Intervista a Clara Bocchino, attrice di teatro

Intervista a Clara Bocchino, attrice di teatro

Qualche volta ci capita di incontrare persone straordinarie – nel senso letterale del termine – che per un tempo di gestazione, lungo o breve che sia, si gonfiano di potenzialità inespresse. Conosco Clara Bocchino da quanto?, quindici anni ormai (WTF!), e posso affermare che oggi il suo talento è esploso, inondando il palcoscenico e la platea tutta.

Come accade? Come si capisce qual è la propria vocazione? Quanta fatica si nasconde dietro il lavoro di un attore? Come si fa, in poche parole, ad essere così convincenti, in una parola così bravi?

Queste sono alcune delle tante domande che ti si agitano in testa dopo aver visto la performance di un’attrice come Clara. Ed ecco perchè gliele ho sottoposte, motivo per cui la ringrazio di cuore.

Raccontaci un po’ il tuo percorso. Come ti sei avvicinata al teatro?

C: Ho cominciato con un bellissimo laboratorio teatrale che ha decisamente segnato la mia natura di attrice. Il laboratorio è Asylum Anteatro. Lì ho trovato i miei primi maestri: Ettore Nigro, Caterina Leone e Massimo Maraviglia e ho cominciato ad esplorare questo mondo irresistibile e difficile del teatro. Ci sono capitata grazie ad un mio caro amico che mi disse: “Clara, secondo me devi venire a farti un giro, credo che potrebbe piacerti!”. Io ci andai e nel momento in cui misi piede lì dentro pensai tra me e me di non volermene andare mai. Ero proprio felice. Questo è esattamente il mio inizio. Dopo i tre anni di laboratorio e stages ho proseguito la mia formazione entrando alla Scuola del Teatro Stabile di Napoli, dove mi sono diplomata. Però… aggiungo che volendo andare indietro, già durante le recite delle scuole elementari dicevo che da grande avrei voluto fare l’attrice. Poi la vita me lo ha fatto dimenticare, ma fortunatamente ad un certo punto ha deciso di ricordarmelo!

Come si prepara uno spettacolo? Dall’inizio fino al debutto in scena, ci sono step obbligatori da seguire? E qual è il tuo momento preferito?

C: La preparazione di uno spettacolo solitamente richiede tempi lunghi, senza contare il tempo precedente all’allestimento vero e proprio se la drammaturgia in questione è inedita o in itinere con le prove. In questi due casi, dopo la concretizzazione dell’idea, è il tempo della creazione attraverso improvvisazioni su tema da cui nasce tanto materiale su cui lavorare successivamente. Questa è una fase che amo particolarmente perché è lì che può avere davvero sfogo la creatività senza freni, ma che segue al contempo delle regole. Perché solo con delle regole, o per meglio definire dei punti fissi, la creazione è molto fertile. Gli spettacoli che si basano su una storia già esistente richiedono il tempo di cui necessita l’idea di messinscena, tendenzialmente non meno di un mese. Dipende dalla complessità dell’idea registica. Esistono in ogni caso vari metodi che talvolta corrispondono proprio allo stile artistico di ognuno. Quello principale italiano però ha come primo step quello delle letture del testo “a tavolino”, in cui si cerca di far maturare dentro l’umore dello spettacolo, il suo senso e soprattutto immaginandolo. Poi si va “in piedi”, proprio sulla scena, con la memoria del testo e si crea concretamente le spettacolo. Piano piano si prosegue quindi con il montaggio delle scene, durante il quale nascono le idee, e poi si prova si prova si prova per fissare e come si dice in gergo “filare”. Le “filate” mi piacciono molto perché ti danno la possibilità di trovare sempre nuove cose all’interno di una griglia. L’attore comunque, anche autonomamente, lavora tutto il tempo che può per scoprire e poi definire il proprio personaggio.

Qual è il rapporto tra corpo, voce e sceneggiatura? Mi spiego meglio: come fai a comprendere non solo il personaggio da interpretare, ma anche la resa della scena, sia fisica che psicologica? Quanto è importante, in questo senso, il ruolo del regista?

C: Nella creazione di un personaggio, per trovare la perfetta corrispondenza tra corpo e voce, bisogna lavorarci tanto. Ammesso che ci sia una perfezione ed una “fine”. Di sicuro però non bisogna mai perdere attenzione, perché è proprio quello il momento in cui si perde anche il personaggio. La figura del regista in questa creazione è fondamentale perché è con lui che la tua espressività, le tue proposte creative e la tua natura di attore trovano un equilibrio, possono realizzarsi in un’idea e soltanto dopo formalizzarsi, cercando però di non perdere quell’istante in cui il personaggio è nato e rinasce sempre come nuovo, in ogni momento. Nel qui e ora della scena. Senza finzione. È necessario che da subito nasca in te attore un’ immagine del personaggio, a cui aggiungere piano piano un pezzetto in più, sia nel suo corpo che nella sua emotività.

È sempre tutto studiato o in genere si lascia ampio margine all’improvvisazione?

C: Assolutamente sì. L’improvvisazione ha spazio durante le prove. Quello che serve in scena non è improvvisare, ma la prontezza a reagire a quello che accade di imprevisto.

Chi o cosa è stato più influente per te in questo mondo? Un maestro, un’opera, uno spettacolo in particolare, un momento?

C: Tre cose: la fiducia dei miei primi maestri, uno spettacolo che mi ha cambiato (Titanic, di Salvatore Cantalupo) e la difficoltà di un personaggio apparentemente molto lontano da me ma che sapevo di avere dentro (Andromaca in napoletano).

Eduardo de Filippo diceva: “Napule è ‘nu paese curioso: è ‘nu teatro antico, sempre apierto.” Napoli ha una storia teatrale importante. Come pensi che sia lavorare nel tuo campo, nello specifico nella tua città? Quali sono i vantaggi e quali i “difetti” del fare l’attrice a Napoli?

C: Da sempre è una città ricchissima da questo punto di vista e direi particolarmente in questo momento storico, quindi al momento sono molto felice di lavorare qui. Ci sono possibilità in vari campi, tutto è nel non avvilirsi, è un lavoro difficile in qualunque città, e nel non fermarsi mai. Bisogna creare oltre ad essere “chiamati” ed è per questo che fortunatamente ho un gruppo di lavoro!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

C: Una caratteristica di questo lavoro è che è davvero imprevedibile! Di sicuro spero di portare avanti il più possibile gli spettacoli in cui partecipo in questo momento. Un progetto lungimirante però ce l’ho: con la mia compagnia, Putéca Celidònia, stiamo lavorando a più progetti che di sicuro avranno un futuro, o almeno noi ce la mettiamo tutta!

Clara Bocchino, attrice

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