donna con velo

I fondamenti dell’Islam

L’Islam: una religione, un’etica, una prassi politica di Alessandro Bausani è uno dei libri in circolazione più consigliati per avere una completa introduzione a un mondo nuovo, spesso frainteso, ricco di stereotipi occidentali, quello dell’Islam. Un testo molto chiaro che però da solo non basta e, anzi, richiede innumerevoli approfondimenti.

Il modello trattato nello specifico è quello sunnita, in quanto diffuso al 80% rispetto al modello sciita. Bausani non esita nel fare subito chiarezza sulle fonti, per comprendere quella che è l’emblematica Shariʿah, legge religiosa o diritto musulmano, che viene applicata poi dal Fiqh, la giurisprudenza islamica.

Le fonti principali della teologia islamica sono:

  • Il Corano, il testo sacro dettato dall’arcangelo Gabriele al profeta Maometto (570 – 632)
  • La Sunna, che comprende i vari Hadit (tradizioni) che seguono il principio della Imitatio Muhammadis (l’imitazione della vita di Maometto), di importanza principalmente giuridica ma anche teologica
  • L’Igma, il consenso dei giurisperiti, ossia i rappresentanti della comunità musulmana

Secondo al-Gazzali, il più importante filosofo e teologo dell’Islam, un musulmano ortodosso è tenuto a credere necessariamente ad alcune verità accettabili, poichè non in conflitto con la ragione, e sono qui brevemente riassunte:

  • La resurrezione della carne, che si attuerà pienamente il giorno del Giudizio
  • Il tormento della tomba, in cui i morti affrontano l’interrogatorio da parte di due angeli, Munkar e Nakir
  • La Bilancia, su cui saranno pesate le azioni degli uomini in vita
  • Il Ponte che, più sottile di un capello, si erge sull’inferno: i malvagi che lo attraverseranno cadranno di sotto

Quasi tutti i trattati di teologia ortodossa finiscono, poi, con il discutere il problema dell’imamato: l‘imam è colui il quale è a capo della comunità islamica (i sunniti lo chiamano califfo, ossia vicario del Profeta). Le sue qualità devono essere la competenza, la virtù, la scienza, e non deve avere difetti fisici (tant’è che spesso si soleva accecare fratelli e cugini per renderli “non adatti” al ruolo); la sua nomina avviene per designazione del precedente imam o del Profeta, purché sia un abile governante.

La legge islamica

Non sorprende scoprire che le fonti della teologia sono le stesse della legge, quindi il Corano, la sunna e l’igma. Vi si aggiunge il qyias, un ragionamento analogico che permette di prendere decisioni in base al presente – fu il caso della Coca Cola, che fu approvata in quanto bevanda non inebriante, e fu quindi ammessa. Non si segue la scelta personale del giurista che si trova sul caso, ma ci si basa su un’analogia coi numerosi casi del passato.

É bene ricordare che, a differenza del Vangelo cristiano, nella Sariah sono contenuti non solo precetti religiosi e vere e proprie leggi, ma anche consigli e tradizioni sul cibo, sulle buone maniere, sul matrimonio.

Esistono quattro scuole giuridiche, e gli islamici ortodossi ammettono il passaggio dall’una all’altra. In passato la legge islamica era considerata molto flessibile ed elastica, mentre adesso, a seguito della chiusura nel X secolo dell’ ightihad, ossia lo studio personale interpretativo della legge, è divenuto più difficile adattare la legge ai cambiamenti della società. In casi molto complicati, infatti, si chiede aiuto a un mufti, ossia un giurisperito addetto a tale compito, ossia rendere applicabile leggi antiche a situazioni attuali.

Quali sono i più importanti precetti di legge islamica? Maometto in persona avrebbe detto che sono 5 i fondamenti dell’islam.

  1. La sahada: è l’ammissione di credo in Dio e in Maometto . É un vero e proprio atto legale che consiste nel pronunciare la frase: “Professo che non c’è altro Dio che Allah e che Maometto è l’inviato di Dio.” (Vi ricorda qualcosa?)
  2. La salat: pilastro nella vita dei fedeli, è la preghiera da fare cinque volte al giorno rivolti verso la Mecca (qibla, che in Moschea è rappresentata dal Mihrab). Si tratta di un vero e proprio rito già a partire dall’abluzione per continuare con una serie di gesti ripetuti e versetti del Corano. La preghiera viene scandita dal richiamo del muezzin che, tramite gli altoparlanti delle moschee, invita i fedeli a riunirsi. La preghiera più importante è quella del venerdì, in cui ci si riunisce in moschea, donne e uomini separati e tutti adeguatamente coperti.
  3. L’elemosina: non si intende con elemosina la semplice e caritatevole donazione di denaro ai più poveri (sadaqa), ma la zakat (che significa purificazione) è una tassa regolata dalla legge (su alcuni beni quali la frutta, l’oro, ecc, purchè se ne possieda una quantità minima) che prevede un contributo da parte dei cittadini destinato ai più poveri, agli schiavi, ai cittadini ragguardevoli e alla guerra santa.
  4. Il pellegrinaggio: almeno uno nella vita alla Mecca, è la regola. Questa grande moschea ha all’interno la Kaba, un edificio cubico situato al centro del cortile ed è completamente vuota. Troviamo poi la Pietra Nera, un meteorite soprannominato “la mano di Dio”, e la fonte di Zamzam. I pellegrini devono fare sette giri rapidi della Kaba nel senso contrario alle lancette dell’orologio, per poi baciare la Pietra Nera. Dopo ci si sposta a Minà, dove si eseguono alcune cerimonie: lanciare sette pietre, sacrificare bestiame e rasarsi la testa.
  5. Il digiuno: implica astenersi non solo da cibi e bevande, ma anche dal contatto sessuale, e questo dall’alba al tramonto. Sono esclusi vecchi malfermi e donne col ciclo o incinta (che dovranno poi recuperare!)

Gli sciiti

Da cosa si differenziano gli sciiti dai sunniti? Si potrebbe credere che la ragione di tale diramazione della religione islamica sia molto profonda, ma l’episodio scatenante risale a secoli fa e fu la discussione in merito all’erede di Maometto. Gli sciiti in particolare sostenevano la figura di Alì, cugino e genero del profeta, in quanto consanguineo, mentre i sunniti sostenevano Abu Bakr.

Questo ha portato le due correnti a credere sì nella legge del profeta e a rispettare i cinque pilastri islamici, ma a seguire differenze festività, celebrazioni, ma anche a una diversa struttura religiosa. Gli sciiti credono inoltre nei Cinque Puri, e nella non elettività dell’imam; inoltre, sposano un’idea interpretativa del Corano (tawil).

Inoltre alcuni sciiti, ossia gli imamiti (detti anche impropriamente duodecimani) sostengono la figura dell’imam occulto, vivo e vegeto ma in un certo senso immortale e vagabondo che apparirà alla fine dei tempi. Sono molte le sette minori da annoverare, le cui differenze si moltiplicano, però sono considerati veramente eretici solo coloro che negano la parola di Maometto.

moschea, turchia
Moschea in Turchia, Istanbul

La mistica

Per mistica ci riferiamo al sufismo, che ha trovato i suoi maggiori esponenti ne sunnismo più che nello sciismo.

Il punto di partenza dell’etica sufi è pur sempre quello dell’etica islamica generale, cioè il senso di totale schiavitù e sudditanza dell’uomo verso Dio, dal quale, paradossalmente, se realizzata con profondità, nasce una rivelazione di una suprema libertà del mistico.

A questo primo aspetto si aggiunge non solo l’approfondimento in senso etico dei precetti di legge, ma anche una liturgia emozionale. Uno degli atti liturgici più importanti è il dikr, ossia la menzione di Dio o di uno dei suoi attributi, e ogni scuola (tariqa) sufi ha un differente dikr. Il Maestro (che si identifica con il Santo) conduce il novizio attraverso un percorso per raggiungere l’haqiqa, l’assoluto: dopo l’iniziazione e il giuramento, si apprende il dikr, uno “spaciela nome di Dio”. Sono 99, il centesimo è ignoto perchè è il massimo nome del Dio. Nelle scuole sufi sono comuni molte altre pratiche come digiuni extra, clausura, silenzio, o anche ordini di dervisci.

Usi e costumi

Sono molti gli spetti della religione intimamente connessi con la società, in particolare i momenti cruciali della vita dell’uomo.

Per la nascita di un bambino, si sacrificano due animali per il maschio e uno per la femmina, al settimo giorno dopo la nascita, quando si sceglie anche il nome. Appena nato il pargolo, il padre gli sussurra all’orecchio destro le parole di invito alla preghiera, e pi le ripete all’orecchio sinistro. Tutti i musulmani, inoltre, si sottopongono alla circoncisione.

Il matrimonio non è un sacramento, e ricordiamo che l’islam fissa a quattro il numero di mogli possibili, e un numero illimitato di concubine. Il marito versa alla moglie una dote e il divorzio è malvisto ma permesso, casi estremi a parte.

Bausani riassume inoltre perfettamente la posizione della donna nella cultura islamica con una citazione del Corano: “Le donne agiscano coi mariti come i mariti agiscono con loro, con gentilezza. Tuttavia gli uomini sono un gradino più in alto.” L’unico commento che mi sento di aggiungere è che il trattamento delle donne nella religione islamica, in moltissimi casi, ha prevaricato le scritture per sfociare in sottomissione pura: basti pensare alla storia del velo che è stata una scelta completamente arbitraria.

E la schiavitù? Esiste, per quanto il trattamento riservato agli schiavi non sia disumano. Si diventa schiavi se si è non musulmani, e si perde una guerra, oppure se si nasce figli di un altro schiavo. Lo schiavo viene mantenuto in tutto e per tutto dal padrone, che deve per legge curarlo in caso di malattia, e ha diritto a un periodo di riposo dopo il lavoro. I figli nati tra padrone e concubina sono liberi, inoltre lo stesso schiavo può possedere altri schiavi.

La religione impone molti altri divieti:

  • indossare seta
  • il gioco d’azzardo e il prestito di denaro
  • la riproduzione di immagini di esseri viventi
  • ascoltare il canto di donne nubili
  • le bevande alcoliche
Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.
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