia delle reazioni parziali.

La psiche è dotata poi di istinto, che non è l’intelligenza. A servizio della specie e legato alla sensazione e alla memoria, nonché all’ambiente, l’istinto è più forte negli animali con una struttura più rigida, ed è debole nell’uomo, che è un mammifero più plastico. E poi, breve parentesi sulla memoria associativa, che manca nelle piante e dipende dal principio di successo ed errore. Ci dice qualcosa Pavlov con i suoi studi sul comportamentismo e sul riflesso condizionato. Infine abbiamo l’intelligenza pratica, connessa all’atto di scelta. Si è intelligenti quando, indipendentemente da prove o tentativi, si assume un comportamento sensato per risolvere una situazione nuova. Intelligenza è la subitanea comprensione di uno stato di cose, cogliendo in anticipo un fatto mai sperimentato prima.

Stabilire se alcuni primati di scimmie abbiano o meno intelligenza ha sempre diviso l’uomo. Scheler rifiuta la teoria secondo cui l’uomo darwiniano è superiore perché l’unico ad essere dotato di intelligenza e scelta. Per l’autore ciò che rende l’uomo ciò che è un principio opposto a ogni forma di vita. Per spiegarlo, analizza il concetto di spirito. 

Lo spirito

L’uomo ha una capacità di oggettivazione singolare, può cioè distanziarsi dal mondo che lo circonda per pensarci su. Grazie al suo spirito, ha un’autocoscienza e oggettivizza il mondo in cui vive: trascende il suo mondo spazio temporale con l’atto di ideazione, che consiste nel cogliere le strutture eidetiche costitutive dell’universo.

Principio opposto a ogni forma di vita significa non accettare la realtà che ci è di fronte ma dirle un energico NO: significa abolire la realtà, derealizzarla, per protestare contro di essa e tentare di comprenderla. Analizzando le due principali teorie dello spirito (classica e negativa), Scheler le critica sottolineando che lo spirito originario non ha alcuna energia e l’uomo è la forma più elevata di sublimazione.

Questa estrema sintesi non è sicuramente sufficiente ad approfondire l’opera di questo autore, considerato il fondatore dell’antropologia filosofica. Stay tuned.

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