La fine della solitudine di Benedict Wells

Pur essendo un buon libro, non si comprende il successo di questo romanzo né perché sia stato tradotto e venduto in 24 paesi.

SINOSSI: Jules sa di essere un custode di ricordi, come dice Alva, ma questa non è solo la sua storia. È la storia di tre fratelli, Jules, Liz e Marty, che da piccoli perdono i loro genitori in un incidente e sono costretti a vivere separati e senza famiglia, estranei l’uno all’altro. Marty si butterà a capofitto negli studi, Jules sfuggirà alla vita diventando un introverso mentre Liz si brucerà alla sua fiamma, vivendo senza limiti. La loro infanzia difficile sarà come un nemico invisibile, da cui impareranno a difendersi. Più di ogni altra, questa è la storia di Jules e Alva. Due solitudini che si incrociano, si cercano e si mancano, inquiete, per anni. Jules e Alva sono incapaci di riconoscere quel che provano l’uno per l’altra, legati come sono dal bisogno di amicizia, con il loro perdersi, ritrovarsi e salvarsi. Ma questa è soprattutto la storia di chi, come Jules, serba i propri ricordi insieme a tutte le alternative che non ha scelto, pur sfiorandole e sperimentandole attraverso la letteratura e la musica. Dalla voce di un giovane e già osannato talento della narrativa tedesca, un grande romanzo sulla magia della scrittura che salva dal male. Un libro che commuove e fa sorridere, senza retorica né sentimentalismi, scritto in una prosa coinvolgente come il racconto di un sopravvissuto, chiara come una lama che affonda con dolcezza nelle nostre paure, calda come l’immagine di una foto ritrovata dopo lungo tempo.

Questa non è propriamente una storia d’amore, ma di una famiglia, di tre ragazzi che restano orfani. Seguiamo le vicende dei tre fratelli dagli occhi di Jules, malinconico, naturalmente segnato dalla scomparsa dei suoi genitori. Sembra davvero essere il custode di ricordi troppo dolorosi per affiorare, ma è attraverso i suoi occhi che vediamo muoversi la sofferenza – così diversamente affrontata – dei tre fratelli: droga, rifiuto, manie di controllo, solitudine. In questo racconto piuttosto cupo si introduce la figura di Alva, da Jules sempre amata. Poco pathos, in realtà, una storia d’amore che corre lungo i binari del non detto. I due si conoscono senza mai aprirsi del tutto, condividono cose ma si allontanano, il tutto resta sempre molto vago, e sì, anche triste. È solo dopo molti anni che i due si incontreranno ancora, ma si coglie la profondità di questo legame. Anche Alva ha una storia drammatica alle spalle, terribile, e vive questo dolore a modo suo, incapace spesso di farsi comprendere.

Al di là della storia, che comunque risulta gradevole, non comprendo l’osannare la bravura di Wells. La sua scrittura è piuttosto lineare, non particolarmente originale, e anche la storia è priva di colpi di scena. Ben strutturata, ma nonostante i toni cupi e le tematiche prevalentemente tragiche, non lascia tracce nel lettore. Il dolore dei personaggi è tale che aleggia sempre un senso di tristezza, ininterrottamente, eppure sembra tutto scritto con molto distacco. È vero che non c’è mai autocommiserazione, ma il tema centrale resta pur sempre la morte nelle sue diverse forme, il lutto, il senso del morire, eppure non mi ha colpito mai.

Gradite le – troppo brevi – riflessioni filosofiche sulla vita e la morte, ma buttate lì un po’ troppo a caso, tramite i dialoghi dei personaggi. Si vede dunque che La fine della solitudine è l’esordio di uno scrittore giovane con buone potenzialità.

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.
Articolo creato 197

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto