Ogni giorno, ogni ora di Natasa Dragnic

Una storia d’amore che ha la pretesa di risultare tormentata ma che non ha basi e perde (o non trovai mai) senso.

SINOSSI: “Primi anni sessanta a Makarska, piccola cittadina di mare in Croazia. Luka, cinque anni, vede arrivare la nuova compagna di scuola. I capelli neri, lunghi e ondulati. Una borsa a righe bianche e blu. Il sorriso aperto. Non riesce a staccarle gli occhi di dosso. Intanto Dora varca speranzosa la soglia della classe e si guarda attorno. Un bimbo grande la osserva: è il suo principe, ne è sicura. Da quel momento Dora e Luka diventano inseparabili. Non esistono altri bambini, amici, passatempi. Solo una distesa infinita di giorni trascorsi insieme sul loro scoglio a osservare le nuvole, a parlare e sognare. Finché, un settembre, la famiglia di Dora si trasferisce in Francia e l’idillio si spezza. Sedici anni dopo, il destino regala a Dora e Luka un’altra chance: inaspettatamente si incontrano a Parigi. Sono cresciuti, ma nulla è cambiato e il loro amore ora diventa adulto, carnale, assoluto. Eppure qualcosa spinge Luka a fuggire… Dalla Croazia alla Francia, dal porto di Makarska ai teatri di Parigi, con una scrittura ipnotica e potente Natasa Dragnic´ racconta la storia d’amore fuori dal tempo di due anime indissolubilmente legate. Una passione fatta di baci che sanno di acqua salata. Di respiri, luci, colori. Di addii e ricongiungimenti. Una storia unica eppure universale, semplice e travolgente come le parole con cui è narrata.”

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Di storie d’amore ce ne sono tante, in tutte le forme e in tutte le solfe, ma si sa che per scriverne una almeno due cose debbano essere basilari. Ad esempio, non ci si può innamorare all’età di due anni e poi conservare questo folle amore fino all’età adulta (a distanza, solo nei ricordi). È seriamente improbabile che ci si innamori di qualcuno in età prescolare tanto da non riuscire ad amare nessuno per tutta l’adolescenza fino all’età matura. Quindi primo elemento: mancanza di verosimiglianza.

Se anche tralasciassimo questo punto che ritengo piuttosto importante, i due protagonisti, Dora e Luka, si rivedono e si amano senza alcuna motivazione, perchè non si conoscono. E non arriveranno a conoscersi mai, per giunta. Vorrei chiedere all’autrice come crede di poter parlare delle storia tra due innamorati senza mai approfondire la psicologia dei personaggi.

Lo stile di scrittura all’inizio rendeva anche la lettura più scorrevole, poichè la Dragnic utilizza frasi brevi e punteggiatura serrata. Ma diventa talmente ripetitiva nel descrivere un sentimento senza fondamenta da risultare petulante.

Non per fare spoiler, ma anche lo sviluppo degli eventi è assolutamente nonsense. Luka dovrebbe essere un uomo, invece è un codardo e un vile, fa scelte assolutamente prive di senso e passa il tempo a lagnarsi. Dora che potrebbe sembrare leggermente più dinamica non scuote questo essere così noioso e sempre in balìa degli eventi, lo ama soltanto e se lo va a riprendere ogni tanto. Klara, la donna che “incastra” Luka, è descritta come il demonio: credo che nessuno al mondo voglia vivere un’intera vita senza amore, arrivando a costringere qualcuno a sposarla per poi addirittura violentarlo! Inverosimile, ancora una volta. Perfino la volontà di Dora di avere un figlio mi sembra patetica e fuori luogo, non fa altro che alimentare quella che dovrebbe essere una storia tormentata per motivi non validi.

Ci si complica la vita forzatamente, i personaggi sono schiavi dell’intreccio forzato dell’autrice che doveva porre ostacoli per creare una storia impossibile. Peccato che così l’ha rovinata.

Il romanzo non migliora nel finale che forse vuole alludere a una storia eternamente passionale ma con tempi sbagliati, che in realtà conferma l’assurdità delle situazioni descritte. Messe lì per creare disagi a poveri esseri incapaci di essere felici, e poi deresponsabilizzati delle loro scelte.

Ma perchè?

 

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.
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