Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes

Libro molto più conosciuto in Francia che in Italia, è suddiviso per diverse figure: ogni capitolo è un aspetto dell’essere innamorato, e sempre da parte del soggetto nei confronti di un oggetto che non reagisce, e spesso è lì indifferente, ignaro dei tormenti dell’altro.

Oggi si parla tanto d’amore, tanto ma anche male. L’amore è sulla bocca di tutti, e completamente assente negli ambienti intellettuali. Parli d’amore, ma sei serio?, così non si viene presi sul serio nel parlarne. Questo è ciò che diceva Roland Barthes che ha creato un vero e proprio lessico dell’innamorato.

È interessante quanto sia impossibile non immedesimarsi in quasi tutte le figure da lui descritte: non di facilissima comprensione alla prima lettura, ma una lettura molto stimolante. L’attesa, l’abbraccio, la dipendenza, l’assenza, il ti amo, sono solo alcune delle situazioni in cui ognuno di noi si è ritrovato. Ma ci sono linee guida e concetti  molto interessanti per cui varrebbe davvero la pena di approfondirlo.

Prima di tutto la figura Unione. Il soggetto innamorato ricerca la fusione completa e totale con l’amato, pur consapevole dell’impossibilità di raggiungerla. Ma ciò non toglie che egli continua a cercarla, seguendo quello che Barthes definisce Sogno, o anche Illusione. La sua illusione è pensare che questa fusione possa effettivamente accadere, così come nell’androgino, un essere solo. Abbiamo la convinzione che l’altro abbia tutto ciò che ci manca e di cui abbiamo bisogno, che possa cioè effettivamente completarci. “Se tutto non è in due, a che serve lottare?”

Spesso questo porta ad amare l’immagine dell’altro più che la persona stessa, e sempre ci creiamo un’immagine anche irreale dell’altro. Nella costante paura che l’altro non ci ami come noi lo amiamo, non facciamo altro che voler fondere il nostro Io con il Tu dell’oggetto. Vorremo essere uno in due, annullare la dualità per essere tutt’uno. Fonderci. “Io voglio essere l’altro, voglio che lui sia me, come se noi fossimo uniti, rinchiusi nel medesimo sacco di pelle.” Che sia fisicamente impossibile (vedi la figura dell’abbraccio) lo si sa, ma l’innamorato vuole creare un corpo unico, accentrato, un uno con l’altro. Il desiderio vuole tutto, pretende tutto, l’innamorato sente l’esigenza di possedere l’altro in tutti i suoi aspetti.

Cosa accade quando l’altro è assente, quando sparisce, quando non vive i nostri stessi turbamenti? Il nulla. “Non sono più io senza di te”, accade che la nostra stessa identità sembra smarrita. “Presenza imperfetta, morte imperfetta; nè oblio nè resurrezione; semplicemente, l’estenuante illusione della memoria.”

L’amore di Barthes è analizzato nella sua forma di dipendenza, e dunque è espresso in tutta la sofferenza di chi non può fare a meno di qualcosa e vacilla tra l’umiliazione, il piacere e il dolore. Colui che aspetta è sempre l’innamorato, mai l’amato; è colui che resta a continuare a dialogare infinitamente con l’assente; è il soggetto che si tormenta nell’attesa di continue risposte.

“Io mi sono talmente trasfuso nell’altro che, quando esso mi viene a mancare, non riesco più a riprendermi, a ricuperarmi: sono perduto per sempre.”

Ciò che egli ama è per lui un’assoluta verità, anche se questo lo fa sentire pazzo, escluso, e tenta di controllarsi senza riuscirci, isolato. Ciò che di singolare affronta Barthes, dopo tutte le figure in ordine sparso – perché non c’è mai un ordine logico per le storie d’amore – è il tema del Voler prendere: la Sobria Ebrietas. Ciò che bisogna fare è scegliere: un amore totale e assoluto significherebbe null’altro che la morte per suicidio, mentre la moderazione è in grado di concedere al soggetto una via di uscita. Bisogna Non volere prendere, ossia frenare il proprio desiderio di assoggettare l’Altro. Nell’ebbrezza del desiderio, trovare la sobrietà per non dominare l’amato. È la scelta di un distacco doloroso ma controllato, necessario, essenziale.

Non uccidersi (per amore) vuol dire: prendere la decisione di non appropriarsi.

Il rapporto amoroso che descrive Barthes è per l’appunto un rapporto tirannico, in cui si ha difficoltà ad accettare un’alterità nella relazione e in cui l’innamorato prova una profonda solitudine nei confronti e del mondo e dell’oggetto amato.