Un libro senza pretese che non si sforza neanche di fingere di averne qualcuna.

SINOSSI: “Settembre 1981. Rianne de Zoete, una giovane ereditiera sudafricana, viene mandata a studiare contro la sua volontà in un esclusivo college inglese e pensa che la sua vita lontano da casa sia finita prima ancora di cominciare. Cresciuta secondo le regole della società bianca privilegiata e razzista, Rianne è molto diversa dalle tre compagne con cui è costretta a dividere la stanza, e i suoi atteggiamenti arroganti non tardano a gettare lo scompiglio nella vita della scuola. A dispetto di queste premesse le quattro ragazze troveranno un’intesa e ben presto diventeranno inseparabili. Ma quando Rianne scopre che il ragazzo più corteggiato del college è il figlio del più noto prigioniero politico sudafricano, nemico della sua famiglia, iniziano i guai.”

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Ma perchè un libro leggero deve necessariamente essere brutto? Per l’incapacità di chi lo scrive.

Il periodo descritto in cui le ragazze protagoniste sono al college dura ben poco e l’autrice non è brava a descrivere la maturazione del rapporto tra di loro. Rianne de Zoete è una stronzetta bianca viziata super egocentrica e ci si chiede come abbiano potuto le altre non accoltellarla nel sonno dopo le prime due notti in stanza insieme. Quando poi ci si trova si fronte a un salto temporale, la Lokko segue ogni personaggio, anche quelli minori, in spezzoni di vita. Pensieri, carriere, amori e via dicendo, simpatica per essere una lettura senza impegno. Ad alcuni personaggi ci si affeziona, ad altri meno, il punto è che è naturale si si ha la costanza di mandar giù ben 615 pagine. Se si riesce a superare la prima metà il gioco è fatto. In 615 pagine devi necessariamente, almeno un po’, affezionarti a qualcuno.

In quanto romanzo da leggere a caso, non possiamo dare un giudizio troppo severo, perchè lo si sa quando lo si acquista. Ma credo che nessuno ami perdere il proprio tempo in letture inutili, e qui molte ma molte parti del tutto inutili, aggiuntive. Non c’è mai una profondità nello spiegare la psicologia dei personaggi; ogni storia d’amore, e ce n sono tante, inizia nello stesso identico modo; le scene di sesso, per quanto brevi, diventano ripetitive e noiose, tutte descritte nello stesso modo.

Oltretutto c’è molto di inverosimile. L’inverosimile sta nella facilità di trovare lavoro e fare immediato successo nella carriera (e questo vale per tutti), nel viaggiare di continuo, spostamenti tra New York, Londra, Sudafrica. Infine i fatti storici sembrano elenchi di fatti.

Ci sono certo anche un paio di elementi positivi. La crescita del personaggio di Rianne, per esempio. Anche se è detestabile ha un’evoluzione, quanto meno, per quanto sempre superficiale. Il traino della storia è senza dubbio la sua relazione con Riitho, che si sviluppa negli anni, un amore impossibile ma forte. Il personaggio principe è proprio Riitho, è lui che ha intelligenza e forza, che conosce i fatti (a differenza di Rianne che pare disinteressarsene), che incarna la voglia di riscatto di tutti i neri sudafricani. Lui e anche Gabby, sono loro il fascino di Il mondo ai miei piedi.

In ordine: Rianne, la protagonista che senza Riitho non avrebbe avuto alcun senso. Gabby: l’unica che cresce per davvero, genitle, insicura, si chiude in un relazione che la umilia e ne esce a testa alta. Nathalie: ha una pessima madre, e pessime relazioni. Scialba, per lo più. Charmaine: la scapestrata che prende una strada brutta, bruttissima. Intorno a loro si muovono personaggi, avanza la Storia, cambia il mondo. Ma la pretesa dell’autrice di farci appassionare ad anni e anni di storia, così delicati, così tragici, è troppo alta.

Di una cosa si è certi: è un libro di cui ci si dimentica davvero facilmente.