Intervista a Danica Molitorova

Danica è una delle persone a cui tenevo tanto fare qualche domanda: da subito, quando l’ho conosciuta, avrei voluto intervistarla. Non perché io non potessi immaginarne le risposte (siamo amiche, di quel genere che ci si capisce spesso senza parlarsi), ma perché speravo di ricavarne un quadro in grado di descriverla così come io la vedo: un fiume di contraddizioni che si incastrano perfettamente tra di loro. Come me, non sa cosa voglia dire avere un unico interesse, e la sua poliedricità si sposa perfettamente con una sensibilità artistica molto rara. Tenta sempre di migliorarsi, comprende i suoi limiti e prova a superarli. Parla quante?, quattro lingue, è partita dalla Slovacchia senza conoscere l’italiano e ora lo parla benissimo; si occupa di così tante cose che ho perso il conto. Il mio argomento preferito con lei è la filosofia, e lo è anche il suo: se avessi potuto, l’avrei intervistata su tanti di quegli argomenti… Fortuna mia di conoscerla, fortuna vostra poter leggere un po’ di quello che è Danica.

Ciao Danica, raccontaci un po’ di cosa ti occupi: sbaglio o hai una doppia vita? 

Ciao! [ride] Doppia vita… direi che potrebbe essere giusto, in teoria, e sicuramente lo è a livello lavorativo. Durante il giorno mi occupo di europrogettazione e la notte “indosso la maschera” al teatro. 

Com’è nata la tua passione per il teatro, e come hai iniziato a occuparti di europrogettazione? 

La passione è forse nata con me o era dentro di me già dalla nascita. I miei nonni si sono conosciuti e innamorati facendo teatro insieme. Io ho scoperto questo amore per il teatro come tanti fanno al liceo. Avevo un gruppo di teatro spagnolo (frequentavo il liceo bilingue slovacco-spagnolo). E da lì è partito il cammino nel mondo teatrale con vari corsi ed esperienze. Quando dovevo decidere cosa studiare all’università, sapevo che non volevo “rinchiudermi”. Volevo studiare teatro, filosofia, arte, lingue, culture, rimanere nell’ambito della creatività umana, volevo aprirmi le porte della mente verso molteplici mondi, non solo uno. E così ho scelto letteratura comparata. Dopo di che ho realizzato che mi mancava la parte economica, pratica… era il momento in cui ci si rende conto che il lavoro (soprattutto nel settore culturale) si inserisce in un sistema che bisogna comprendere nella sua complessità e interezza. E quindi ho scelto un Master di Imprenditoria dello spettacolo a Bologna. Il mio desiderio era ed è ancora di vedere il tutto, ascoltare e interrogarmi su più elementi possibile, di capire “l’ecosistema”. Il master mi ha aperto la porta verso l’europrogettazione. È stato molto chiaro dall’inizio, come un amore a prima vista. Un lavoro che tocca tanti campi, tante culture, dove si incrociano varie realtà, dove l’immaginazione prende forma e le piccole azioni hanno la loro capacità di muovere le cose verso il meglio (anche se per un  mezzo millimetro). Ma soprattutto, tutto questo è possibile solo se ci sono delle persone giuste dietro le quinte. Come nella azienda con la quale lavoro da quell’anno. 

In cosa consiste di preciso la tua giornata lavorativa? 

Ogni giornata lavorativa è diversa. Io e i miei colleghi siamo delle figure trasversali. Io mio lavoro in particolare consiste nello spaziare tra comunicazione, grafica, content, web design, video editing, progettazione, e ovviamente amministrazione, management. Tutto questa da remoto. Il nostro ufficio è Skype con tutti gli spazi digitali che abbiamo creato. Siamo sempre in contatto. Anche se digitali, rimaniamo sempre umani. Tutti lavoriamo da casa nostra o alla fine dove ci sentiamo al meglio.
Quindi ci sono giornate in cui ci si rimane in pigiama e giornate in cui si porta l’ufficio all’aria aperta o in un caffè o in un viaggio. D’altra parte io ho dei giorni in cui dopo il lavoro, lavoro al teatro. Il teatro è il luogo in cui mi trovo fisicamente in uno spazio e tempo di condivisione, di scambio, di riflessione… dove ci si trova e ci si è. Ma senza pigiama (salvo i casi particolari)!

Quali sono i fattori che rendono, per te, il lavoro stimolante? 

D: È un lavoro con un approccio molto trasversale che mi permette di ampliare lo sguardo ogni giorno, imparare nuove cose, confrontarmi con diverse realtà. C’è una continua presenza di ridefinizione che permette una naturale evoluzione e crescita. Mi sento fortunata anche perché lavoro in un posto in cui la voce è sentita e condivisa, dove alle soluzioni ci si pensa insieme, dove ogni idea ha il suo valore.

Perchè l’Italia sì e perchè l’Italia no? 

L’Italia è un paese bellissimo, è un paese molto romantico. E le cose romantiche, lo sappiamo, non sono molto pratiche. Dipende da cosa stiamo cercando… Io ho bisogno del romanticismo, della storia, ho bisogno di sognare, creare, amare. Anche se è pur vero che quando uno entra all’agenzia delle entrate questo bisogno passa molto in fretta! [ride] La burocrazia, che è il chiodo nel sedere in ogni paese… la situazione politica, il governo… Sicuramente l’Italia è anche un posto che permette di imparare a bestemmiare tanto (come è stato il mio caso). Quindi delle ragioni per incazzarsi le da, ma le danno in tutto il mondo oggi, no? Il consumismo… il materialismo… la violenza… il rispetto per l’altro, il rispetto per la vita stanno per svanire. Lo stesso pianeta ci fa finalmente capire che abbiamo esagerato come essere umani. Trovare un posto in questo mondo e il nostro ruolo è difficile, dare senso alla vita è complicato… Sentiamo questa responsabilità, ma non sapiamo come e cosa fare. Ma ci si prova, ovunque. Se siamo qui in Italia, se ci troviamo in America Latina, in Africa, in ogni parte del mondo, l’importante è provarci e riprovarci. Quindi forse la domanda sarebbe “Perché il mondo sì e perché il mondo no?”

So che hai vissuto anche in Spagna. Hai mai pensato di cambiare ancora città, vista la possibilità che ti viene offerta dallo smartworking? 

Sicuramente ci ho pensato. E quando uno non ha la famiglia nello stesso paese e gli amici più cari sono sparsi per tutto il mondo, e quindi anche i nostri mondi interiori sono ovunque, è più facile cambiare posto. Siamo da tante parti e a nessuna apparteniamo, giusto? Ma in questo momento sento il bisogno di appartenenza… E in questo momento l’Italia e Bologna mi fanno ancora crescere e imparare nuove cose. Mi ci trovo bene. Viaggiare e scoprire nuovi posti forma una parte di me, ovviamente, ed è una cosa che non vorrei mai abbandonare… Almeno finché avrò quel privilegio e quella fortuna.

Completa questa frase: “Se tornassi indietro, la scelta che sicuramente rifarei è…”

…tornare a Bologna.

Cosa, invece, non rifaresti mai?

Mmm… Direi che tutte le scelte che facciamo nella vita hanno il loro senso. Sono le uniche che alla fine prendiamo, no? Non ci sono alternative. All’incrocio che abbiamo diverse strade/possibilità/direzioni, ma alla fine la nostra strada è solo una. La possibilità e l’atto di scegliere ovviamente ce l’abbiamo tutti. E sicuramente le cose potrebbero sempre andare in una forma diversa, se avessimo scelto di girare a sinistra invece che a destra. Ma noi possiamo conoscere solo la strada che prendiamo. Siamo il mosaico delle nostre scelte, e quindi non ha senso chiedersi “e se…” E se?, non saremmo la stessa persona, sicuramente. Quindi direi tutto apposto così!

Grazie Danu!
Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.
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