Il gioco del mondo di Julio Cortazar

Complicato, tortuoso, magnifico, accattivante, frammentario, sconnesso, da leggere ancora e ancora. Un’eco a propulsione.

SINOSSI: “In una Parigi popolata da affittacamere xenofobe, intellettuali male in arnese, pianiste patetiche, scrittori distratti, facili vittime di incidenti stradali, l’eterno studente argentino Horacio Oliveira si muove attraverso la città e l’esistenza come attraverso le caselle del «gioco del mondo». Un percorso dalla terra al cielo, da Parigi a una Buenos Aires grottesca alla ricerca del Centro, della vera vita e soprattutto di Lucía, «la Maga», inconsapevole depositaria di ogni mistero e pienezza, l’unica che non dimentica che, in fondo, «per arrivare al Cielo servono solo un sassolino e la punta di una scarpa».”

E ciò che chiamavamo amarci forse fu che io ero in piedi davanti a te, con un fiore giallo in mano, e tu che reggevi due candele verdi e il tempo soffiava contro i nostri volti una pioggia di rinunce e addii e biglietti di metrò.

Come dice Cortazar, Rayuela (Il gioco del mondo) non è un romanzo ma un laboratorio mentale. Ed è proprio così. Non una facile lettura, impiega parecchio tempo, è piuttosto ostica ma con delle parti talmente meravigliose da spezzare il fiato. Il protagonista, Oliveira, ci fa muovere attraverso un viaggio personalissimo, che è di tutti e di nessuno, attraverso Parigi che diventa una città più viva che mai. Il rapporto tra Oliveira e la Maga è descritto in modo sublime, anche le parti più tristi, perfino la separazione. Il Club del Serpente, fatto da artisti e intellettuali, dà voce attraverso ai personaggi a interessanti dialoghi, di un fascino e una cultura unici. Farne retorica sarebbe davvero inutile, bisogna davvero leggerlo per capire, passi poetici e a dir poco sublimi. Non ne scrivo, non posso, sarebbe inutile; ma questo è uno di quei libri che arricchisce.  Entrare nel gioco del mondo, non poterne più uscire.

Intuisce che in un angolo di Parigi , in un certo giorno o in un incontro o in una morte c’è una chiave; la cerca come un pazzo. In realtà non ha coscienza del fatto che cerca quella chiave, nè che la chiave esiste. […] Cerca la luce nera, la chiave, e comincia a rendersi conto che certe cose non si trovano nelle biblioteche. In realtà è stata lei a insegnarglielo, e se lui se ne va è perchè non glielo perdonerà mai. 

Ma che cos’è in fondo questa storia di trovare un regno millenario, un eden, un altro mondo? […] Si può uccidere tutto meno la nostalgia per il regno, la portiamo nel colore degli occhi, in ogni amore, in tutto ciò che profondamente tormenta e libera e inganna.

Tocco la tua bocca, con un dito tocco l’orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto, e che per un caso che non cerco di capire coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.
Mi guardi, mi guardi da vicino, ogni volta più vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi ingrandiscono, si avvicinano fra loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano, respirando confusi, le bocche si incontrano e lottano tiepidamente, mordendosi con le labbra, appoggiando appena la lingua sui denti, giocando entro i loro recinti dove un’aria pesante va e viene con un profumo vecchio e un silenzio. Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli, carezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vivi, di fragranza oscura. E se ci mordiamo il dolore è dolce, se ci soffochiamo in un breve e terribile assorbire simultaneo del respiro, questa istantanea morte è bella. E c’è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura, e io ti sento tremare stretta a me come una luna nell’acqua.

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