La nazione delle piante e il fascino dell’ecologia
La nazione delle piante e il fascino dell’ecologia

La nazione delle piante e il fascino dell’ecologia

Ammetto che già durante il lockdown invernale mi ero affacciata a tematiche che in precedenza avevo sempre considerato oscure, come quelle del video che tanto mi ha sconvolto: solo per i duri di cuore. Se la carota soffra o meno è qualcosa a cui ho smesso di pensare per regalarmi una sopravvivenza serena, ma poi mi è arrivato (non per caso) questo libro tra le mani, La nazione delle piante: un’ispirazione che nasce da un’idea che, pur nella sua semplicità, ha un’efficacia dovuta soprattutto al linguaggio accessibile di Stefano Mancuso. Ma non solo: dopo averlo letto potreste desiderare sul serio una nazione governata dalle piante.

L’autore è botanico, accademico e saggista specializzato in una delle discipline a mio avviso più affascinanti del mondo: la neurobiologia vegetale, che a dirla così pare vaga ma no, studia la memoria, l’apprendimento e la capacità comunicativa e sociale delle piante. Che meraviglia. Qui due parole dell’autore che vi daranno un’intro un po’ saccente ma appassionata.

Se volete un motivo per leggere questo libro (che comunque non è nient’affatto specialistico ma anzi divulgativo) oltre all’angosciosa questione della crisi climatica, pensate che io non so prendermi cura neanche di un cactus e dopo aver letto questo libro sono intenzionata a tappezzare di piante la mia casa, il balcone, il giardino, spargerei piante al mio cammino solo per la bellezza di scoprire quanto siamo in connessione con loro.

Carta dei diritti delle piante

Non sarò qui a elencarvi gli otto articoli che promulgano i diritti delle piante e che, palesemente sono uno strumento di critica nei confronti della società umana, ma andremo dritti al sodo (alla radice, per dedicarci a battute in tema): noi non siamo la specie superiore su questo pianeta, noi non siamo i migliori, noi ci estingueremo e le piante (che ricordiamolo hanno permesso la vita sul pianeta Terra) hanno capacità adattive inimmaginabili che permetteranno loro di sopravvivere a noi come già fanno da secoli.

La nazione delle piante non riconosce gerarchie animali, fondate su centri di comando e funzioni concentrate, e favorisce democrazie vegetali diffuse e decentralizzate.

C’è una grande differenza tra piante e animali: il movimento. Le piante restando radicate distribuiscono lungo tutto il corpo le funzioni che invece gli animali concentrano in organi specializzati. Le piante vedono, sentono e respirano con tutti il corpo mentre noi abbiamo occhi, orecchie e via dicendo. Secondo Mancuso, noi replichiamo all’esterno la stessa struttura organizzativa verticale e decentrata grazie a strutture piramidali. L’unico enorme vantaggio che hanno gli animali rispetto ai vegetali è la velocità, ma per la gestione di queste strutture così organizzate abbiamo bisogno di “trasformare in consuetudine il meccanismo di trasmissione dei comandi attraverso i livelli della gerarchia”, e cioè tramite la burocrazia – la quale , come immaginerete anche da esperienze personali poco allegre, perde il vantaggio velocità. E come diceva anche il caro Max Weber, ogni burocrazia cessa di servire la società che l’ha creata diventando un corpo a sè stante.

Inutile citarvi il punto di vista di Mancuso che tra parentesi condivido a pieno: le gerarchie fanno male alla salute (basta vedere gli studi sui dipendenti al lavoro), sono fragili (immancabile la citazione alla banalità del male della Arendt) e sono dappertutto come fossero inevitabili. Noi con sistema centralizzato e in sintesi infelici e immersi fino al collo nelle regole gerarchiche che permeano l’intera società umana, le piante con sistema diffuso senza centro di controllo e in grado di agire a livello periferico, proteggendosi in modi affascinanti e soprattutto incredibili.

Le piante rispettano pienamente le prossime generazioni: in poche parole, noi vediamo l’unicità e la bellezza del nostro pianeta solo come una risorsa (illimitata) da sfruttare – purtroppo difficile contraddire questa visione del genere umano come predatore spietato, parassita sciocco e arrogante. Consumiamo come se la disponibilità di beni fosse infinita. Consumiamo come se ne avessimo davvero bisogno, aggiungo io.

Essere consapevole del disastro che i nostri consumi stanno creando dovrebbe renderci tutti più attenti ai nostri comportamenti individuali, ma anche arrabbiati verso un modello di sviluppo che, per premiare pochissimi, distrugge la nostra casa comune.

La deforestazione come crimine contro l’umanità

Non esagera Mancuso, dicendo che sterminare una foresta equivale a un passo più lungo verso l’estinzione di massa verso cui procediamo neanche tanto lentamente. Tornando indietro alla storia della nascita della vita su questo pianeta, sottolinea l’evidente ruolo di importanza che le piante hanno ricoperto nel rendere un posto inabitabile in un pianeta che brulica di vita. Leggere ovvietà sulla provenienza dell’ossigeno mi ha stretto il cuore.

Ma la specie umana anziché comprendere i sottili e delicati meccanismi degli ecosistemi si permette di modificarli addirittura trasferendo piante o animali in altri luoghi, provocando conseguenze spesso irreparabili. Siamo noi il Dio a cui rivolgiamo le nostre preghiere, perchè quello che abbiamo sempre voluto essere è lui. Un altro tema caliente è la migrazione; per Mancuso, è una fondamentale strategia di sopravvivenza che tuttavia prevediamo come soluzione per le piante ma non per gli uomini: piuttosto, ci piace perderci in fantasie su altri pianeti con condizioni vivibili – perché conviene più che salvare quello in cui già ci troviamo. Purché ci salviamo, purché confermiamo la nostra superiorità rispetto alle altre specie e alla natura stessa.

L’errata visione derivante da un Darwin secondo Mancuso “frainteso” ci ha portato a vedere la natura è un campo di battaglia in cui vince il più forte, ma non è così per niente: a vincere è la cooperazione, non sopravvive il più forte ma chi più sa adattarsi. Come? Attraverso le relazioni tra i viventi, caratterizzate da mutuo appoggio.

Appoggio è quella cosa così lontana da noi che la bolliamo come azione umanitaria, azione specifica coraggiosa anziché naturale e fondamentale all’evoluzione.

La nazione delle piante per la salvezza del pianeta

Sono diventata un’appassionata del tema? Beh, direi che non si tratta nè di passione nè di topic: la crisi ambientale riguarda tutti, senza esclusione di causa, ricchi e poveri, riguarda la specie umana. Non possiamo chiudere gli occhi, proprio non possiamo. Mancuso consiglia di tappezzare le città di piante, ma sapete che la soluzione è già stata pensata da anni? Basta guardare questo Ted Talk chiamato: Perché le città hanno bisogno degli alberi? Un tuffo a Singapore ci fa comprendere come la scelta verso il cambiamento sia sicuramente politica, ma in grado portare nel concreto l’idea di un futuro nuovo che non sia impregnato di distruzione e morte.

Ho deciso di leggere tutto ciò che posso riguardo le teorie ecologiste perchè La nazione delle piante, per quanto piacevole, non ha una pretesa scientifica e, come accade per molti prodotti editoriali odierni, sembra scritto apposta per il grande pubblico. Quindi stay tuned.

Riuscirà l’uomo predatore a vivere in simbiosi con la natura per garantirsi la sopravvivenza su questo pianeta?, non so se voglio scoprirlo, viste le premesse. E voi?

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