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Anim-

a, animare, animalesco, animato, animista. Anime, animi.

Esercizio di scrittura banale per spunti di riflessione narrativa.

“Anima morta, animarsi contro la noia, animalesco bisogno, una conversazione animata, l’animista speranzoso. Anime e animi mortali.”

Il buon esercizio che sto tentando di fare è rubare la radice di una parola, o quello che le assomiglia (ANIM-) e ricavarne delle parole. Poi aggiungerci un’immagine, un aggettivo, un contesto. E proseguire.

“Racchiudo l’essenza di un’anima morta, la covo dentro, lotto per animarmi nel cuore della noia. Quando la noia è sinonimo di niente, il bisogno animalesco è di distruggerla. Dipingo con gli occhi una conversazione lungamente animata con Lei, Io, animista speranzoso in cerca di velleitarie ragioni, e poi fluisco in un’onda di anime e animi mortali.”

Perché sfocio sempre nel poetico drammatico, me lo chiedo da quando avevo più o meno otto anni, ma non è questo il punto. Da qui, si creano immagini di una più o meno rilevante forza. Ne scelgo una.

Una lunga conversazione con la Noia e altre storie

Questa immagine potrebbe essere l’inizio di un racconto anche parecchio viaggiato, che c’entra poco con le parole scelte inizialmente ma che non sarebbe nato senza esse. La noia è qualcosa di silenzioso che si avvinghia per immobilizzare il personaggio X nell’inazione. Sordo e muto e statico. Lo strumento per combatterla è parlarci, produrre suono, il rumore della parola. L’evento che scatena l’inizio del racconto è il momento in cui la Noia inizia a rispondere anche lei, dà le sue ragioni: è a tutti gli effetti un Personaggio anch’essa. Le conversazioni tra i due si animano anche in situazioni molto reali, tanto che la sottile linea tra chi esiste e chi è immaginato viene del tutto cancellata. La Noia inizia a uscire con gli amici di X, a seguirlo al lavoro, a commentare le sue prestazioni sessuali. La Noia è una voce di X, o è X stesso, la cosa certa è che dove mette bocca lì tutto appassisce.

Altra possibilità, con meno parole. Riproviamo da Anim- a, animare, animalesco, animato, animista. Anime, animi.

“Una serie di eventi animaleschi”. (Sbam, la fantasia vola). Immagino un personaggio ordinario e cordardo affrontare un numero di accadimenti che lo lanciano in un continuo confronto tra cosa è umano e cosa non lo è, riflettendo sui limiti possibili che l’uomo civile si è imposto.

O ancora: “Le anime sudice”. Detto che non sono convinta dell’esistenza dell’anima, l’idea che qualcuno possa indossare un’anima sudicia mi dà una sensazione di repulsione pari a quella di attrazione. Ogni racconto prevede una terza persona che infoca un aspetto della vita di una persona differente che, svolgendo attività quotidiane e comunque molto umane, si rivela nascondere e neanche troppo un aspetto riprovevole dell’essere umano. Qualcosa di un po’ più sinistro dello scaccolarsi, per intenderci. Interessante potrebbe essere lavorare su come trasformare una situazione di apparente normalità in una scena raccapricciante ma familiare al lettore.

Pongo fine a questo mio esercizio pazzoide a causa dei 40 gradi che rischiano di fondermi il cervello, la prossima volta mi metto in frigo per elaborare idee migliori.

Sono Marianna, scrivo cose, a caso?, per caso. Sono una (s)content creator, ho paura delle balene, ho sempre nostalgia di Parigi e mi diverto immaginando nomi da dare a un cane che ancora non ho. Ogni tanto soffro di logorrea, non ho tempo di scrivere ma mi narro storie nella testa. Vivo con personaggi che non esistono, ma non sono pazza, non troppo, giuro.

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