La nausea di Jean-Paul Sartre

Più che una recensione il mio sarà un rispettoso elogio. Il non senso della vita. Io esisto, tu esisti, lo sapevate? Lo sapevo?

La-nausea

È un libro che non si può capire da una sinossi e neanche leggendolo a metà. Dopo le prime 130 pagine farraginose, lente, ogni singola parola dell’esistenzialista francese cattura. Non è soltanto perchè condivido con l’autore la maggior parte dei pensieri, ma perchè quella nausea la sento mia, la sentivo mia già prima di leggere quello che qualcun altro pare abbia scritto per me, per noi tutti esseri umani. Non un libro per distrarsi, non una storia, piuttosto un saggio, una riflessione profonda ed essenziale.

Esisto perchè penso e non posso impedirmi di pensare. In questo momento stesso – è spaventoso- se esisto è perchè l’orrore di esistere. Sono io, io, che mi traggo dal niente al quale aspiro: l’odio, il disgusto di esistere, sono altrettanti modi di farmi esistere, di affondarmi nell’esistenza. (…) Anche se rimanessi, anche se mi rannicchiassi in silenzio in un angolo, non mi dimenticherei. Sarei lì, peserei sul pavimento. Sono.

Dunque, nulla di nuovo? No, invece. Il modo di Sartre di apprendere che esistiamo, e come esistiamo, e quanto non possiamo evitare di farlo, è unico.

È dunque questa, la Nausea: quest’accecante evidenza? Quanto mi ci son lambiccato il cervello! Quanto ne ho scritto! E ora lo so: io esisto – il mondo esiste – e io so che il mondo esiste. Ma mi è indifferente. È strano che tutto mi sia ugualmente indifferente: è una cosa che mi spaventa.

Dovrei citare gran parte del romanzo per far avere anche solo un’idea del pensiero di Sartre, la sua minuzia nel descrivere quella sensazione che lo prende alla bocca dello stomaco quando si trova in un bar circondato da altri esseri che parlano di cose umane, sciocchezze il più delle volte. Il suo senso di estraniamento nel capire come quanto tutti ci mentiamo, raccontandoci storielle per distrarci, per non pensare al fatto che il tempo passa e non si ferma, al fatto che siamo incastrati in questa esistenza e non possiamo prenderci alcuna pausa da noi stessi.

Un capolavoro, nonché una buona introduzione per iniziare a comprendere filosofia di Sartre.

 

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