Fato e furia di Lauren Groff

Un capolavoro? No di certo, per quanto un buon esperimento.

Fato e furia è la storia di Mathilde e Lotto, e non potrebbe dirsi altrimenti. Lauren Groff, edita da Bompiani, segue le vicende di due personaggi che si incontrano, si innamorano e si sposano. E noi seguiamo loro lungo il corso del tempo, verso la vecchiaia e la morte, i litigi e le difficoltà, i non detti e la quotidianità. Mathilde e Lotto sono una coppia perfetta, che convola a nozze dopo sole due settimane, invidiata da tutti; belli, troppo belli, innamorati. Circondati da amici, giovani, ardenti di passione. Un amore idealistico che fa porre da subito domande: deve esserci qualcosa di sinistro, perchè tutto è troppo aureo.

Man mano che le pagine scorrono entriamo nell’intimità dei due, anche grazie alla scrittura della Groff, già apprezzata per Arcadia. E piano l’utopia di perfezione mostra le sue macchie, senza mai intaccare però la solidità del matrimonio.

Non erano più soli. Era prostrata dalla gratitudine. Lui l’aiutò a tirarsi su e si chinarono a raccogliere i vestiti, l’oceano applaudì da sopra le dune. Per tutto il finesettimana lei cantò di gioia.

Una storia sovversiva che non sembra sovversiva, ha detto Lauren Groff parlando del suo romanzo. In 457 pagine, ciò che può dirsi innovativo è il cambio del punto di vista. Se per la prima metà tutto è dal punto di vista del sognatore Lotto, la seconda parte ci ripropone la stessa identica storia – senza annoiare – dal punto di vista della dura Mathilde. E da qui la storia vola, e si rivelano i segreti, si riprendono quei punti in sospeso, che per noi erano di insospettabile verità (erano andati così e basta), e invece vengono stravolti, ne comprendiamo un pezzo in più per averne un quadro più completo. Per cui ecco che Fato e furia assume nuova linfa. Riviviamo ogni vicenda con occhi diversi. Senza dubbio è questo l’aspetto interessante del romanzo, che altrimenti potrebbe dirsi una storia scorrevole ma non particolarmente intensa.

Battezzarlo il miglior libro dell’anno 2015 (come ha fatto Obama) è decisamente eccessivo, soprattutto vista la scarsa credibilità che poi c’è dietro questo romanzo. Un po’ una favola (l’orfana abbandonata, l’attore ricco disederedato) senza colpi di scena sconvolgenti, che però, grazie al gioco narrativo della Groff, sorprende nelle piccole cose.

Fato e furia è una calata nella vita quotidiana e un po’ surreale di un amore che costruisce le sue basi col tempo.

La sua solitudine era enorme, tanto da assumere le sembianze del corridoio del piano di sopra, scuro e fiancheggiato da porte chiuse. Una volta, addirittura, mentre nuotava nel fiume, una sanguisuga le si attaccò all’interno della coscia […] da indurla a pensare come al suo amico invisibile. E quando la sanguisuga cadde nella doccia e lei senza volerlo la pestò, scoppiò a piangere.

La storia più misteriosa (e inverosimile) è quella di Mathilde, sola e abbandonata, così calcolatrice eppure così devota al marito. La padrona degli eventi, colei che muove le marionette in scena senza farsi mai scoprire.

Il messaggio sotteso tra le pagine della Groff è che non conosciamo mai pienamente l’altro, pur amandolo; che ci sono segreti che teniamo per forza di cose, per proteggerci; che agiamo di nascosto nelle relazioni anche e soprattutto per salavaguardarle, per aiutare l’altro dalle quinte; che siamo disposti a un costante sacrificio silente, per amore.