In viaggio con Erodoto di Ryszard Kapuściński

Leggero, interessante, In viaggio con Erodoto è più che altro un elogio alla storia, tramite la rilettura di alcuni passi dello storico greco da cui prende il titolo, e soprattutto un elogio al ruolo del giornalista di reportage. Da un alto abbiamo infatti i racconti narrati da Erodoto secoli prima, dall’altro, in parallelo, c’è la storia del lavoro di reportage dell’autore polacco, Ryszard Kapuściński, ineditamente molto onesto.

Ciò che ci rende uomini e ci distingue dagli animali è la nostra capacità di narrare storie e miti: condividere storie e leggende rafforza il senso della comunità, l’unica condizione nella quale l’uomo può vivere. Mancano ancora duemila anni alla comparsa dell’individualismo, dell’egocentrismo e del dottor Freud. Per il momento, la sera la gente si riunisce in grandi tavolate davanti al fuoco o sotto un albero, meglio se in vicinanza del mare, per mangiare, bere vino e chiacchierare. Alle chiacchiere si intrecciano racconti e storie d’ogni genere… Una dopo l’altra, le serate si accumulano e se il viandante ha buona memoria (e quella di Erodoto doveva essere prodigiosa) mette insieme un patrimonio di storie. Questa fu una delle fonti alle quali attinse il nostro greco. La seconda fu ciò che vedeva. La terza, ciò che pensava.

Il suo linguaggio scorrevole è molto semplice, la sua storia a mò di diario è molto umana lì dove egli ammette senza vergogna tutte le difficoltà a cui è andato incontro durante i suoi primi anni di lavoro. Non soltanto la barriera linguistica, ma anche l’affannarsi a conoscere la vastità di eventi del mondo in costante evoluzione. La sua sembra una vera e propria incapacità a stare al passo con tutto ciò che accade in nazioni di cui lui stesso non conosce nulla, nè la storia nè le usanze. Lì viene in aiuto Erodoto, che con le sue Storie, capolavoro universale, ci racconta delle antiche guerre tra greci e persiani, delle abitudini di re e schiavi, di eventi particolari, con la curiosità atavica che ogni essere umano dovrebbe avere e coltivare. Il commento di Kapuściński serve a far immergere il lettore in una storia che sembra presente, anche grazie ai numerosi capoversi di dirette citazioni di Erodoto.

Nel leggerlo, un’ammissione va fatta: a parte la sincera passione dell’autore nello scoprire il mondo ed Erodoto stesso, è molto più coinvolgente leggere di quest’ultimo che di Kapuściński. Nel rendere reale il suo racconto in India, Africa e Cina, finisce per non approfondire nulla in particolare.

Seppur abbia letto reportage molto più appassionanti, questo libro vale comunque una lettura, anche solo perchè fa venir voglia di andare a rispolverare i libri di storia antica.

È l’eterna lotta dell’uomo contro il tempo, contro la labilità della memoria, contro la sua tendenza a offuscarsi e svanire. È da questa lotta che nasce l’idea del libro, di ogni libro, nonché la sua durata e, per così dire, la sua eternità.