La banda dei brocchi di Jonathan Coe

Una lettura piacevole ambientata nell’Inghilterra degli anni ’70, interessante sotto diversi punti di vista.

SINOSSI: “Trotter, Harding, Anderton e Chase: sembra il nome di un prestigioso studio legale; in realtà si tratta di un quartetto di giovani amici, che frequenta un liceo elitario di Birmingham, quel tipo di scuola che preleva giovani intelligenti dal loro background ordinario e li fa atterrare in una classe sociale diversa da quella dei loro genitori. I ragazzi sono destinati a carriere importanti, mentre i genitori rimangono impantanati nel loro mondo di matrimoni sciovinisti, scontri sindacali, guerre di classe e di razza e ignoranza culturale. Siamo negli anni Settanta, anni in cui si susseguono sconvolgimenti sociali, lotte politiche, attentati dell’Ira. Su questo mare in tempesta cercano di destreggiarsi, con alterne fortune, i quattro ragazzi.”

 

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Sono un po’ titubante nello scrivere la recensione di “La banda dei brocchi”, perchè mi ha lasciato sensazioni contrastanti. Sicuramente attraverso le vicende dei protagonisti viviamo un’ambientazione perfettamente descritta: l’Inghilterra delle lotte dei sindacati, degli attentati, interi anni di storia filtrati attraverso i personaggi. Questo rende tutto molto più interessante, ti cali nei panni dei ragazzi ( e dei loro genitori) per vivere in un’epoca diversa dalla tua e di cui hai solo sentito parlare. Soltanto a volte i fatti storici toccano in prima persona le loro vite, che trascorrono a prescindere da ciò che li circonda.

La difficoltà iniziale che ho riscontrato è stato memorizzare i nomi di tutti i personaggi, chiamati a volte per nome e altre per cognome, con le rispettive famiglie, per cui ho fatto parecchia fatica. Interessante il punto di vista che varia sempre, per cui gli eventi sono raccontati sempre da qualcuno di diverso, anche attraverso lettere, articoli di giornale, racconti, e questo rende meno pesante e più scorrevole la lettura. Al tempo stesso avrei preferito che Coe si concentrasse da subito su un solo personaggio, cosa che fa ma non dai primi capitoli.

Benjamin Trotter è in effetti il protagonista assoluto del romanzo, colui di cui seguiamo maggiormente le vicende e i pensieri. Ben caratterizzato, come del resto anche gli altri, si mostra insicuro e fragile in un mondo molto spesso difficile, e, grazie allo spazio a lui dedicato, è colui al quale ci interessiamo di più.

 

“[…] c’è una specie di urgenza a proposito della vita, all’improvviso, il senso che adesso sia tutto in gioco, vincere o morire, prendere o lasciare, tutto è diventato importante, ogni singolo istante”

 

Lo stile di scrittura non è dei miei preferiti, ma l’autore è bravo a lasciar sospesi punti di domanda dal principio, cosicché siamo spinti a voler sapere che cosa accadrà poi. Il mondo adolescenziale dipinto da Coe lascia spazio a sentimenti, a domande sul futuro, a passioni prime e intense, senza mancare di uno spirito umoristico e spesso satirico.

Questa banda di brocchi, di sfigati, che in realtà poi dimostrano di  non esserlo per niente, riesce a incuriosirti pur senza farti innamorare di loro.

 

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