Il tuo meraviglioso silenzio di Katja Millay

Il tuo meraviglioso silenzio di Katja Millay

L’unico young adult che si fa rispettare nel mercato editoriale.

SINOSSI: “Le sue dita non possono più correre sul pianoforte, il suo mondo pieno di note è diventato muto. Nastya era una promessa della musica, prima. Prima che tutto precipitasse, prima che la vita perdesse ogni significato. Da 452 giorni Nastya ha smesso di parlare, e il suo unico desiderio è tenere nascosto il motivo del suo silenzio. La storia di Josh non è un segreto: ha perso tragicamente i suoi cari, e solo nel recinto impenetrabile che ha costruito intorno a sé si sente al riparo dalla compassione degli altri e libero di dedicarsi in solitudine all’unica cosa che lo tiene in vita: intagliare il legno. Quando sembra non esserci più luce né speranza, Nastya e Josh si trovano e le sensazioni sopite esplodono dal corpo e dal cuore. Due lontananze si incontrano, cercando l’una nell’altra la forza per superare il passato e rinascere davvero.”

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Solamente perchè un libro è rivolto a un pubblico pere lo più femminile e non giovanile, non significva che debba necessariamente essere brutto. Sarebbe bello ricordarlo agli editori, ma sarebbe anche inutile poichè molti di questi hanno successo con l’autopubblicazione.

Fortunatamente qui siamo di fronte a un’eccezione. Questo è un libro che tratta di due adolescenti, ma non per questo i due si comportano da tali nè tanto meno si abbandonano a scontatissimi clichè. È questa la forza del romanzo.

Nastya ci risulta antipatica, a prima impressione. Ma è diversa da ogni altra ragazza: lei si veste appositamente in modo strano, si trucca esageratamente, e soprattutto non parla. Josh non è il classico bello e dannato pronto a sfidare tutti e mettere in salvo la donzella in questione (ringraziando Dio), ma è un ragazzo che ha sofferto e che risulta ugualmente forte, introverso, ironico. Insomma, non c’è bisogno in questa storia di particolareggiati dettagli sul sesso o di salvataggi eroici, non abbiamo l’impressione di trovarci davanti a un romanzo adolescenziale ed è questo un gran merito che va all’autrice. Nastya e Josh si avvicinano pian piano, dal silenzio nasce una speciale comprensione, vera, profonda. I personaggi di contorno non sono banali e messi lì tanto per abbellire il tutto e far ingelosire i due protagonisti, ma sono ben caratterizzati e hanno uno spessore psicologico: non per questo però costringono a digressioni inutili. Drew è un personaggio di cui non fare a meno, a cui ci si affeziona, lo stesso vale per Clay.

La storia non si evolve nel giro di due giorni, come solito usano scrivere le autrici del genere. Assistiamo a un lento cambiamento delle cose che ci permette si approfondire le singole vite di ognuno; ad alcuni potrebbe risultare lenta anche la lettura, ma in realtà si dà esattamente il giusto spazio e il giusto tempo allo sviluppo si sentimenti e situazioni, e questo lo rende verosimile.

Non so se sto bene. Non ci si dovrebbe ritrovare tanto vicini ad un altro essere umano. Permettergli di scivolare dentro di te.

Josh ha perso tutti quelli che amava: gli sembra una barzelletta amara, ma il lutto lo ha accompagnato per tutta la vita. Si è stufato di sentirsi compatito e si rintana nel suo mondo, fatto di un garage adibito a falegnameria. Nastya prova una sofferenza enorme, ci vengono lanciati indizi ovunque per capire cosa le sia capitato davvero, ma non ne abbiamo mai un quadro completo. Lei non vuole dirlo neanche a Josh, vuole tenersi tutto l’orrore per sè e ci aspettiamo, verso la fine, di aver comunque capito che ci troviamo di fronte a una violenza subita: ma no, niente ci prepara allo shock di quel racconto così crudo, così realistico, così tragico. E ad un tratto la giustifichi, la capisci, Nastya ha una forza immensa, non recita, non si finge una vittima. Lei è stata una vittima, e ha provato a reagire in tutti i modi possibili.

Anche quando il legame con Josh, nato dal silenzio, finalmente comincia a metter radici lei resta incollata a un’ombra nera impossibile da combattere. E la Millay lo sa, che non basta confidarsi con qualcuno, non basta neanche correre, urlare, cambiare scuola, smettere di parlare, se è per questo. L’amore non basta da solo per guarire.

Perchè quando il dolore, quello vero, non quello adibito a scusa per crearci su una storia d’amore, quando il dolore materiale di chi ha perso una parte di sè esce fuori, allora si fa soltanto un passo verso la guarigione, ma un passo che dovrebbe essere il primo di cento. Anche Josh lo sa, e noi ci sentiamo proprio come lui quando la verità gli si butta in faccia, anche lui come il lettore aveva in mano tutte le tessere di un puzzle e l’impotenza lo lascia frastornato.

La loro storia è delicata, intensa, è la storia di due anime fuori dal coro, estremamente sole, che riescono a entrare in sintonia proprio perchè riconoscono le loro simili disfunzioni. Quell’aver in comune l’essere stati costretti a crescere in fretta e vivere in corpi da adolescenti. I due hanno sintonia che nasce così spontaneamente che non si può fare a men di sentirla. Poi c’è l’incontro vittima carnefice: inverosimile ma funzionale al racconto. Catartico.

La storia tenta di andare oltre il suo genere, riuscendoci solo in parte.

«Cos’è lei per te?» mi sussurra.  La voce smorzata di Drew (…) «Una famiglia.» dice. E ha ragione.

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